TERAMO – “Non c’è alcun indagato. L’inchiesta è soltanto all’inizio”.

Lo ha riferito il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, all’Ansa a proposito di notizie di stampa secondo cui vi sarebbero tre indagati nell’indagine da lui avviata su presunti abusi commessi dagli istruttori della caserma “Clementi” di Ascoli Piceno, quella dove presta servizio il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie, Melania Rea.

Il procuratore militare aveva ieri confermato l’apertura di un’inchiesta da parte del suo ufficio sui fatti emersi dopo l’omicidio di Melania Rea, precisando che “non si tratta di un’inchiesta su Parolisi, ma su ciò che sarebbe avvenuto all’interno della caserma, sui rapporti tra superiori e inferiori”. 

Il magistrato ha quindi spiegato di voler “approfondire alcune circostanze emerse finora” per stabilire se sono raffigurabili reati, in particolare quello previsto dall’articolo 146 del codice penale militare di pace: “Minaccia a un inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri”.

La procura militare, in sostanza, vuole capire se da parte di uno o più istruttori siano state attuate minacce nei confronti delle reclute anche per indurle, nel caso specifico, ad intrattenere relazioni o avere rapporti di natura sessuale.   

A questo fine, il procuratore militare De Paolis ha già acquisito numerosa documentazione, fatto sopralluoghi, sentito alcune persone, tra cui i vertici della caserma, ma l’indagine entrerà nel vivo nei prossimi giorni quando saranno convocate “numerose” soldatesse che hanno svolto il periodo di addestramento ad Ascoli Piceno e che dovranno riferire sul comportamento adottato nei loro confronti dagli istruttori.

Anche questi ultimi, ovviamente, saranno ascoltati, “ma allo stato – ribadisce De Paolis – non c’è alcun indagato”. 

PM MILITARE, ”INCHIESTA ANCHE A TUTELA DELLE FORZE ARMATE”

L’inchiesta avviata dalla procura militare di Roma sui presunti abusi che sarebbero stati commessi dal personale della Caserma “Clementi” di Ascoli Piceno, quella in cui presta servizio il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea, “è svolta anche a tutela dell’Esercito e delle Forze armate, della loro onorabilità”.

Lo spiega lo stesso procuratore militare, Marco De Paolis, il quale oggi ha precisato che l’indagine “è soltanto all’inizio e non ci sono indagati”. 

“Nostro obiettivo – afferma il magistrato – è sì quello di accertare se sono stati commessi reati militari, violazioni e abusi da parte del personale della caserma, ma anche di tutelare le Forze armate rispetto ad illazioni che dipingono quel reparto come un luogo in cui avvengono nefandezze di ogni tipo. Su questo è necessario fare chiarezza, perché si tratta di illazioni che allo stato sono fondate non su prove, ma sui “si dice”.

“Fare chiarezza, ristabilire la verità dei fatti – conclude il procuratore – significa dunque restituire alle Forze armate la loro onorabilità”.