L’AQUILA – In campagna elettorale da 15 giorni e con la voce più roca del solito, Anna Paola Concia non perde la “rabbia” politica che le serve, le servirà ancora, per arrivare alle elezioni del 24 e 25 febbraio. “Storiche”, le definisce la Concia. Dopo cinque anni “faticosissimi”.
La candidata nata ad Avezzano (L’Aquila), numero 3 per il Senato nella lista del Partito democratico, si sente pronta e decisa a fare il possibile per “normalizzare l’Italia”. Come? Senza l’instabilità “causata dal premier Mario Monti” e un candidato come Berlusconi “che ‘eccelle’, se così si può dire, soltanto quando c’è da fare campagna elettorale”.
“Siamo di fronte a un grande attacco nei confronti del Pd e contro la coalizione di centrosinistra, la più accreditata a governare l’Italia. Monti sta creando instabilità e lo sta facendo di proposito”, spiega ad AbruzzoWeb.
Ormai personaggio famoso a livello nazionale soprattutto per il riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali, sebbene imposta nel collegio abruzzese nell’ambito della “quota Bersani”, la Concia non è proprio una catapultata in Abruzzo, dove è nata e vissuta: ha passato 12 anni della sua vita all’Aquila “a studiare all’Isef, insegnare tennis, muovere i primi passi nella politica con il Pci, consumare il centro storico una volta affollatissimo e poi tornare da adulta, dopo essere andata via, per sposarmi”.
Prima di cambiare vita dopo la morte di sua madre, nel 1992. Prima di ricominciare tutto da Roma e di trovare il successo in politica anche grazie all’impegno per i diritti Lgbt, lei che ce l’ha fatta a imporsi nella società sposando una donna.
Concia, lo scontro politico si sta ‘radicalizzando’, è chiaro.
Per isolare Berlusconi, dicono, ma la realtà è che con questo andazzo si fa solo un favore all’ex premier. E Monti ormai è una scheggia impazzita.
Cosa vi aspettavate da lui?
Il Paese quando Monti si è insediato era in condizioni disastrose. Gli italiani non devono mai dimenticare perché si è arrivati a lui. Ci fossero state le elezioni avremmo vinto facilmente ma in quel momento era fondamentale salvare il Paese dal disastro e il nostro senso di responsabilità ha giustamente prevalso.
Il governo Berlusconi non era in crisi.
Ci aveva messo in mezzo a un mare di guai. Dal novembre del 2011 le cose vanno un po’ meglio, ma adesso c’è bisogno di un cambio di passo. Le grandi riforme di cui ha bisogno l’Italia non possono essere fatte da coalizioni troppo diverse fra loro.
Anche il ‘fiscal compact’ è una grande riforma: 50 miliardi di tagli all’anno per parecchi anni.
Io non ho proprio partecipato al voto sul fiscal compact. Ho guardato il dibattito che c’è stato in Germania, mi sembra una norma molto dura da sostenere. Non mi ha convinto, quindi non ho votato.
Lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena continua a tenere banco sui giornali.
L’ex sindaco di Siena, che conosco personalmente, voleva cambiare il rapporto tra banca e amministrazione. Lo hanno fatto cadere. Noi del Pd abbiamo votato per la commissione d’inchiesta, la magistratura deve verificare tutto. Il quadro va guardato nella sua totalità, purtroppo molte amministrazioni locali hanno legami con le fondazioni bancarie. Il problema Mps riguarda il management della banca, non i partiti.
Tornando a Monti, come ha giudicato il suo pensiero, di dissenso, sui matrimoni gay? Lei, sposata con una donna e da anni impegnata nelle battagli per i diritti degli omosessuali, che ne pensa?
Questi temi riguardano la carne viva delle persone, la vita quotidiana e materiale di migliaia di cittadini italiane. Monti, che si vanta di essere europeista, ha assunto posizioni che nessun leader europeo si sognerebbe mai di assumere. Basta pensare all’apertura del leader conservatore Cameron sui matrimoni gay o alla Merkel. Forse Monti nelle sue scelte è stato influenzato dalla ingerenza di alcuni settori delle gerarchie cattoliche che sono ampiamente rappresentati nelle sue liste.
In Francia, però, centinaia di migliaia di persone manifestano contro la legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Giusto manifestare il dissenso, sempre. Il presidente francese Francois Hollande ha preso atto della situazione con grande rispetto di tutte le opinioni, ma non si è fatto dettare la linea da nessuno. Ha dato seguito agli impegni che aveva preso davanti i cittadini durante la campagna elettorale. Esattamente quello che ci si aspetta da un leader politico. Detto questo i sondaggi degli ultimi giorni ci dicono che il 63 per cento dei francesi è a favore del matrimonio per tutti.
La sua L’Aquila non se la passa benissimo. Il terremoto del 2009 ha prodotto danni ad ogni livello, non ultimo quello politico.
Sui mali dell’Aquila ci sono responsabilità precise del governatore della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e di Berlusconi, che da premier ha preso voti sfruttando una tragedia immane. Non credo che gli aquilani abbiano dimenticato l’uso mediatico che di quella tragedia è stato fatto. Noi del Pd abbiamo fatto una scelta molto precisa candidando l’assessore comunale alle Politiche sociali Stefania Pezzopane come capolista per far capire che ci sono personaggi diversi in grado di occuparsi della ricostruzione post-sisma. Altri presentano gente come Razzi, noi la Pezzopane. La diversità si vede e si sente.
Cosa le manca della città in cui ha vissuto per tanto tempo?
Il centro storico. Vivevo lì, era pieno di vita, era il cuore pulsante dell’Aquila sul piano economico e sociale. Io l’ho vissuto nelle viscere, all’Aquila ho vissuto tanto tempo, dodici anni. Venivo da Avezzano, dove c’è ancora la mia famiglia. Da marsicana, da aquilana d’adozione e da abruzzese, sono orgogliosa delle mie origini. Ecco perché non voglio che la questione aquilana cada nel dimenticatoio. Non avremmo scelto Stefania se l’avessimo considerata senza futuro.
Quanto sta pesando l’Unione Europea nelle scelte dei governi nazionali?
Non possiamo più pensare che i nostri problemi, cioè lavoro e crescita, possano essere risolti soltanto su un piano nazionale: serve una strategia condivisa fra tutti i paesi membri della Ue. Questo vuol dire però che l’Europa deve cambiare in meglio. Dobbiamo costruire l’Europa politica dei cittadini. Devono cambiare le politiche economiche europee che devono essere più orientate alla crescita.
Persino in Germania, che con l’Europa dell’Unione troneggia su tutti, si comincia a mettere in discussione questo sistema.
Non è vero. Mia moglie vive e lavora a Francoforte, e mi assicura che tutto quello che leggiamo in Italia sull’insofferenza nei confronti dell’Unione Europea non corrisponde al vero. I tedeschi sanno benissimo che se un Paese come il nostro va in crisi ci rimettono anche loro.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel non sembra curarsi di quanto lei afferma.
Io mi auguro che i socialdemocratici facciano bene alle prossime elezioni. Non credo che la Merkel continuerà a governare da sola. C’è bisogno di crescita, l’Europa ha bisogno di tornare a investire di più nello sviluppo e meno nelle politiche di rigore.
Monti le adora.
Noi del Pd lo avevamo avvisato, gli dicevamo di evitare di applicare soltanto l’austerity.
Quindi lei vede bene una sinistra europea che riesca a cambiare le cose. Però c’è bisogno di unirsi. Il Pd sembra ancora molto distante dalla sinistra più a sinistra.
Non mi pare che Nichi Vendola sia estrema sinistra. Governa, da rieletto, la Puglia, una regione importantissima del Sud Europa. E c’è chi ancora lo agita come uno spauracchio per fare male a noi di sinistra che intendiamo governare. Vendola incarna la sinistra europea, sicuramente vuole governare questo Paese nella dimensione europea. Lo spauracchio della sinistra viene agitato solo in Italia, purtroppo. In Germania non hanno paura dei socialdemocratici, esiste solo un’alternanza tra conservatori e progressisti. Io vorrei che anche il nostro paese si normalizzasse. Cominciando, magari, dalla rinascita dell’Aquila, che deve liberarsi definitivamente di chi l’ha sfruttata, dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso in poi.
Lo stesso Bertolaso per il quale è stata chiesta l’archiviazione nell’indagine-bis del processo alla commissione Grandi rischi. Il candidato premier di Fermare il declino, Oscar Giannino, ha definito “pessima” la sentenza di condanna emessa dal tribunale dell’Aquila. “Una sentenza contro la scienza”, ha detto.
Io non me la prendo con la scienza, ma con l’uso che se ne fa. Ho sentito tutte le intercettazioni di Bertolaso con Letta. Sono stati usati metodi propagandistici prima e dopo il terremoto. L’uso che viene fatto della scienza è da condannare, non certo la scienza. Roberto Santilli





