SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tornato ormai da anni nella sua “calda” San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), Ottavio Palladini ha tanti ricordi legati all’Abruzzo in cui ha vissuto parte della sua carriera da giocatore.
Oggi mister dei rossoblù in lotta per i play-off nel girone F di serie D, l’ex centrocampista incontra AbruzzoWeb nel suggestivo impianto del “Riviera delle Palme”, da molti considerato fra gli stadi più belli d’Italia.
Diretto e cortese il giovane trainer, ancora provato dalla scomparsa del calciatore del Livorno Piermario Morosini, accomuna la mentalità calcistica di San Benedetto del Tronto a quella di Pescara e Giulianova.
Ex giuliese e pescarese, l’allenatore classe ’71 sottolinea quanto sia maggiore la responsabilità alla guida della squadra della propria città natale, che ha il calcio nel dna.
Da Giovanni Galeone, che l’ha fatto esordire nella massima serie, a Zdenek Zeman passando per il suo ex compagno Federico Giampaolo fino ad arrivare alla promessa Giordano Napolano, Palladini si racconta sottolineando di avere ancora tanta strada fare come mister, non escludendo un eventuale ritorno a Pescara.
Al momento però tutte le sue forze sono concentrate sulla Samb per entusiasmare una tifoseria che ha fame di calcio e di Lega Pro.
Ottavio Palladini è un nome nei cuori dei tifosi pescaresi. Ha esordito nella massima serie con il club biancazzurro divenendo con gli anni una vera e propria bandiera. Che ricordo ha del Pescara?
Ho passato a Pescara dieci anni e mi sono trovato benissimo. Ricordo ancora l’esordio in Roma-Pescara finita 0-1. Ho trascorso prima sei anni in biancazzurro, poi sono stato venduto al Vicenza e dopo due anni sono tornato a Pescara. Grazie a Galeone, soprannominato “il profeta”, ho esordito in serie A e da lui ho tratto molti insegnamenti avendo l’opportunità di confrontarmi anche con giocatori importanti quali Dunga, Massimiliano Allegri, Salvatore Antonio Nobile, Ubaldo Righetti, Stefano Borgonovo. Ogni tanto torno nella città adriatica a trovare qualche amico.
Oggi al comando dei biancazzurri c’è il “maestro” Zdenek Zeman. Siamo nel pieno della “primavera zemaniana”: crede che il Pescara sia sottotono fisicamente?
Zdenek Zeman gioca sempre all’attacco facendo divertire i tifosi. Credo siano normali dei momenti no, il calcio è caratterizzato da alti e bassi. Per me la “primavera zemaniana” è un luogo comune. Credo che il Pescara possa giocarsi fino alla fine la promozione in serie A.
Le piacerebbe sedere sulla panchina biancazzurra?
Allenare in serie B sarebbe una bella soddisfazione. Ora però penso soltanto alla Samb, una squadra che merita palcoscenici diversi. Qui il calcio è seguito tantissimo: quest’anno abbiamo una media di 4, 5, 6 mila spettatori. Sicuramente devo ancora lavorare molto come mister.
Solitamente l’adagio recita “nessuno è eroe in patria” Palladini lo è a San Benedetto del Tronto?
Mi trovo molto bene, ma certamente nella propria città le responsabilità aumentano, si provano delle sensazioni diverse. In giro le persone ti fermano, ti chiamano e ti esortano a fare il massimo. Nella stagione 2009-2010 inizialmente ero giocatore, poi sono subentrato in panchina dopo l’esonero di Pasquale Minuti e abbiamo vinto il campionato di Eccellenza marchigiana. La stagione dopo c’è stato qualche malumore. In estate ho sentito chiacchiere su altre persone che avrebbero dovuto allenare la Samb, poi dopo qualche partita mi sono dimesso per alcuni dissapori con il presidente Sergio Spina, successivamente sono stato richiamato. Oggi mi trovo bene.
Soffermiamoci sul girone F di serie D. La Samb è in piena corsa per i play-off. Secondo lei il Teramo è ormai imprendibile?
Se guardiamo gli scontri diretti siamo favoriti rispetto a Civitanovese, Ancona e lo stesso Teramo. Credo però che i Diavoli abbiamo vinto il campionato. La squadra è forte e hanno speso molti più soldi rispetto a noi. La politica della Sambenedettese è stata diversa, quest’anno abbiamo scommesso su qualche giocatore che militava in Eccellenza e in serie D.
Tra tutti i ragazzi che allena c’è un giocatore che crede arriverà lontano?
La mia è una squadra giovane, caratterizzata anche da qualche giocatore esperto. Ho molti atleti promettenti con trascorsi in categorie superiori. Credo molto in Giordano Napolano (centrocampista classe ’88, ndr), ex Renato Curi Angolana, un calciatore di quantità e qualità.
Se guarda al suo recente passato da calciatore qual è un avversario che aveva tutte le caratteristiche per fare carriere, ma non l’ha fatta?
Più che un giocatore avversario parlerei di un mio compagno di squadra, Federico Giampaolo (ex attaccante). Per me aveva tutte le doti fisiche e tecniche per far bene.
Il momento più duro e quello più bello da calciatore…
Sicuramente quelli più difficili hanno riguardato i due gravi infortuni al ginocchio, poi c’è stata la retrocessione della Sambenedettese a Lecco (stagione 2008/2009, ndr) dal campionato di Prima Divisione. Poi la società fallì ed è ripartita dall’Eccellenza. I momenti più belli li ho passati a Pescara e in tutte le società con cui ho giocato.
Nella stagione 2002-2003 segnò al “Fattori” contro L’Aquila, se lo ricorda?
Certo, il Pescara ha vinto il derby 1-4. Oltre a me andarono in gol gli ex rossoblù Andrea Cecchini e Stefano Bellé, Giampaolo, mentre per L’Aquila trasformò un rigore Daniele Russo, successivamente andato a Pescara.
Per tre stagioni ha militato nel Giulianova. La società giallorossa è alle prese con problemi economici e ultimamente c’è stata anche la tegola dell’inagibilità del “Fadini”. Segue le vicende del club giuliese?
Sì. Eccetto una breve parentesi iniziale sono stato benissimo. Credo che Pescara, San Benedetto e Giulianova in qualche modo si rispecchino come mentalità calcistica. Giulianova è una piazza calda. Mi è dispiaciuto per l’esonero inaspettato del mio ex compagno Tiziano De Patre, perché stava facendo un ottimo campionato, soprattutto nella parte iniziale della stagione, poi qualcosa è cambiato. Ho anche seguito la vicenda dello stadio e con le nuove regole occorre ristrutturarlo per essere a norma. Il “Fadini” è stretto, caldo e piccolino e a volte questa caratteristica ha fatto la differenza. Il Giulianova avrebbe dovuto giocare allo stadio “Adriatico” con il Fondi però c’è stata l’inattesa morte di Piermario Morosini.
Concludiamo con Morosini: la sua scomparsa ha sconvolto il calcio italiano e non è di certo il primo caso.
Mi è dispiaciuto moltissimo e ho ritenuto giusto lo stop dei campionati perché giocare sarebbe stato assurdo. I ragazzi non avrebbero avuto la testa alla partita, ma altrove. Personalmente ho vissuto una situazione del genere quando giocavo a Giulianova con Gianluca Cherubini, colpito da un aneurisma cerebrale durante la partita, portato subito al vicino ospedale di Teramo dove è stato curato da medici davvero bravi. Per fortuna è riuscito a guarire!



