TERAMO – Per i pm David Rosati e Greta Aloisi Salvatore Parolisi, secondo l’accusa l’assassino della moglie, Melania Rea, deve rimanere in carcere perché potrebbe potrebbe continuare ad inquinare le prove.

In attesa che il Gip Marina Tommolini si esprima sull’eventuale rito abbreviato per il caporalmaggiore dell’esercito la Procura di Teramo ha già formulato un parere, non vincolante, sulla richiesta di concessione degli arresti domiciliari in Campania avanzata dai legali della difesa Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato, secondo i quali non vi sarebbe più l’esigenza di misure cautelari.

Con l’inchiesta chiusa, e con il venire meno il rischio di inquinamento delle prove, e non sussistendo, ovviamente, il pericolo di reiterazione del reato per gli avvocati di Parolisi vi sarebbero tutte le condizioni per la concessione dei domiciliari a casa dei genitori del loro assistito. Entro cinque giorni dalla ricezione dell’istanza il Gip dovrà pronunciarsi sul carcere preventivo per Parolisi, confermato già a novembre dalla Cassazione che aveva scritto nelle  motivazioni del provvedimento: “Parolisi è pericoloso, una pericolosità specifica sia processuale sia che criminale desumbile, oltre che dalla particolare gravità ed efferatezza del delitto contestato, anche dal depistaggio posto in essere successivamente e dal deturpamento del cadavere”.

Il 12 marzo, invece, il giudice per le indagini preliminari stabilirà se per Parolisi, rinchiuso nel carcere di Teramo dal luglio 2011, sia possibile intraprendere il giudizio abbreviato; un rito condzionato dalla perizia relativa alla morte della mamma di Somma Vesuviana, trovata cadavere il 18 aprile scorso con 35 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo).

La super perizia dovrà stabilire in maniera inequivocabile l’ora del decesso della donna che, secondo l’autopsia, è stata uccisa tra le 14:30 e le 15:00. Un’orario in cui, secondo la Procura, Parolisi si trovava nel bosco.