L’AQUILA – Occupazione alle facoltà di Lettere, Scienze e di Ingegneria, fino alla discussione del disegno di legge Gelmini e attività didattica sospesa in tutte le facoltà.

L’Ateneo aquilano è in rivolta e alcuni studenti inoltre sono penetrati indisturbati in “zona rossa” e dentro la vecchia sede della facoltà di Lettere a palazzo Camponeschi, oggi inagibile, mettendo degli striscioni.

Nessuna pattuglia di forze dell’ordine ha controllato quanto accaduto in pieno centro, con 200 persone che sono entrate a piazza Palazzo passando attraverso la stretta via Patini, ancora ingombra di macerie. Solo più tardi è intervenuta la Digos e il gruppo è tornato davanti al Comune.

Occupata nel pomeriggio di ieri da una delegazione di studenti di Ingegneria la strada davanti la ex-Optimes, per rendere visibile la protesta in corso all’interno della facoltà.

Un blocco momentaneo, durato solo pochi minuti per non creare troppi disagi al traffico locale, dopo il quale gli insorti sono rientrati nella facoltà per proseguire l’occupazione.

GUARDA LA FOTOGALLERY DELLE PROTESTE

INVASIONE DELLA ”ZONA ROSSA”

Gli studenti dell’Aquila in rivolta hanno invaso la “zona rossa”. Passando da piazza Duomo, dove era prevista una manifestazione, attraverso via Cavour, via Sallustio, e la stretta via Patini, percorsa in gran fretta per la presenza di macerie e possibili pericoli, sono arrivati a piazza Palazzo e quindi a palazzo Camponeschi, vecchia sede della facoltà resa inagibile dal sisma del 6 aprile 2009.

Nessuna pattuglia delle forze dell’ordine si è accorta di quanto accaduto e gli studenti sono penetrati indisturbati nel cuore della città senza alcuna opposizione.

Uno striscione è stato poi posizionato davanti al portone della facoltà con la scritta “Contro la riforma salviamo l’Univaq” firmato “Lettere in rivolta”.

Inoltre, alcuni studenti particolarmente coraggiosi sono entrati dentro palazzo Camponeschi e si sono affacciati dal balcone dell’aula F, sovrastante il portone, dove sono stati messi altri due striscioni, uno con la scritta “Monumento studentesco, no al ddl” e l’altro “Università pericolante”.

Solo più tardi esponenti della Digos sono intervenuti facendo spostare il gruppo di studenti a piazza Palazzo: una zona più aperta quindi teoricamente meno pericolosa, ma sempre nella zona protetta.

L’OCCUPAZIONE A SCIENZE

La decisione di occupare la facoltà di Scienze è stata presa poco dopo le 10 fa dagli studenti riuniti nella sede del polo di Coppito dopo un’assemblea cui hanno partecipato oltre 200 persone.

Nell’incontro sono state esposte le ragioni dell’opposizione al ddl, come le borse di studio assegnate in base al merito o la ridotta importanza che assumerà il Senato accademico.

Secondo gli insorti, le proteste dei giorni scorsi a livello nazionale hanno funzionato, la mobilitazione è servita e perciò dovrà essere continuata almeno fino a domani, giorno della discussione alla Camera del contrastato provvedimento.

Dopo quest’assemblea verranno raggiunti gli studenti di Lettere fino a palazzo Camponeschi. Se così avvenisse, gli studenti cercheranno di violare la “zona rossa”.

Si tratta della prima occupazione di una facoltà nel capoluogo dopo circa quindici anni, se si eccettua l’occupazione dell’aula magna di palazzo Camponeschi nel 1998.

LA SITUAZIONE

Secondo una nota diffusa dall’Unione degli universitari (Udu), al momento sono interrotte le attività didattiche di Scienze, Medicina, Biotecnologie, Psicologia, Scienze della formazione, Lettere e l’occupazione è già scattata per l’edificio di Coppito.

Gli studenti della facoltà di Ingegneria sono riuniti in assemblea, mentre la facoltà di Medicina non è stata occupata per permettere lo svolgimento dell’esame di stato di infermieristica. È stata indetta l’assemblea permanente nell’atrio dell’edificio di Coppito1.

Gli studenti da Lettere e Scienze della formazione, con l’aggiunta di delegazioni delle altre facoltà, stanno raggiungendo piazza Duomo per un’assemblea in centro storico.

Gli obiettivi della mobilitazione, spiega l’Udu, sono “contrastare il ddl Gelmini, invitando il governo a ritirarlo e ad aprire una discussione vera che rilanci il ruolo pubblico e democratico dell’Università autonoma e del diritto allo studio”.

Ancora, “rilanciare i temi del 17 novembre su borse di studio, mense, trasporti, contributo di autonoma sistemazione, residenza San Carlo Borromeo e su cui la Regione non dà ancora una risposta concreta”.

“Rimettere al centro della ricostruzione e del progetto di città – continuano – il tema ‘L’Aquila città universitaria’, non solo come slogan, come fanno Regione e Comune, o come ‘scusa’per fare qualche regalino privatistico, ma con progetti concreti finalizzati davvero a questo obiettivo strategico”.

Infine, “rilanciare il progetto ‘una caserma di meno, un campus di più’: tra Pasquali-Campomizzi, Rossi e Finanza – ammoniscono gli insorti – la città dell’Aquila è ricca di caserme sottoutilizzate. Non serve consumare ulteriore territorio per rilanciare la città universitaria”.

IL RETTORE DI ORIO: ”OCCUPAZIONI GIUSTE, STO CON GLI STUDENTI”

L’AQUILA – “Il danno questa riforma lo crea alle nuove generazioni, ai giovani che hanno diritto a far sentire la loro voce, e io li appoggio. Sono assolutamente contrario a questo ddl Gelmini, è noto a tutti, e mi auguro che domani non sarà approvato”.

È il commento del rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, in merito alle proteste studentesche contro la riforma Gelmini, che in queste ore stanno animando tutte le facoltà del capoluogo.

“Le motivazioni della protesta degli studenti – ha dichiarato a margine di una conferenza stampa – sono più che condivisibili. In questo momento il mondo della cultura, della ricerca e dell’Innovazione in Italia è profondamente colpito, in controtendenza con Paesi come la Germania, la Francia, Inghilterra che invece investono in questo molte risorse”.

“Sostengo inoltre – ha aggiunto il rettore – che una riforma sarebbe stata molto utile in questo momento al sistema universitario italiano, ma questa proposta dal ministro Maria Stella Gelmini non corrisponde certo alle mie aspettative”.

“Spesso sento dire che la Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane, ndr) è stata unitaria nei confronti di questo ddl – conclude di Orio – ma in realtà questa unità non c’è mai stata e io ho sempre votato contro perché stravolge l’università, senza garantire una prospettiva di sviluppo a questo sistema, che è quello più avanzato per quanto riguarda la ricerca, l’innovazione e la conoscenza che c’è in questo Paese”.

LA PROTESTA SI ESTENDE A CHIETI: OCCUPATA FACOLTA’ DI LETTERE

CHIETI – Gli studenti dell’Ateneo D’Annunzio, da questo pomeriggio, occuperanno il Polo didattico di Lettere, in contemporanea con tutte le università d’Italia, per protestare contro il ddl Gelmini.

“A nostro avviso questo disegno di legge ha il solo fine di regalare l’Università a pochi ‘eletti’ – afferma l’associazione studentesca 360 Gradi -, eliminando i luoghi istituzionali di confronto e rappresentanza tra studenti, docenti e istituzioni universitarie, disintegrando il diritto allo studio, precarizzando i ricercatori ed inoltre minando l’autonomia delle università stesse sancita dalla costituzione”.

Gli studenti concludono chiedendo una sede di confronto “reale” per contribuire a riscrivere completamente una degna riforma universitaria, oltre al ritiro del Ddl Gelmini.

LA SOLIDARIETA’  DEI GIOVANI DELL’ITALIA DEI VALORI AGLI STUDENTI ABRUZZESI

PESCARA – “Sono personalmente vicino agli studenti che occupano le aule degli istituti superiori Teatini e le Università abruzzesi. La riforma Gelmini è una menzogna vera e propria. Una presa per i fondelli. Non riforma nulla, lascia tutto come è”, Lo dice Coordinatore Regionale Giovani Italia dei Valori Abruzzo, Giampiero Riccardo.

“E’ solo una mossa elettorale ad uso del governo e del ministro da spacciare per cosa buona e giusta all’elettorato PDL – insiste il rappresentante dei Giovani Idv – La casta dei ‘Baroni’ universitari non viene minimamente sfiorata da questo provvedimento e con il pretesto della scarsità di fondi, si introducono tagli dissennati alla pubblica istruzione, salvo poi foraggiare quella privata e contemporaneamente dilapidare 10 miliardi di euro per l’acquisto di 96 cacciabombardieri. La radice di un futuro liberale e sostenibile per noi Giovani Italia dei Valori, affonda sicuramente nella Scuola pubblica”.

“Bisogna ripensare l’intero piano di studi tradizionale, se non addirittura anche il metodo, per acquisire una visione europeista, adeguando il sistema e le strutture agli standard continentali e possibilmente migliorarli. L’imperativo deve essere investire nell’istruzione, ricerca e nella stabilizzazione degli insegnanti precari. La tutela professionale e il rispetto della dignità, nei confronti di quanti per lavoro si fanno veicolo di istruzione e formazione, stabilisce il grado di educazione di un popolo e lo rende responsabile nei confronti delle generazioni future”.

STUDENTI E DOCENTI: LE RAGIONI DELLA PROTESTA

L’AQUILA – La protesta degli studenti contro il decreto Gelmini arriva fin dentro la zona rossa del centro dell’Aquila: lì dove da 19 mesi regna sovrano il silenzio, oggi gli studenti universitari hanno portato il trambusto della loro contrarietà alla tanto contestata riforma predisposta dal ministro dell’Istruzione, che domani verrà discussa alla Camera.

“Università pubblica”, “La riforma io non la pago”, questi alcuni degli slogan gridati dagli studenti nel varcare la zona rossa, sotto gli occhi incuriositi degli operai a lavoro sui ponteggi, per dirigersi da piazza Duomo verso Palazzo Camponeschi, sede storica della facoltà di Lettere e filosofia fino al sisma del 6 aprile 2009.

Proprio sotto la “sua” facoltà ha voluto prendere la parola Giannino Di Tommaso, preside di Lettere. “Il sistema universitario italiano – ha detto davanti ai circa duecento manifestanti – che per secoli ha costituito un vanto per la nostra nazione, sta diventando la ‘Cenerentola’ degli altri paesi, anche di quelli in via di sviluppo”.

Problemi nazionali, quelli che interessano il diritto allo studio, che si intrecciano a quelli locali, che vive l’Ateneo aquilano e in particolare la facoltà di Lettere, che ora si trova a Bazzano.

“Nelle immatricolazioni – ha spiegato il preside – c’è stato un calo del 33 per cento. La nota positiva è che i lavori nell’ex ospedale San Salvatore vanno avanti e il prossimo anno accademico lo inizieremo lì, in questa nuova sede dove il piano terra e il primo piano saranno destinati per la biblioteca”.

Gli insorti che hanno messo in atto la protesta si sono detti confortati anche degli effetti positivi che hanno avuto le mobilitazioni avvenute in questi giorni nel resto d’Italia.

“La mobilitazione sta funzionando – ha detto Mauro Pettinaro, rappresentante al Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti universitari) davanti all’assemblea di studenti riunita nell’atrio della facoltà di Scienze – la manifestazione di giovedì a Roma ha turbato molto la Gelmini. Li stiamo prendendo per stanchezza, dobbiamo andare avanti con la protesta”.

“Sono fiero di concludere la mia carriera da ricercatore, che ho portato avanti nonostante i finanziamenti fossero pari a zero – ha detto Maurizio Passacantando, rappresentante dei ricercatori nel Consiglio d’amministrazione universitario – Nonostante noi lavoriamo con gli studenti, che aiutiamo anche nei progetti di tesi, il nostro ruolo non ha un riconoscimento giuridico dal 1980. Con il precariato, l’università non ha futuro”.

STUDENTI DI INGEGNERIA BLOCCANO STRADA DAVANTI ALLA EX-OPTIMES

L’AQUILA – La protesta si sposta in strada. Una delegazione dei circa cento studenti in protesta presso la facoltà di Ingegneria hanno infatti bloccato poco fa la strada davanti la ex-Optimes, sede della facoltà, creando non pochi disagi al traffico locale, molto intenso a causa del vicino centro commerciale L’aquilone.

Il blocco, causato da una delegazione di studenti che si è riversata al centro della strada esibendo striscioni contrari al ddl Gelmini, è durato solo 5-6 minuti “per non creare troppi disagi al traffico – ha dichiarato un rappresentante dell’Udu – siamo già rientrati per proseguire con l’occupazione, almeno fino a domani, quando seguiremo in diretta la votazione del decreto alla Camera”.