TERAMO – Non c’è stato stupro. E’ quanto emerso dall’autopsia sul corpo di Carmela Rea, 29 anni, detta “Melania”, la donna di Ascoli Piceno scomparsa alcuni giorni fa da Colle San Marco mentre era in gita con il marito e la figlioletta di 18 mesi e il cui corpo senza vita è stato ritrovato nei boschi alle Casermette di Civitella del Tronto (Teramo). Al termine dell’esame autoptico è stata esclusa la violenza sessuale mentre la morta sarebbe avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 aprile.
Il corpo è stato portato nella notte all’obitorio dell’ospedale di Teramo
L’autopsia, a cui hanno partecipato anche alcuni ufficiali dei Ris che in precedenza avevano computo rilievi nel boschetto in cui è stato ritrovato il cadavere, dovrà chiarire molti misteri che ancora avvolgono questo barbaro omicidio.
La presenza dei Ris, probabilmente, è dovuta all’intento di acquisire ulteriori riscontri, dopo il sopralluogo a Ripa di Civitella del Tronto.
Per il momento le indagini vengono svolte dagli inquirenti teramani, in attesa che si riesca a chiarire se Carmela sia stata uccisa nel luogo in cui è stato trovato il corpo oppure altrove e poi trasportata in Abruzzo.
In quest’ultimo caso la competenza territoriale diventerà della Procura di Ascoli Piceno.
Intanto il sostituto procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, Umberto Monti, ha detto che non c’è nessun indagato e si procede con l’ipotesi di omicidio.
ESCLUSA LA VIOLENZA SESSUALE
TERAMO – Trentacinque coltellate su tutte il corpo, soprattutto sul tronco e sul collo sono state riscontrate durante l’autopsia su Carmela Rea.
Non c’é stata violenza sessuale.
Una delle ferite è profonda, alla gola; altre sono arrivate in profondità a ledere organi interni.
Lo si è appreso dall’anatomopatologo Adriano Tagliabracci a conclusione dell’autopsia. “I colpi – ha spiegato – fanno propendere per un delitto d’impeto, passionale e non premeditato o legato alla criminalità organizzata”.
L’AUTOPSIA: MELANIA MORTA NELLA NOTTE TRA IL 18 E IL 19
TERAMO – Carmela ‘Melania’ Rea, scomparsa nel pomeriggio del 18 aprile, è stata uccisa nella notte tra il 18 e il 19: l’anatomopatologo circoscrive la morte al periodo di tempo tra le ore 24 del 18 aprile e le 3 del 19.
In precedenza, prima dell’autopsia, alcune fonti investigative avevano riferito che la donna era stata uccisa martedì sera, quindi una ventina di ore dopo quelle individuate dall’esame autoptico. E’ stato confermato che l’omicidio è avvenuto in un luogo diverso da quello in cui nel primo pomeriggio di ieri è stato ritrovato il cadavere.
I Ris compiranno gli esami tossicologici sia sul liquido contenuto nella siringa sia su eventuali tracce organiche trovate sul cadavere.
Carmela non sarebbe stata legata – non sono stati trovati segni che possano provare il contrario – e questo induce a credere che possa essere stata narcotizzata e poi uccisa.
Le indagini vengono condotte in collaborazione tra le Procure della Repubblica di Teramo e Ascoli Piceno, dato che ancora non é possibile stabilire la competenza territoriale: sinora è della magistratura abruzzese, ma se si appurasse che il delitto é stato commesso nell’Ascolano, allora la competenza sarebbe della Procura marchigiana.
MELANIA UCCISA IL GIORNO DOPO LA SCOMPARSA
TERAMO – Carmela Rea sarebbe stata uccisa martedì sera, il giorno dopo la sua scomparsa.
E il cadavere sarebbe stato portato nel luogo del ritrovamento ieri mattina.
È quanto trapela da indiscrezioni mentre è ancora in corso l’autopsia all’obitorio dell’ospedale di Teramo.
La donna avrebbe perso molto sangue e il fatto che nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo) non siano state trovate tracce abbondanti di sangue, avvalorerebbe, secondo gli investigatori, l’ipotesi che il delitto sia avvenuto altrove.
Da qualche minuto è arrivato all’obitorio dell’ospedale di Teramo anche il sostituto procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, Umberto Monti, il quale non ha rilasciato dichiarazioni limitandosi a dire di essere venuto per motivi d’ufficio.
Intanto il marito di Carmela, Salvatore Parolisi, suo fratello Rocco, il cognato Michele Rea, e il cugino della vittima, Enzo Secondufo, sono stati fatti uscire da una porta secondaria, per evitare loro i numerosi giornalisti che da oggi pomeriggio stazionano davanti all’obitorio.
La famiglia non ha nominato un perito di parte.
Per tutto il pomeriggio i carabinieri hanno compiuto rilievi nell’area in cui ieri, intorno alle 14, un uomo, ancora sconosciuto, ha scoperto il cadavere.
IL FRATELLO: ”L’HO CHIAMATA PIU’ VOLTE AL CELLULARE”
TERAMO – Carmela Rea conosceva bene il posto dove è scomparsa, sul Colle San Marco, alla periferia di Ascoli Piceno.
C’era stata con il marito altre volte e anche con amiche che hanno bimbi piccoli come lei.
Lo ha detto il fratello Michele ai microfoni del programma tv La vita in diretta.
Il fratello ha anche rivelato di aver più volte provato a chiamare la donna al telefono cellulare e di aver avuto l’impressione, almeno durante l’ultimo tentativo, dopo il numero è risultato non raggiungibile, che qualcuno interrompesse la comunicazione.
Ma è anche possibile, ha ipotizzato, che la batteria fosse scarica.
Il telefonino, peraltro, sarebbe trovato accanto al corpo della donna, che aveva le braccia aperte.
Ricostruendo gli ultimi momenti in cui Carmela è stata vista viva, Michele ha raccontato che suo cognato voleva accompagnare la sorella in bagno, ma la loro bambina, che stava giocando su un’altalena, non voleva scendere e si è messa a piangere.
Così la giovane mamma si è allontanata da sola, mentre il marito le chiedeva di portare, al suo ritorno, due caffè.
Presenti, oltre al magistrato, anche alcuni carabinieri provenienti dalla città marchigiana.
MARITO E FRATELLO IN OBITORIO PER IL RICONOSCIMENTO
TERAMO – Salvatore Parolisi ha dovuto fare il riconoscimento ufficiale, assieme al cognato, Michele Rea, prima che iniziasse l’autopsia sul corpo della moglie, Carmela ‘Melania’ Rea, nell’obitorio dell’ospedale civile di Teramo.
“Vogliamo capire, siamo sgomenti, non ci riusciamo a far capaci di una tragedia così grande”, ripete Michele parlando a nome dei familiari e ribadendo che, “in famiglia andava tutto bene e c’era armonia”.
Il cognato è molto provato e non se la sente ancora di affrontare i giornalisti.
Salvatore ha portato con sé una scatoletta con su scritto “I love you”, contenente alcuni oggetti cari alla coppia.
Prima dell’autopsia lui e il cognato, in una stanza vicina all’obitorio, hanno parlato con il sostituto procuratore di Teramo, Greta Aloisi, che coordina le indagini.
“Il destino – ha riferito all’Ansa il cognato della vittima – è stato beffardo perché mio fratello a febbraio sarebbe dovuto andare a Sabaudia in quanto aveva concluso il suo ‘distacco’ come istruttore presso il 235° Reggimento Piceno però, a causa della mancanza di personale, gli era stato chiesto di aspettare ancora qualche mese”.
Dopo il riconoscimento ufficiale è cominciato l’esame autoptico che viene effettuato dagli anatomopatologi Canestrari, di Ascoli Piceno, e Tagliabracci, di Ancona.
Presenti, oltre al magistrato, anche alcuni carabinieri provenienti dalla città marchigiana.
L’INIZIO DELL’AUTOPSIA
A eseguire l’esame autoptico all’ospedale di Teramo è l’anatomopatologo marchigiano Adriano Tagliabracci.
Secondo nuove indiscrezioni, si conferma che la donna sarebbe stata sgozzata, ma emerge che non ci sarebbe alcun segno di svastica incisa sulla carne all’interno coscia e una sola sarebbe la siringa trovata conficcata nel corpo.
Una morte violenta che sarebbe stata commessa però in territorio ascolano mentre il corpo sarebbe stato trasportato solo successivamente a Civitella.
È su questa ipotesi su cui stanno lavorando congiuntamente le procure di Teramo e Ascoli e, con ogni probabilità, la competenza del caso potrebbe passare proprio nelle mani della magistratura marchigiana che starebbe già sentendo il marito per ricostruire gli ultimi momenti di vita della donna.
Intanto si è appreso che la telefonata al 113 che ha dato l’allarme indicando anche il luogo del ritrovamento del cadavere di Carmela Rea detta Melania è partita da una cabina telefonica a Teramo.
A parlare era un uomo con accento locale che gli inquirenti sperano di poter individuare.
L’ATTESA PER L’AUTOPSIA
L’autopsia sul corpo di Carmela Rea si svolgerà oggi pomeriggio con inizio alle 16, presso l’obitorio dell’ospedale di Teramo.
Lo ha disposto la magistratura che stamattina ha avuto un incontro di un’ora, a palazzo di giustizia, con gli investigatori.
All’incontro hanno partecipato il procuratore capo Gabriele Ferretti, il sostituto Greta Aloisi, il vice comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Sante De Pasquale, e il comandante del reparto operativo, Nazario Giuliani.
Ai giornalisti che li attendevano fuori dall’ufficio del procuratore non hanno rilasciato dichiarazioni, limitandosi a dire che “le indagini partono da zero”.
Intanto, si è appreso che la telefonata anonima giunta ieri intorno alle 16 al 113 di Teramo è stata fatta da un uomo.
Gli investigatori però non hanno voluto dare ulteriori elementi.
Inoltre, c’è scetticismo sul comunicato diffuso dal gruppo “EveryOne” circa un presunto collegamento del delitto con motivazioni neonaziste.
Tuttavia, è stato fatto notare, in questo momento si seguono tutte le piste.
La vittima ha la gola squarciata, lividi e segni di percosse sul resto del corpo, una svastica incisa sul collo e due siringhe conficcate: una al collo, l’altra al pube.
Non ci sarebbero segni di violenza sessuale.
Il cadavere è stato trovato in un’area pic nic ad alcune centinaia di metri da un bivio della strada provinciale 53. A segnalare il corpo, una telefonata anonima al 113 di Teramo fatta da una cabina telefonica pubblica del centro di Teramo, intorno alle 14.30-15.
Tutta l’area è stata delimitata dagli investigatori, impedendone l’accesso.
Le indagini sono condotte dal Comando operativo dei carabinieri di Teramo ai quali i loro colleghi ascolani, che collaborano fattivamente, hanno inviato copie della documentazione riguardante la scomparsa della giovane donna, avvenuta alle 15 di lunedì scorso.
Carmela stava facendo una scampagnata sul pianoro di Colle San Marco, vicino ad Ascoli, assieme al marito, Salvatore Perolisi, caporalmaggiore dell’esercito in servizio presso il 235° Reggimento Piceno, e alla loro bambina di 18 mesi.
Alle 15 si era allontanata dicendo che doveva andare in bagno, ma non è arrivata a un chiosco lì vicino.
Dopo una ventina di minuti, il marito, non vedendola tornare aveva dato l’allarme ed erano cominciate le ricerche.
Secondo i familiari, la vita di Carmela-Melania non aveva ombre.
Da due anni aveva raggiunto il marito, anch’egli campano, a Folignano. Sembra che il sottufficiale dovesse trasferirsi tra pochi mesi nel Lazio.
SI ATTENDE L’ARRIVO DEL RIS, SEGNALAZIONI AL VAGLIO
Sul luogo del ritrovamento del corpo di Carmela “Melania” Rea è atteso per oggi l’arrivo dei carabinieri del Ris per una serie di rilievi che si annunciano abbastanza complessi.
L’area è boscosa, vicino alla strada provinciale 53 che collega la provincia di Teramo a quella di Ascoli, e a una località chiamata Casermette e sulla quale si svolgono esercitazioni militari di tiro.
Il luogo del ritrovamento è abbastanza nascosto e poco conosciuto, anche se vi è un’area attrezzata per il picnic.
Oggi è prevista una riunione in Procura a Teramo tra il sostituto procuratore Greta Aloisi, che coordina le indagini, e gli investigatori, per fare il punto su quanto emerso in queste ore e stabilire un programma di indagini.
I carabinieri stanno vagliando ogni voce o segnalazione nella speranza di poter acquisire elementi.
Sono stati ascoltati sommariamente i parenti della vittima, arrivati ieri sera dal Napoletano: il padre Gennaro, che aveva parlato al telefono con la figlia tre ore prima della scomparsa e che l’aveva trovata “serena e felice” per la scampagnata; il fratello Gennaro, che ha effettuato il riconoscimento e che a caldo aveva commentato: “È inspiegabile, inspiegabile…”, e la madre Vittoria.
Una delle voci riguarda un’auto con alcune persone, vista il pomeriggio del 18 aprile nel punto in cui si sarebbero perse le tracce di Carmela Rea.
Un lavoro difficile anche perché, con il passare delle ore, aumentano le segnalazioni, sulle quali occorre comunque lavorare per stabilirne l’attendibilità, dato che, al momento, non sembrano esserci zone grigie nella vita della coppia o in quella della vittima.
Per di più i segni, oltre alle ferite mortali, trovati sul suo corpo nudo, non si sa se siano legati a particolari riti oppure se siano stati fatti dall’assassino o dagli assassini per depistare le indagini.
ASCOLI PICENO – Da lussureggiante ‘giardino’ degli ascolani, a neppure 10 chilometri dal centro storico, a luogo dei misteri.
È Colle San Marco, l’area dove è scomparsa Carmela, detta Melania, Rea, 29 anni, trovata cadavere nel Teramano, e dove mesi fa è stato rinvenuto, sotterrato, il corpo di un’altra donna, Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona scomparsa anche lei nel nulla un anno fa.
Melania era insieme al marito e alla figlioletta di 18 mesi sul Pianoro, una vasta area attrezzata con giochi per bambini.
Nelle vicinanze ci sono un chiosco-bar e dei bagni pubblici (non perfettamente efficienti, si lamentano i gitanti) e il bar ristorante più famoso, “Il Cacciatore”, conosciuto però dalla gente del posto come “Sega”, il soprannome dato al proprietario.
La giovane mamma, che si era allontanata dicendo al marito di dover andare in bagno, non è stata vista in nessuno di questi posti.
Il cane molecolare messo sulle sue tracce ha seguito la pista fino a un sentiero che sfocia in un piccolo corso d’acqua (dragato senza esito), ma nei pressi c’è anche il Sacrario partigiano e, non distante, una strada dove un’auto avrebbe potuto prelevare la donna e portarla fino a Colle San Giacomo (direzione scontata verso l’Abruzzo) fino a Ripe di Civitella, la zona in cui era il cadavere, nel Bosco delle Casermette, dove si esercitano le soldatesse del vicino Reggimento.
Colle San Marco è un luogo molto caro agli ascolani, meta di gite (per il 25 aprile migliaia sono le persone che vi si recano per una scampagnata, e i ragazzi addirittura vi si accampano la notte precedente), passeggiate con cani e in solitaria, attività sportive.
Anche se un campo da gioco e uno da tennis un tempo assai frequentati sono ormai fuori uso.
Vi si può tranquillamente andare a piedi dalla città, e lungo il percorso si incontrano la grotta del beato Corrado, i ruderi di San Lorenzo, l’ex fornace del travertino, il cosiddetto Dito del diavolo, uno spuntone di roccia rivolto verso Ascoli, e il bellissimo eremo di San Marco, addossato a una parete rocciosa.
Insomma, in questo spazio si sommano sacro e profano, la lotta partigiana e il sorriso dei bambini, storia e relax.
Ed è forte, sempre qui, il ricordo di Costantino Rozzi, il mitico presidente dell’Ascoli Calcio e pure lui simbolo della città.
Suo era l’Hotel Miravalle, ora trasformato in residence, dove andavano in ritiro i giocatori bianconeri, e l’Hotel Paradiso, dell’Ascoli Calcio e a sua volta trasformato in residence.
Qui si sono smarrite e poi spente le vite di due donne brutalmente assassinate.
La Goffo, una bella signora dai lunghi capelli neri come Carmela e un ampio sorriso, interrata in un altro bosco, il Bosco dell’Impero, a neppure due chilometri da dove l’altra si è separata per l’ultima volta dal marito e dalla sua bambina.
Così, ora, un luogo solare è diventato il centro dei misteri.
Mai, nel passato, c’erano stati episodi così oscuri a interromperne la spensieratezza.
Nessuna stranezza, qui, riti satanici, aggressioni o altre nefandezze.
Nessun “estraneo”, a eccezione, forse, dei pastori, accampati con le loro greggi più in alto.
Solo la tradizione, granitica, delle gite fuori porta.
Questo è il giardino degli ascolani.
I VICINI DI CASA: ”ERA TROPPO BELLA”
FOLIGNANO – Era bella “troppo bella”, “alta come un’attrice”, tanto che quando passava “tutti si voltavano”, Carmela-Melania Rea, la giovane mamma scomparsa dal Colle San Marco ad Ascoli e rinvenuta morta nel Teramano.
Così la descrive Marina Angelucci, che gestisce una cartolibreria a Folignano, il piccolo paese in provincia di Ascoli dove la donna viveva con il marito e la figlioletta in un condominio di una quindicina di famiglie in piazza Luigi Dari.
La Angelucci racconta che Melania la aiutava nelle incombenze in parrocchia, ma soprattutto le ‘passava’ ricette di piatti campani.
“Mi ripromettevo – dice – di ricambiare e insegnarle a preparare le olive all’ascolana”.
Un’altra vicina ricorda di aver visto la donna sul Colle San Marco due settimane fa, quando sembrava che fosse esplosa l’estate.
TELEFONATA ANONIMA FATTA DA UNA CABINA DEL CENTRO DI TERAMO
TERAMO – L’uomo che ieri pomeriggio ha avvertito il 113 per segnalare il corpo di Carmela ‘Melania’ Rea ha chiamato da una cabina telefonica pubblica del centro di Teramo, intorno alle 14.30-15.
Se è stato davvero lui a scoprire il cadavere ha impiegato circa mezz’ora per percorrere i 18 chilometri in auto prima di dare l’ allarme.
L’uomo, secondo quanto ha appreso l’Ansa, ha parlato con voce tranquilla, aveva un’inflessione teramana, voce da adulto. All’operatore che ha risposto ha detto: “C’è il corpo di una donna” fornendo poi i dati del luogo dove si trovava il cadavere. Poi ha subito riappeso.
La polizia è comunque riuscita a risalire all’apparecchio usato dall’anonimo e ora sta verificando se vi siano telecamere nella zona per poter eventualmente identificarlo.
Intanto contemporaneamente all’incontro presso la Procura di Teramo se ne sta svolgendo un altro presso quella di Ascoli Piceno e, secondo quanto si è appreso, ci sono stati contatti tra i due uffici, anche perché è importante stabilire quale delle due Procure abbia la competenza territoriale.
SINDACO DI ASCOLI: “LA CITTA’ E’ INORRIDITA PER L’ACCADUTO”
TERAMO – “La città è sgomenta e inorridita per quanto accaduto. Siamo al cospetto di un episodio atroce che ci sconvolge ancora di più proprio perché estraneo al nostro modo di vivere”.
Così il sindaco di Ascoli, Guido Castelli, dopo l’ omicidio di Carmela Rea, scomparsa sul Colle san Marco e ritrovata nel Teramano, e l’altro episodio inquietante che ha interessato la zona, la scoperta dei resti di Rossella Goffo sul Colle San Marco.
“Ascoli – dice Castelli – è una città meravigliosa e tranquilla e tale vuole rimanere. Non dobbiamo consentire alla paura di avere la meglio: la sicurezza è uno dei valori in cui crediamo più fermamente e,anche per questo motivo, continueremo ad investire in tutto ciò che è necessario perché la nostra qualità della vita non venga intaccata dei germi della violenza”.
IL FRATELLO: “NON SAI SAREBBE MAI ALLONTANATA DA SOLA”
ASCOLI PICENO – “Si deve sapere cos’é successo a mia sorella”. Lo ha detto questa mattina Michele, il fratello di Carmela Rea, che sta seguendo le indagini portate avanti dalle procure di Ascoli e Teramo e dai carabinieri.
“Mia sorella – ha dichiarato – non si sarebbe mai allontanata da sola”. Sulle ipotesi non si sbilancia.
“Di ipotesi ne sono state fatte, ne abbiamo fatte anche noi familiari, ma di certo non c’é nulla. So solo , ripeto, che mia sorella da sola non si sarebbe mai allontanata volontariamente. E’ una cosa stranissima quella che è accaduta e non ce la spieghiamo”.
GRUPPO EVERYONE, FORSE MATRICE IN CULTO NAZISMO
TERAMO – “Un atto di spietata barbarie che dovrebbe indirizzare le indagini delle autorità verso gli ambienti neonazisti più fanatici”.
È il commento di Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, all’uccisione di Carmela Rea.
“Il crimine – dicono – sembra avere la matrice di un orrido culto della disumanità nazista e non è un caso che il corpo della povera Carmela sia stato trovato il 20 aprile, anniversario della nascita di Adolf Hitler. Da tempo il nostro gruppo, che fa parte dell’organizzazione United, impegnata a livello internazionale contro il riaffiorare del nazifascismo nel mondo, denuncia la crescita esponenziale dei gruppi di nostalgici del periodo delle camicie brune e nere”.
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