L’AQUILA – È arrivata a 4 mila firme la mobilitazione per scongiurare la chiusura del reparto di Medicina ospedaliera dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, vicino alla fine dopo 88 anni di lavoro, essendo nato nel 1925.
AbruzzoWeb lo apprende da fonti vicine agli insorti per questa decisione della direzione generale, capeggiati dalla dottoressa Laura Natali, erede dei due storici primari Giulio, suo nonno, il fondatore, e Gianfranco, suo padre.
Al posto dell’unità complessa di Medicina sorgerà un’unità semplice dipartimentale specialistica di Immunologia. Motivo della decisione, secondo quanto dichiarato dal direttore generale della Asl, Giancarlo Silveri, non è tanto il risparmio economico, che sarà esiguo, quanto la necessità di rimodulare i reparti in base ai posti letto. Ecco perché resterà in vita solo il reparto ‘gemello’ di Medicina universitaria.
In un’intervista a questo giornale che ha fatto tremare i corridoi della struttura sanitaria aquilana, la dottoressa Natali ha contestato il taglio confermando che non serve a contenere i costi, che la riorganizzazione degli assetti non comporterà giovamenti perché la nuova Immunologia “tratterà malattie che anche noi curiamo e in ambulatorio o day hospital”.
Inoltre, la dottoressa ha insinuato che la nascita del nuovo reparto “serva a qualcuno”, visto che “il manager può nominare a suo piacimento il direttore della unità semplice”. Contestato anche un nuovo reparto specialistico, quello di Predimissioni, “inutile tanto che non ce ne sono altri in Italia”.
Proprio Silveri, chiamato da AbruzzoWeb a rispondere ai numerosi e velenosi strali, non si è fatto pregare per rispondere per le rime e ha sbottato che “la storia gloriosa del reparto non si discute, ma la sanità moderna è cambiata e si va verso unità con posti letto indifferenziati e specialisti consulenti”.
Sulla Natali ha detto che “capisco la protesta e penso sia in buona fede, mentre lei mi giudica malignamente. Se andrà via, come ha minacciato, cercheremo di sostituirla al meglio, non posso trattenere nessuno”.
Quando le firme erano un migliaio, Silveri ha snobbato l’iniziativa spiegando che “la popolazione andava informata meglio e comunque la sanità non si fa con i referendum”. Ora che la quota è quadruplicata, chissà che non abbia qualche remora.
Chi continua a tacere è la politica a tutti i livelli, apparentemente disinteressata a questa vicenda, nonostante ci siano molti medici della Asl nelle diverse amministrazioni: il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, l’assessore provinciale Guido Liris e il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, quest’ultimo accusato di doppiogiochismo dalla Natali.



