L’AQUILA – “La messa in sicurezza sismica del territorio italiano, passa anche per la cultura della legalità, facendo emergere ad esempio anche almeno la metà dei 200 miliardi di economia sommersa e illegale, cosa che porterebbe nelle casse dello Stato, con le tasse, 44 miliardi di euro, per poter finanziare questo altri importanti interventi”.
La legalità come risorsa per lo sviluppo e la sicurezza dei cittadini: la non banale equazione la propone il vice presidente del Consiglio Superiore della magistratura Giovanni Legnini, oggi nel capoluogo abruzzese per partecipare a Officina L’Aquila, la tre giorni organizzata da Carsa e Ance al restauro e alla riqualificazione edilizia. Legnini è intervento a conclusione del dibattito “L’Aquila fenice e borghi della rinascita”, a cui hanno preso parte tra gli altri, Ottavia Ricci, consigliera del ministro del Turismo Dario Franceschini, Giampiero Marchesi, responsabile della struttura speciale della ricostruzione, Stefania Pezzopane, senatrice Pd , Tommaso Navarra, presidente del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga, Paolo Esposito, titolare dell’ufficio speciale per la ricostruzione del cratere (Usrc).
Legnini ha anche parlato a proposito di ricostruzione post sismica dell’Aquila, di “successo non scontato, di cui andare fieri, e lo dice uno che è stato testimone diretto della fase più difficile, tra il 2010 e il 2013, quando il processo è stato frenato dalla crisi economica, e istituzionale”.
Legnini ha poi lodato l’operato della magistratura che a L’Aquila sta facendo argine alle infiltrazioni della malavita, e auspica che il Paese si doti finalmente di una legge organica che ponga punti fermi nelle azioni da intraprendere in caso di catastrofi e ricostruzioni, “perché finora bisogna ogni volta inventarsi una procedura”.
A tale scopo Legnini incontrerà a breve tutti gli attori istituzionali dell’Abruzzo, dell’Emilia, del Lazio e delle Marche e di tutti territorio colpiti dai più recenti terremoti per mettere a punto un protocollo che “metta al centro il rapporto tra il controllo giurisdizionale, la magistratura, le istituzioni e la protezione civile”.
Il richiamo alla legalità fatto da Legnini è connesso anche con quello della sicurezza sismica, si pensi agli edifici strategici crollati ad Amatrice il 24 agosto, oggetto di indagine, alle clamorose inchiesta giudiziaria esplosa negli ultimi giorni sugli appalti dell’alta velocità dove, è emerso, si elemosinava sulla qualità dei lavori e del calcestruzzo in territori e forte rischio sismico.
“L’Istat – ha detto Legnini – ha calcolato il tasso di economia sommersa e illegale al 13 per cento del Prodotto interno lordo, che in soldi fa 200 miliardi di euro. A contribuire anche l’economia in nero ‘minuta’, quella delle piccole diffuse evasioni fiscali. Io ritegno che questa sia una delle principali palle al piede del nostro Paese. Se riuscissimo a far emergere solo la metà di questa economia sommersa, diciamo 100 miliardi, entrerebbero nelle casse dell’erario 44 miliardi. Una cifra significativa, ricordo infatti che la manovra finanziaria di quest’anno è di 22 miliardi”.
“Tra i cittadini – prosegue dunque il vicepresidente del Csm – si deve diffondere il convincimento che la lotta all’evasione fiscale e all’illegalità diffusa, conviene a tutti. Non è solo una questione etica e di diritto. Avremo infatti le risorse adeguate per finanziare in primis la messa in sicurezza sismica del Paese, ovvero il piano di Casa Italia”.
Per quanto riguarda poi la ricostruzione abruzzese Legnini ricorda che “è stata decisiva l’istituzione è il decollo degli Uffici speciali, ed ora le procedure qui adottate sono un modello per tutte le altre ricostruzioni, Il commissario straordinario per la ricostruzione del centro Italia Vasco Errani e il Capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, si ispirano esplicitamente al al modello L’ Aquila”.
E aggiunge: “proprio qui a L’Aquila si sono poste le basi per un quadro normativo, con diritti, doveri pratiche e procedure, rapporti e ruoli tra istituzioni. Un quadro normativo che andrebbe finalmente trasformato in legge, per evitare che ad ogni emergenza si debba inventarsi una soluzione”.
Altra buona pratica a L’Aquila destinata a fare scuola è rappresentata, assicura Legnini, dal ruolo della magistratura, rapporto nuovo tra controllo e il processo di ricostruzione.
“Nessuno potrà dire che la magistratura qui a L’aquila non sia stata attenta, di non aver fatto da argine alla criminalità. Facendo questo non è stata di ostacolo alla ricostruzione, non ci sono stati cantieri che sono stati bloccati a seguito dell’intervento della magistratura. Sul grado sismicità delle scuole e degli edifici pubblici non si indagava, dopo i terremoti del Belice o dell’Irpinia. Ora è la prima cosa che si fa dopo un terremoto, a cominciare da quello dell’Aquila, e questo è un formidabile deterrente, tutti sanno che ciò che si fa oggi sarà controllato anche tra vent’anni”.
Per costruire il futuro si deve far camminare il presente. Potrebbe esser riassunto con questa frase il messaggio conclusivo di “Officina L’Aquila – Incontri internazionali”, la tre giorni di rassegna internazionale di restauro e riqualificazione promossa e organizzata da Carsa e dal sistema delle Ance abruzzesi che si è chiusa questa mattina con una giornata di riflessioni sul domani, su quel futuro che L’Aquila costruisce giorno dopo giorno in un contesto istituzionale nazionale che dalla sua esperienza può e deve attingere.
La ricostruzione oggi è tale dopo avere attraversato un percorso complesso, del quale nessuno all’indomani del terremoto sapeva nulla – come ha ricordato la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane – a differenza di quanto accaduto ad Amatrice che oggi può contare su un decreto organico che molto deve alle nostre battaglie contro le normative che si sono accumulate e spesso sovrapposte creando confusione e rallentamenti nel processo reale della ricostruzione, dell’assistenza della popolazione terremotata e del tessuto sociale ed economico sfaldati dopo il terremoto”.
L’obiettivo è ora portare officina l’aquila a Berlino, alla Bit, fiera internazionale del turismo, da cui manca da un po’ di tempo, ma anche perché Berlino è una città che ha saputo ricostruirsi urbanisticamente dopo la Seconda Guerra mondiale e poi dopo la guerra più dura per l’abbattimento del muro. A lanciare l’input per una nuova “Officina L’Aquila” internazionale, o meglio che esporti fuori dai confini abruzzesi e italiani il bagaglio di conoscenze tecniche, tecnologiche, organizzative e costruttive messe in campo nella ricostruzione post-sisma, è stata Ottavia Ricci, consigliera del ministro del Turismo Franceschini.
Da anni la Ricci vive a Berlino, “città laboratorio rapportabile, per certi versi, all’Aquila e alle aree interne del Paese”, ha detto, sottolineando che L’Aquila e tutto il cratere hanno un grandissimo potenziale e possono diventare attrattori di tanti turismi di livello medio-alto, spinti dal fatto che L’Aquila è un cantiere aperto”.
Il Paese che trema sotto le scosse da nord a sud, dove l’Appennino è costellato del colore rosso della mappa del rischio sismico, deve cominciare a porsi la domanda di come proteggere il popolo della montagna. E’ il quesito posto dall’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che ha raccontato di avere nel passato incontrato la sindaca di Christchurch, la cittadina neozelandese distrutta dal terremoto.
“Era entusiasta di come all’Aquila stiamo trattando la ricostruzione dei palazzi storici. Le abitazioni di quella città, infatti, essendo nelle mani delle assicurazioni, spesso vengono demoliti e non c’è rispetto dell’identità di quella città e dei suoi abitanti. La sindaca voleva salvare le chiese che andavano incontro a demolizione e stava facendo una difficile battaglia. Se era importante per loro capire come preservare chiese e palazzi storici, a maggior ragione lo è per noi. Non è vero che il recupero dei palazzi vincolati e storici è denaro sprecato come qualcuno sostiene, perché invece in questo modo stiamo salvando l’intera città, ed è stata la scelta giusta avere investito nel mantenimento di questi palazzi, resi più sicuri e restituiti alla collettività”. Storia, ingegneria, cultura, per Di Stefano devono andare di pari passo. Si deve però anche puntare a salvare le popolazioni dell’Appennino, che vivono nella fascia più sismica d’Europa. “Tanti anni fa avevamo immaginato il progetto di tutela della montagna e dei suoi borghi chiamato ‘Appennino parco d’Europa’ – ha detto – con una politica volta al recupero dei borghi, progetto mai decollato. Le popolazioni delle aree interne e montane vanno difese, mentre un’assicurazione sui propri beni, come in Nuova Zelanda per loro sarebbe una iattura”.
Non solo ricostruire mura e palazzi, ma anche lanciare una nuova città della conoscenza e della cultura, filo rosso della tre giorni di “Officina L’Aquila”, come ha ribadito la rettrice dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi.
“I nostri studenti devono avere una formazione tecnica altamente contaminata dall’attività pratica e dalla ricostruzione. Dobbiamo pensare all’Aquila come luogo delle idee, della progettazione, della formazione. Costruiamo la memoria come cifra genetica distintiva”.
Il sindaco Massimo Cialente ha ribadito che “grazie al know how che ha accumulato, L’Aquila può essere il centro da cui cominciare a ragionare su un Paese più sicuro, i nemici sono la pigrizia delle classi dirigenti e imprenditoriali, la burocrazia, il provincialismo e il nostro tipico atteggiamento auto-critico”. Quella dell’Aquila, ha ribadito il sindaco, “è una ricostruzione sicura a cui il Paese e il mondo posso e devono attingere, ora la nostra battaglia è che lo Stato istituzionalizzi il fascicolo del fabbricato”.
Salutando e ringraziando i partecipanti alla tre giorni – che ancora oggi ha dato la possibilità a cento studenti e tecnici di visitare i cantieri del centro storico – il coordinatore di Carsa, Roberto Di Vincenzo ha spiegato che “la giornata odierna è la prosecuzione di un percorso finalizzato a costruire la città della conoscenza. Abbiamo una città di qualità, con eccellenze quali l’Università, il Gran Sasso science institute, i Laboratori di Fisica nucleare e l’Istituto nazionale di fisica nucleare, leader nel campo della ricerca. Il tema di questi giorni è mettere L’Aquila al centro di opportunità di specializzazioni territoriali. Occorre individuare luoghi dove si arrivino a toccare con mano queste conoscenze e ospitare un numero importante di persone interessate al modello di ricostruzione aquilano”
Tra gli interventi anche quello del presidente del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Tommaso Navarra, che ha ricordato come per oltre 20 anni il Parco e i suoi territori abbiano agito “in regime di salvaguardia mancando il piano del Parco, questo significa che invece di puntare allo sviluppo, siamo stati sopraffattI dai divieti”. Per il capo della Struttura tecnica di Missione per la Ricostruzione, Giampiero Marchesi, “c’è un problema di comunicazione che incide sul lavoro quotidiano che facciamo sulla ricostruzione dell’Aquila e del cratere”.



