TERAMO – Spunta su Facebook la pagina “trappola” su Melania Rea, la donna di 29 anni ritrovata ammazzata con 32 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo).

Sul popolare social network c’è un ingannevole titolo che recita “Ricordiamo Melania Rea” e molti, in buona fede, hanno cliccato sul “mi piace”, tanto che la pagina ne ha avuti, rapidamente, ben 2336.

In realtà, quando si entra nel profilo si legge “Ricorda quello che è successo a Melania Rea ed attua una valida prevenzione utilizzando dei cateteri vescicali quando sei in giro per i boschi; milioni di donne lo hanno fatto e sono sopravvissute agli attacchi di urina fulminante”.

Un sarcasmo davvero fuori luogo e che gioca, in maniera macraba, con le emozioni della gente, rimasta molto colpita dalla vicenda della giovane mamma, brutalmente assassinata.

Alcuni, accortisi della truffa, hanno scritto: “Ma che pagina è? Scherzate con i morti. Io pensavo che fosse una pagina per ricordarla, mi cancello subito”.

Altri propongono di segnalare la pagina come offensiva e di cancellarla.

L’episodio non è nuovo, c’erano già stati dei tentativi di sciacallaggio su Melania ma allora non era stato raggiunto un pubblico così ampio.

La denuncia di AbruzzoWeb viene raccolta dopo pochi minuti. Un utente di Facebook  ha postato l’articolo sulla pagina scrivendo: “Si mette male per gli admin di questa pagina. Era ora, finalmente!”. (red)

IL GIP RESPINGE LA RICHIESTA DI INCIDENTE PROBATORIO

Il Gip di Ascoli Piceno Carlo Calvaresi ha respinto la richiesta di incidente probatorio per accertare “ora, luogo, tipo di arma e modalità” dell’omicidio di Melania Rea, avanzata dai difensori di Salvatore Parolisi, indagato a piede libero per l’omicidio della moglie.

L’istanza era stata presentata dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, che invocano l’intervento di “un giudice terzo” nell’inchiesta.

Il pm Umberto Monti si era opposto, definendo la richiesta infondata e inammissibile, perché sull’omicidio sono già stati disposti e stanno per concludersi una serie di atti irripetibili, a partire dall’autopsia, dei quali Parolisi è sempre stato informato e ha diritto a partecipare.

Osservazioni analoghe sono state formulate anche dal legale dei familiari di Melania, l’avvocato Mauro Gionni, secondo il quale l’istanza dei difensori di Parolisi era un inutile doppione.

LE MOTIVAZIONI DEL GIP: ”RICHIESTA GENERICA E PER BLOCCARE”

La richiesta di incidente probatorio avanzata dai legali di Salvatore Parolisi è stata giudicata dal gip di Ascoli Piceno Carlo Calvaresi inammissibile perché “troppo generica”, ma anche perché l’incidente probatorio, vertendo su accertamenti tecnici già in corso, non può essere utilizzato per “bloccare” l’attività degli inquirenti.

Una serie di motivi che ricalcano sostanzialmente quanto affermato nell’esprimere parere negativo dal pm Umberto Monti e dal legale di parte offesa, l’avvocato Mauro Gionni che assiste la famiglia Rea.

L’istanza è stata respinta perché “generica, e perché manca indicazione della prova da assumere”.

“In buona sostanza – spiega Calvaresi in un documento di sei pagine – quello che i legali di Parolisi hanno chiesto è alternativo all’accertamento tecnico non ripetibile che è già in corso e al quale l’indagato, anche nella precedente veste di parte offesa, sta già partecipando. Le parti potranno eventualmente chiedere approfondimenti in seguito”.

È quindi un atto, secondo il magistrato, che si sta già svolgendo “in contraddittorio fra le parti”.

Infine una considerazione del gip Calvaresi: l’incidente probatorio, vertendo su accertamenti tecnici già in corso e sicuramente in fase di ultimazione, non può essere utilizzato quale mezzo per “bloccare” l’attività degli inquirenti.

A proposito dell’autopsia sul corpo di Melania Rea, la consegna della relazione finale potrebbe addirittura slittare a fine luglio.

Oggi pomeriggio, intanto, il medico legale Adriano Tagliabracci incontrerà ad Ancona i consulenti della famiglia Rea, che questa mattina, accompagnati dall’avvocato Mauro Gionni, hanno fatto visita di cortesia ai magistrati di Ascoli Piceno che indagano sull’assassinio della giovane mamma di Somma Vesuviana.

L’AVVOCATO DI SALVATORE: ”NON VOGLIAMO BLOCCARE NULLA”

“Noi non vogliamo bloccare niente ma semmai aumentare il peso specifico dell’attività di ricerca della prova davanti al giudice, ricordando che il pm è comunque una parte al pari della difesa”.

Così l’avvocato Valter Biscotti, che assiste insieme al collega Nicodemo Gentile il caporalmaggiore dell’esercito Salvatore Parolisi, indagato per l’omicidio della moglie Melania Rea, commenta quanto è trapelato delle motivazioni con cui il gip di Ascoli Piceno ha rigettato la richiesta di incidente probatorio del collegio difensivo.

Un rigetto che i legali apprendono “con serenità dalla stampa”.

“Non escludiamo comunque che ci saranno altre richieste di accertamenti – aggiunge Biscotti – volte a mostrare concretamente la volontà di Salvatore di cercare la verità”.

E l’affermazione che la richiesta dei legali del militare possa bloccare l’attività di indagine appare “ultronea”, cioè estranea e superflua, perché la medesima richiesta “è nata proprio per fare sì che questi accertamenti vengano condotti davanti ad un giudice”.

Dai legali viene anche un quesito sul sequestro della Renault Scenic di Parolisi, passata al vaglio dei carabinieri del Ris.

“Qual è il senso di questo atto – si chiede l’avvocato Biscotti – due mesi dopo il fatto, dopo che ci sono passati i cani, dopo che è stata rivoltata come un calzino, dopo che è stata nella disponibilità di Salvatore? Lui non ha nulla da nascondere, perciò ha lasciato l’auto agli investigatori. E noi non faremo neppure opposizione”.

PARLA L’AMANTE DI PAROLISI: “SALVATORE E’ INNOCENTE”

Salvatore Parolisi “è innocente”, “voleva bene” alla moglie Melania, la quale non ha mai minacciato né lui né l’amante Ludovica. A parlare, in un’intervista esclusiva andata in onda ieri sera a Quarto Grado su Rete4, è L.P., la soldatessa amante di Salvatore Parolisi, indagato per l’omicidio volontario aggravato della moglie Carmela Melania Rea.

“Ho sofferto molto – dice L.P. – e comunque mi sono sentita presa in giro. Una persona può aver sbagliato e chi meglio di me può saperlo: lui ha sbagliato con lei e anche con me. Però questo non vuol dire che sia un assassino”.

L.P. conferma di aver ricevuto due telefonate di Melania: “ho letto che lei mi avrebbe minacciato di rovinare la carriera a entrambi. Assolutamente e categoricamente smentisco che l’abbia fatto, sia nei miei confronti che nei confronti di Salvatore.

Primo perché i problemi erano altri, poi perché non aveva prove poiché la relazione fra me e Salvatore è cominciata dopo i tre mesi in cui ero sua allieva e non prima”. La soldatessa, che ha frequentato il 235/o Rav Piceno, dove Parolisi è istruttore, rivela anche che il caporalmaggiore non le si propose “con le scuse che aveva problemi nel matrimonio. Anzi, ha sempre parlato bene di Melania, dicendo che lei era innamoratissima di lui e che lui le voleva bene”.

Quando poi, “nel secondo anno della nostra relazione, mi disse che si era deciso ad avere una relazione stabile con me, mi chiese del tempo dato che non voleva farla soffrire”. “Mi ha preso in giro – aggiunge nell’intervista – perché quelle promesse non erano vere, ma sono certa che non è stato lui. Salvatore è innocente, potete chiederlo a chiunque lo conosca, non è una persona violenta, non ha mai avuto uno scatto d’ira”.

Anche quando Salvatore “magari era più esasperato, quando aveva deciso di separarsi, non mi ha mai parlato male di lei e diceva che comunque se lei soffriva era solo colpa sua, di lui”. “E poi, questa storia che sarei io il movente è assurda. Ero solo una delle tante di una lunga lista: uno dei tanti tradimenti non può essere il movente” di un delitto, è la conclusione di L.P..

NUOVA PERLUSTRAZIONE DEI CARABINIERI NEL BOSCO DI CIVITELLA

TERAMO – Nuova perlustrazione dei carabinieri di Ascoli Piceno sul luogo dove fu trovato il cadavere di Melania Rea, il 20 aprile scorso.

I militari, nel Chiosco della Pineta, a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), stanno effettuando nuove ricerche di oggetti e indumenti indossati probabilmente dalla donna, comprese delle scarpe, prima di essere assassinata a coltellate da uno sconosciuto.

Il sopralluogo  stato disposto dalla Procura ascolana, che conduce ancora le indagini e ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario, il marito della 29enne di Somma Vesuviana, quel Salvatore Parolisi che oggi ha perso “la battaglia” dell’incidente probatorio.

L’istanza era stata richiesta al Gip dai due legali del militare, gli avvocati Biscotti e Gentile, per “far scoprire le carte” ai magistrati ascolani.

Ma è stata respinta perché ritenuta inammissibile.

GLI INQUIRENTI AL LAVORO ANCHE SULLE MAPPE SATELLITARI

Sono al lavoro anche su mappe satellitari gli inquirenti che conducono l’inchiesta sul brutale omicidio di Melania Rea.

Era un aspetto entrato nelle indagini in una primissima fase, quando si era sparsa la voce che l’area della scomparsa della giovane donna e del ritrovamento del cadavere fosse monitorata da un satellite militare, dato che a circa un chilometro e mezzo di distanza c’è un’area di tiro usata dall’esercito.

Dati non particolarmente utili all’inchiesta, si era detto all’epoca, o comunque non utilizzabili.

Le mappe usate dagli investigatori potrebbero servire a ricostruire i movimenti di mezzi nell’area oppure ad avere un quadro chiaro delle strade e dei percorsi alternativi (compresi i sentieri in mezzo al bosco) della zona tra Colle San Marco, dove Melania sarebbe scomparsa secondo la denuncia fatta dal marito Salvatore Parolisi, e il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo), dove fu trovata morta.

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