L’AQUILA – La Corte di assise di appello dell’Aquila ha fissato per il 14 dicembre il processo di secondo grado a carico di Gianmarco Paolucci il macellaio di 29 anni, condannato a 15 anni di carcere aver ucciso Paolo D’Amico, l’operaio 55enne trovato morto il 24 novembre del 2019 nella sua villetta isolata nelle campagne di Barisciano (L’Aquila).

Paolucci sarà assistito dagli avvocati Mauro Ceci e Alessandra di Tommaso che puntano a una assoluzione piena del loro assistito per il quale la procura aveva chiesto in primo grado l’ergastolo tenuto conto dei futili motivi e della crudeltà.

Il delitto sarebbe avvenuto per questioni di spaccio e consumo di droga visto che nel garage sono state trovate ad essiccare una ventina di piante di marijuana che D’Amico, uomo schivo e riservato, coltivava in una piantagione impiantata nel verde della sua casa di campagna.

Come ricostruito dai carabinieri dell’Aquila e dai colleghi del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Roma, l’assassino ha inferto, 22 colpi contro la vittima sul torace, le mani e il capo, con uno scalpello-cesello per la lavorazione del legno e poi con un martello da lavoro con manico in legno sulla testa, cagionando la morte per grave politrauma cranico encefalico, emorragia diffusa e insufficienza respiratoria acuta.

Fondamentali per risalire al presunto assassino, le tracce di dna rinvenute nei pantaloni della vittima, all’altezza delle caviglie, nell’atto, questa l’ipotesi, del trascinamento del cadavere dentro il garage, per liberare la porta di uscita, all’altezza della quale sarebbe avvenuta la brutale aggressione. Dna compatibile con quello dell’arrestato, ottenuto a metà dicembre del 2020 durante un controllo anti-alcol stradale, quando oramai i sospetti si concentravano tutti sul 29enne che si è sempre dichiarato innocente.