PESCARA – Una donna incinta, risultata positiva allo Streptococco e al Covid, è costretta a fare il travaglio in isolamento, senza il supporto di un’ostetrica. Poi, al momento del parto, forse proprio a causa dei problemi dovuti al fatto di essere rimasta sola, viene sottoposta a cesareo. Alla fine, la donna potrà vedere la figlia solo sette o otto giorni dopo averla messa al mondo.
A raccontare la storia – riporta l’Ansa – avvenuta a fine maggio nel reparto di Ginecologia dell’ospedale di Pescara, è un parente stretto della donna, che in una lettera inviata alla stampa parla di “negligenza”, di comportamenti “inaccettabili” e di “falle surreali”.
L’uomo sottolinea che, una volta risultata positiva al Covid, alla donna è stato cambiato “immediatamente reparto” per fare “il travaglio in isolamento.
“Premesso che durante il travaglio non poteva-doveva rimanere sola, e che la stessa aveva chiesto più di una volta un’ostetrica – scrive il parente – rimane alquanto discutibile l’abbandono di una partoriente che in quella circostanza vedeva, ogni tanto, un’infermiera che la rassicurava verbalmente. Non avendo un’assistenza continuativa da parte di un’ostetrica, è stata anche dimenticata la somministrazione degli antibiotici contro lo streptococco”. Inoltre, scrive ancora l’uomo, “in sala parto, dopo le normali spinte per aiutare il nascituro, la partoriente si è resa conto che erano andati entrambi in tachicardia”.
Nella lettera ai giornali si legge ancora che, “probabilmente la superficialità del caso abbia fatto sì che il nascituro venisse a contatto con lo streptococco” e che poi è stato ritenuto “opportuno ricorrere al parto cesareo, che, comunque forse si poteva evitare se le cose fossero andate diversamente”.
“Non si può lasciare una giovane donna da sola senza nessun tipo di aiuto, in una stanza isolata dal contesto umano, solo perché le è stata riscontrata una patologia virale. Se, successivamente, non avesse avuto un aiuto fisico di un’altra ricoverata, questa giovane donna poteva rischiare ben altro dopo il parto. A volte si fa fatica a entrare nel meccanismo sanitario, laddove nella visione oggettiva ci si imbatte con queste falle surreali”, conclude il parente della donna.




