L’AQUILA – Condannato a 20 anni, dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, Fabio Di Lello, dopo i 30 anni inflitti in primo grado dalla Corte d’Assise di Lanciano (Chieti) per l’uccisione a colpi di pistola di Italo d’Elisa, 21 anni, che investì con la sua auto, il primo luglio 2016, la moglie di Di Lello, Roberta Smargiassi, che era alla guida di uno scooter, a Vasto.
La donna si schiantò contro un semaforo, cadde sull’asfalto e morì poco dopo in ospedale.
I giudici della Corte, questa mattina, si erano ritirati in Camera di Consiglio per il giudizio.
Nel corso dell’udienza, dopo la puntualizzazione di alcuni aspetti tecnici, si è passati all’interpretazione della perizia psichiatrica ripercorrendo lo stato dei fatti di Di Dello a seguito dell’incidente mortale della moglie avvenuto a Vasto (Chieti), all’incrocio tra corso Mazzini e viale Giulio Cesare.
Il presidente Antonio Catelli ha dato la parola per le repliche alle parti con la richiesta da parte del procuratore generale Pietro Mennini e delle parti civili, per il tramite degli avvocati Gianrico Ranaldi e Pompeo Del Re, della conferma delle ragioni della condanna di primo grado per l’omicidio di Vasto, per le quali il procuratore capo della Repubblica di Vasto Giampiero Di Florio, aveva chiesto l’ergastolo, oltre a non concedere alcuna attenuante a Di Lello stante l’efferatezza del delitto.
I difensori di Di Lello, Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni, hanno rinnovato la richiesta di eliminare la premeditazione e di concedere le attenuanti generiche evidenziando la grave depressione diagnostica del loro assistito durante il periodo detentivo.





