TERAMO – Il complesso mosaico relativo all’omicidio di Melania Rea, la mamma di Somma Vesuviana (Napoli) trovata uccisa con 35 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo) il 18 aprile scorso, è ancora da definire e completare.
Per questo la Procura di Teramo sta indagando per capire a chi appartenga la traccia di Dna femminile ritrovato sotto l’unghia della vittima: si cerca di risalire a tutte le persone che incontrate dalla donna negli ultimi giorni prima della morte.
Attualmente l’unico accusato è il marito, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, in carcere a Teramo: il 28 novembre la Cassazione dovrà esaminare l’istanza di scarcerazione presentata dai legali dell’indagato.
Sono in tutto 30, stando a quanto riferisce oggi il quotidiano Il Centro, i profili genetici femminili prelevati dagli investigatori, su ordine dei pm Davide Rosati e Greta Aloisi, appartenenti a donne incontrate sia nel giorno dell’omicidio sia in quelli precedenti.
Cassiere del supermercato, infermiere degli studi medici in cui entrò in quel giorno la vittima, amiche e persino l’estetista di Somma Vesuviana, dove Melania Rea era solita sottoporsi a manicure.
Lo scopo dei magistrati è comparare e attribuire quella traccia Dna ad una persona definita per poter porre un altro tassello ad un’indagine assai articolata e in cui la prova regina dell’omicidio ancora non è stata trovata.






