PESCARA – A quasi un anno dall’omicidio di Alessandro Neri, il prossimo 5 marzo, gli investigatori sembrano aver imboccato la strada giusta per arrivare a dare un nome e un volto, e anche un movente, al suo assassino.
È seguendo la pista dei soldi, che i carabinieri, attraverso una serie di verifiche e controlli incrociati, sono riusciti a individuare anche il perimetro, prettamente locale, in cui è maturato l’omicidio del 28enne residente a Villa Raspa, come racconta Il Centro.
È proprio all’interno di questo perimetro, popolato di piccoli e medi spacciatori dei quartieri caldi pescaresi, ma anche di personaggi al limite della legalità, che si gioca la partita per la verità sull’omicidio Neri.
Intanto, gli investigatori guidati dal tenente colonnello Massimiliano Di Pietro, e coordinati dal pm Luca Sciarretta, proseguono nelle indagini.
La novità, adesso, è che il perimetro sembra restringersi soprattutto dopo quello che hanno svelato le intercettazioni avviate quest’estate, nel corso delle indagini sull’omicidio, e che hanno definitivamente confermato il legame che Neri aveva con alcuni personaggi dello spaccio pescarese.
Lo racconta, intercettato, l’amico Junior Insolia, finito in carcere nelle settimane scorse per spaccio ed estorsione proprio per quanto emerso da quelle intercettazioni, in cui svela di aver acquistato una pistola in società con Neri.
Neri, incensurato, secondo quanto emerso era colui che anticipava il denaro. Anche il giorno che è scomparso il 5 marzo, è uscito di casa portandosi dietro tanti soldi, almeno 10 mila euro. Soldi per chi? E per che cosa? Sono 11 mesi che gli investigatori stanno lavorando per capirlo e stavolta potrebbero essere vicini: tra sabato 3 marzo e il lunedì 5 in cui è stato ucciso, Neri ha parlato con poche persone. Ognuna per motivi diversi. La verità passa anche da qui, anche da loro.





