L’AQUILA – “Dopo una lunga riflessione si è deciso di non portare più il vitellino a Papa Francesco, anche se gli animali domestici, la mucca e l’asinello fanno parte della rappresentanza della nascita di Gesù. Volevamo portare solo la mucca perché di asini ce ne sono a sufficienza!”.
Così, in una nota, Dino Rossi, l’allevatore di Ofena dell’Associazione per la cultura rurale (Acr) che nei giorni scorsi aveva annunciato una protesta simbolica in occasione della visita del Papa all’Aquila per la Perdonanza celestiniana.
“La nostra – spiega – voleva essere più una provocazione alla politica locale e specialmente dei possibili papabili alle prossime elezioni. Tutti in fila per salire sul carro dei vincitori, ma nessuno si è occupato mai dei problemi del nostro territorio, si celano tutti dietro ai leader nazionali, ma in realtà la macchina politica che andrà a governare sarà zoppa, il nostro Abruzzo come buona parte delle altre regioni non verranno rappresentate”.
“Intanto seguitiamo a pagare le bollette, il gasolio agricolo costa quasi come alla pompa, seguitano a nascere le oasi e riserve naturali nonostante abbiamo raddoppiato la percentuale consentito dalla Legge nazionale. Alla vigilia del voto, queste riserve, parchi, che andranno a nascere oltre a quelli esistenti, in questi giorni potrebbero ricevere soldi a pioggia”.
“Comunque rimandiamo la manifestazione, ma i problemi rimangono e saranno sempre più pesanti e le persone sempre più difficili da gestire. Un pensiero va agli allevatori di bufale campane, putroppo a causa delle decisioni del nostro speriamo ex ministro Speranza, si sta facendo una mattanza senza precedenti, sono arrivati ad abbattere quasi 20 mila bufale, quando potevano fare un risanamento attraverso un vaccino già testato a differenza di quello usato per noi contro il covid-19”.
“Tanto per la cronaca in Italia hanno chiuso i battenti 500 mila aziende agricole senza contare gli allevamenti bufalini e molte industrie chiuse, ma la politica pensa a fornire le armi in Ucraina per permettere di far arrivare le navi piene di grano per produrre la pasta 100% italiana. Di questo passo, tra poco le aziende che rimarranno in piedi si potranno contare sulle punte delle dita”, conclude.






