TERAMO –  “È stato ipotizzato che le mani di Melania riunite sul petto indicassero un tentativo di difendersi dai colpi mortali. Ritengo, invece, che sia stato l’assassino a disporle le mani sul petto dopo averla ferita a morte”.

È quanto dichiara il criminologo Carmelo Lavorino sull’omicidio di Melania Rea nella prima delle sue cinque considerazioni inedite, partendo dall’analisi della scena del crimine e delle lesioni sul cadavere della donna.

“Un atto di matrice psicologica indicatore di negazione psichica, di rimorso, di disfacimento del crimine da parte dell’esecutore – aggiunge Lavorino – un tentativo di chiusura della scena cruenta. Un atto che è la firma psicologica dell’assassino, derivante dal bisogno intimo di riparazione del crimine e di allontanarsi da esso. Un atto che indica una relazione affettiva fra vittima ed aggressore”.

“C’è da chiedersi come mai sul corpo e sui vestiti di Melania – considera ancora il criminologo – non siano state rinvenute tracce dell’azione di animali boschivi e i loro residui organici, nonostante il corpo sia rimasto sul posto per 48 ore. È altamente probabile che sia stato ricoperto con un telo mimetico. Tale considerazione porta a individuare particolari possibilità, capacità, opportunità, competenze e logistica del soggetto ignoto”.

“Se sugli slip e sui pantaloni di Melania non vi sono tracce organiche del bisogno corporale che è stato ipotizzato stesse attuando (accosciata per fare la pipì) – prosegue Lavorino – si deve disegnare una nuova dinamica del delitto e dell’aggressione alle spalle e ulteriori inedite attività di depistaggio ed alterazione della scena”.

“Occorre verificare la corrispondenza fra i fori, le lacerazioni e i tagli sugli abiti di Melania e le lesioni sul cadavere per definire la linea esecutiva cronologica del crimine – considera in conclusione – Certo è che ci sono state, come minimo, due diverse fasi esecutive temporali di aggressione, di inflizione dei colpi d’arma bianca e di manipolazione della vittima”.

C’è attesa, intanto, all’Aquila per l’udienza del 22 agosto prossimo davanti al tribunale del Riesame nella quale si deciderà se a Salvatore Parolisi  verrà confermata o meno la custodia cautelare in carcere.

L’uomo è accusato, unico indagato, di aver ucciso la moglie Melanea Rea, con 32 coltellate.

Secondo gli inquirenti l’omicidio sarebbe avvenuto nel bosco delle Casermette di Ripe di Civetella del Tronto il 18 aprile (Teramo). Parolisi è in carcere dal 19 luglio, prima a Marino del Tronto (Ascoli Piceno) ed ora a Castrogno, a Teramo.

La moglie, il cui corpo fu trovato solo due giorni più tardi, era originaria di Somma Vesuviana (Napoli).

L’AVVOCATO GENTILE: ”PAROLISI E’ CARICO, DIMOSTRERA’ SUA ESTRANEITA’ NEL DELITTO”

Salvatore Parolisi farà dichiarazioni spontanee davanti ai giudici del Tribunale del Riesame.

Lo ha annunciato all’Ansa uno dei suoi legali, Nicodemo Gentile, specificando che nell’udienza del 22 agosto sarà depositata anche una memoria difensiva.

“Il nostro assistito – ha aggiunto Gentile – aspetta con trepidazione l’udienza, è molto caricato perché non vede l’ora di dimostrare la sua assoluta estraneità”. Gentile, che con il collega Valter Biscotti difende il caporalmaggiore, ha poi rilevato come nelle carte dell’accusa e nell’ordinanza del Gip di Teramo vi siano “tanti dati e circostanze falsati e non veritieri”.

“Proveremo a ribaltare questa situazione – ha aggiunto – cercheremo di convincere i giudici che il nostro assistito è innocente e che, quindi, la custodia cautelare e non è assolutamente adeguata”.