ROCCARASO – Ameno 35 le coltellate, di cui 30 andate a segno e le altre attutite dai vestiti.

Questo è quanto emerso dall’autopsia eseguita su Vittorio Materazzo, l’ingegnere residente da anni a Roccaraso (L’Aquila), ucciso il 28 novembre scorso a Napoli, sua città di origine.

La coltellata fatale, secondo l’esame autoptico, è stata quella alla vena giugulare.

“Rabbia fuori dal comune, esclusa la rapina degenerata”: queste le parole dell’avvocato Luigi Ferrandino, che assiste la vedova e i figli, rilasciate agli organi di stampa.

“Chi ha ucciso, lo ha fatto con una rabbia fuori dal comune, tipica di chi non vuole impossessarsi di un bene, ma causare la morte”, ha aggiunto il legale.

“L’assassino ha citofonato, poi quando ha avuto la vittima davanti l’ha colpita”, questo è quanto riportato dal Fatto quotidiano.

Slitta intanto a domani, in base a quanto riferito alla stampa dagli inquirenti, il prelievo del dna di Luca Materazzo, fratello della vittima e al momento unico indagato.

Oggi intanto Elena Grande, la vedova, nominerà un consulente di parte in vista dell’esame che seguirà.

Il prelievo del dna del fratello è un atto dovuto in vista di quanto emerso dalle prime indagini: Vittorio Materazzo nutriva dei dubbi sulla morte del padre avvenuta nel 2013, tanto da aver presentato una documentazione alla Procura di Napoli, dove chiedeva degli accertamenti sulle cause del decesso.

In questa documentazione aveva anche parlato di antichi dissapori con il fratello Luca, culminati in un’occasione con un’aggressione.

Una storia vecchia, sulla quale gli investigatori hanno riacceso l’attenzione.