L’AQUILA – C’è maretta all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, a causa dell’assegnazione di spazi al reparto di Urologia destinati inizialmente a quello di Ginecologia.

Si registrano critiche alla programmazione degli ambienti del ristrutturato Delta chirurgico, inaugurato a fine dello scorso anno dopo i lavori necessari per sanare i danni del sisma del 6 aprile del 2009.

In particolare, a far discutere animantamente è lo spogliatoio per le infermiere di Ginecologia, reparto diretto da Gaspare Carta: con il nuovo assetto, infatti, il personale paramedico si è ritrovato ad usufruire di uno spazio “assolutamente non idoneo alle reali esigenze del personale”, come denunciato da alcuni addetti sanitari che vogliono mantenere l’anonimato.

Inoltre, stando a quanto appreso da AbruzzoWeb, non sarebbero state proposte soluzioni valide per sbrogliare la vicenda.

Una grana, comunicata ai sindacati, che si aggiunge alle tante che già affliggono l’ospedale aquilano, tornato con prepotenza nella cronaca cittadina anche per via delle recenti proteste su Facebook contro il rischio di chiusura e trasferimento di alcuni reparti a Chieti e Pescara in base alle scelte dettate dal decreto Lorenzin.

Proteste che hanno portato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, a rassicurare tutti parlando di “bufala” e anche di “cazzata”.

Il tutto mentre c’è preoccupazione per i 90 esuberi tra gli infermieri denunciati dal sindacato Cisl, che ha reso nota una informazione ufficiale comunicata nel corso di un incontro con il nuovo dg della Asl 1 di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Rinaldo Tordera.

A preoccupare, tra l’altro, possibili ulteriori tagli ancora tra il personale non sanitario, nell’ambito di un piano di riorganizzazione che sarebbe al vaglio dello stesso Tordera che appena arrivato si trova a dover gestite partite importanti per il futuro della sanità provinciale, alle prese con riforme epocali anche in riferimento alla imminente uscita dell’Abruzzo dal commissariamento della Sanità a cui è stata sottoposta dal governo per otto anni a causa del deficit.