L’AQUILA – Altri tagli di reparti fondamentali in vista all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila nel giorno della nomina del nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale numero 1, a partire dalla Radioterapia oncologia, un’eccellenza della struttura.
A denunciarlo, in una lettera aperta al sindaco nonché medico nonché presidente della conferenza dei sindaci, Massimo Cialente, sono il primario, Ernesto Di Cesare, i medici del reparto Pierluigi Bonfili, Pietro Franzese, Giovanni Luca Gravina, Mario Di Staso e il tutto il personale.
“Veniamo a conoscenza che ci sarebbe un contro-piano, quello vero, che a sorpresa non prevede più la Radioterapia oncologica all’Aquila, che rappresenta invece una realtà consolidata e apprezzata” dicono, superando la prima ipotesi già sviscerata nei giorni scorsi da AbruzzoWeb, nella quale il reparto era salvo, pur in un contesto di tagli di 45 unità in tutto Abruzzo.
Il “Risiko” dei reparti è in continua evoluzione nella complicata applicazione del cosiddetto decreto Lorenzin, che taglia unità e spese nell’ottica di trasformare la sanità da servizio ad azienda.
In Abruzzo a occuparsi di delineare la nuova mappa è l’Agenzia sanitaria regionale (Asr) guidata dall’ex senatore e dirigente della Asl di Pescara Alfonso Mascitelli, che in vertici carbonari con i manager di tre asl e il direttore sanitario di quella aquilana ha proposto una prima ipotesi, ovviamente ben lungi dall’essere quella definitiva.
Mascitelli ha risposto a un’intervista con considerazioni generali ma non si è esposto su alcuni dubbi ben precisi sul nuovo scacchiere delle unità.
“Come noto svolgiamo attività nei vari campi della patologia neoplastica con alcune unicità nel territorio regionale – aggiungono i medici di Radioterapia oncologica – Questo ha determinato un flusso di pazienti che va oltre i confini della nostra provincia. Di fatto la nostra attività è una risorsa per la Regione perché in grado di colmare tecnologie assenti nelle altre Asl”.
“Perché annullare proprio l’unità operativa con caratteristiche di unicità in regione? – si chiedono i medici in rivolta – E i pazienti oncologici aquilani dove andrebbero in futuro? La Marsica, Avezzano dove si riferirebbero? Forse in altri centri regionali oppure nella più vicina sanità romana? Ma allora creeremo mobilità passiva extraregionale? No caro sindaco, non può essere vero”.
Ma non è il solo colpo di falce in arrivo. Secondo quanto appreso, la scure colpirà anche l’Otorinolaringoiatria: nel capoluogo di regione resterà una unità semplice, un reparto, quindi, senza posti letto, al contrario degli altri tre capoluoghi di provincia.
Sempre da quanto appreso da fonti interne all’ospedale, infine, il reparto di Chirurgia maxillofacciale, un inedito per L’Aquila, verrebbe creato ad hoc per piazzare in futuro professionisti a caccia di una poltrona di prestigio.
Nei giorni scorsi è stato il primario di Pneumologia, altro reparto a rischio, Alfeo Fiore Donati, a rompere il silenzio denunciando i gravi disservizi che andrebbe a creare la chiusura della sua unità.
Caro Sindaco, come sai la Radioterapia Aquilana rappresenta una realtà consolidata nel nostro territorio e, per quanto percepisco, decisamente apprezzata.
Come noto svolgiamo attività nei vari campi della patologia neoplastica con alcune unicità nel territorio regionale: la radiochirurgia stereotassica con micromultileaf, la brachiterapia, la radioterapia intra operatoria. Questo ha determinato un flusso di pazienti che va oltre i confini della nostra provincia.
È infatti presente una mobilità attiva anche in considerazione della presenza di strumentazioni uniche in regione. Di fatto la nostra attività è una risorsa per la Regione perché in grado di colmare tecnologie assenti nelle altre Asl.
Questo è un risultato che abbiamo ottenuto anche grazie a donazioni che nel post-terremoto ci hanno permesso di ripartire meglio di prima.
Ancora siamo grati per questo alla Protezione civile, all’associazione don Gnocchi e a tanti contributi volontari che addirittura ci sono arrivati dal Canada. Spese oculate che hanno permesso di ridurre la mobilità extraregionale della nostra e delle altre Asl.
Probabilmente proprio in considerazione di questo il piano di riordino, recentemente pubblicato sui media, prevedeva l’unità di Radioterapia oncologica all’Aquila oltre che a Chieti. Apparentemente tutto bene e secondo logica.
Tuttavia solo da qualche giorno sono venuto a conoscenza che ci sarebbe un contro-piano (quello vero) che a sorpresa non prevede più la Radioterapia oncologica all’Aquila.
Non ci voglio credere! Quale sarebbe la logica? Perché annullare proprio l’unità operativa con caratteristiche di unicità in regione? Renderebbe necessario comprare altrove le attrezzature che noi già abbiamo? No, non è possibile.
E i pazienti oncologici aquilani dove andrebbero in futuro. Infatti eliminata l’unità complessa aquilana non avremmo più i fondi necessari per il rinnovamento tecnologico e fra qualche anno saremo obsoleti!
Ma il problema non è solo L’Aquila perché la nostra attività riguarda le necessità di tutta la Asl. E allora la Marsica, Avezzano dove si riferirebbe? Forse in altri centri regionali oppure nella più vicina sanità romana? Ma allora creeremo mobilità passiva extraregionale?
No, caro sindaco, non può essere vero. E poi il nostro ospedale non doveva avere una vocazione oncologica? Mi auguro che il piano sanitario in via definizione sia per i cittadini, per i malati e non contro di essi. Caro Massimo, anche come medico ti chiediamo di vigilare nell’interesse dei malati.
Ernesto Di Cesare
Pierluigi Bonfili
Pietro Franzese
Giovanni Luca Gravina
Mario Di Staso
(più tutto il personale)



