L’AQUILA – Nuovo ospedale, metropolitana di superficie e la sede distaccata di un ministero, la primissima in Italia. Opere destinate a cambiare il volto dell’Aquila, cantierate entro un anno, concluse massimo in tre.
Sono questi i tre clamorosi assi nella manica del sindaco, Massimo Cialente, che, nella riunione di Giunta fissata per oggi, 1° aprile, proporrà e farà approvare il nuovo Piano delle opere pubbliche.
Un progetto faraonico, studiato in gran segreto durante i venti giorni di vacatio della fascia tricolore, ma che si ritiene assolutamente fattibile con il massiccio ricorso al meccanismo del project financing, il cofinanziamento tra pubblico e privato.
Un piano che doveva restare al chiuso dei cassetti della sede di Villa Gioia ma che AbruzzoWeb, grazie a una “gola profonda”, è oggi in grado di anticipare a tutti i suoi dettagli.
I progetti sono pronti, studiati da una ristretta squadra di tecnici che hanno lavorato a tappe forzate e alle dirette dipendenze del primo cittadino per evitare fughe di notizie. Anche i primi contatti con le ditte che potrebbero essere interessate a realizzare le opere sono stati già presi, con i maggiori colossi nazionali decisamente ingolositi da questo scatto di reni dell’amministrazione.
Sull’approvazione successiva in aula del programma, tra i corridoi del palazzo comunale si registra un ottimismo sfrenato. “Il piano è talmente ben congegnato – spiega la nostra fonte – che non potrà che essere approvato all’unanimità”.
A conferma di ciò, da quanto si apprende, anche i primi contatti con l’opposizione sono stati già presi, e dopo che i consiglieri di minoranza hanno visionato la scheda preliminare, in attesa di conoscere i dettagli, sembrerebbe che i voti siano già assicurati.
“Come si fa a non votare questo piano – sbotta, interpellato da AbruzzoWeb, un consigliere che vuole restare anonimo, parlando franco – Finirà per ottenere 41 voti favorevoli e nessuno contrario”.
E il successo politico che deriverebbe dalla realizzazione al 100 per cento delle tre ciclopiche opere messe nel mirino dal sindaco potrebbe spingere quest’ultimo verso una clamorosa rielezione, appoggiato dal centrosinistra o perfino a capo di una super-lista civica, se si dovesse arrivare alla rottura con il Pd, visto che tutti ipotizzavano un altro candidato sindaco per il 2012.
Ma questi sono scenari ancora in evoluzione. Per ora è opportuno concentrarsi sul piano. Queste le informazioni che AbruzzoWeb è riuscito a strappare dalle carte segrete.
IL NUOVO OSPEDALE
Cialente ci teneva che fosse il primo progetto a partire e così sarà. Una bella rivincita, dopo che la sua idea di mollare il vecchio ospedale era stata addirittura sbeffeggiata nei mesi scorsi.
Il nuovo polo sanitario invece si farà, e si farà, ironia della sorte, a Collemaggio, quell’area sottoutilizzata che tante polemiche ha creato sul suo futuro.
Le strutture abbandonate saranno tirate a lucido e recuperate, quelle irrecuperabili abbattute. Ma soprattutto, sorgerà ex novo un grattacielo alto circa 120 metri con una trentina di piani, destinato a dominare l’intera skyline della città.
Una sorta di “Pirellone” che ospiterà il nuovo “San Salvatore”, destinato a risolvere una volta per sempre i problemi di spazi che gravano sulla Asl aquilana.
Da quanto trapela, secondo il sindaco dovrà essere “bellissimo” e ovviamente resistente a qualsiasi tipo di scossa sismica. Il progetto è stato realizzato dall’architetto giapponese di fama internazionale Toyo Ito: sì, proprio quello del “bicchierone” di vino di piazza Salotto a Pescara.
Che ne sarà della mega cittadella di Coppito? Ci resterà la facoltà di Medicina, che potrà allargarsi a dismisura negli edifici lasciati liberi dai reparti, una volta che saranno stati ristrutturati tutti.
Vi troveranno posto anche le facoltà di Scienze e di Psicologia, e forse anche altre strutture universitarie. E quello che avanzerà sarà tutto destinato a ricettività per gli studenti: migliaia di posti letto che rappresenteranno una manna dal cielo per i fuorisede.
IL RITORNO DELLA METRO
Lo aveva detto il predecessore di Cialente, Biagio Tempesta, intervistato da AbruzzoWeb qualche mese fa: “Quella della metropolitana di superficie è un’occasione persa”. Adesso quell’occasione sarà colta.
Durante i frenetici giorni delle dimissioni sono stati rispolverati i vecchi progetti, riverificati i canali di finanziamento comunitario, nuovamente intessuti i rapporti con le ditte che dovevano realizzare e gestire il “trenino” e che alla fine sono state pagate solo con le penali per il progetto abortito qualche anno fa.
Si racconta anche di una spericolata missione dei tecnici comunali dentro palazzo Margherita, storica sede dell’amministrazione civica, per recuperare le carte originali dell’opera, quelle dei primi anni Duemila, da un vano pericolante.
La nuova metro non porterà in centro, questo è ovvio. Avrà una partenza comune, due linee e due diversi circuiti.
La prima direttrice andrà verso Ovest: verso piazza d’Armi, dove dovrà essere portato a compimento il “masterplan” con mercato, auditorium e altro, e verso la zona dell’Aquilone, polo nevralgico cittadino.
La seconda tratta del trenino andrà in zona opposta, quella Est, verso il nucleo industriale di Bazzano, che ora ospita anche facoltà universitarie, centri commerciali, l’archivio di Stato e in futuro la biblioteca “Tommasiana”, oltre che, naturalmente la redazione di AbruzzoWeb.
Il capolinea, sempre per precisa scelta del sindaco, sarà in posizione centrale, nel cuore della città: a piazza Battaglione degli Alpini, dove c’è la Fontana Luminosa. Lì ci sarà la nuova Stazione centrale e nel sottosuolo un mega-parcheggio sotterraneo di cinque piani, progettato da tecnici lombardi. L’ideale per rivitalizzare quella zona del centro.
Le due metro porteranno ognuna 10 mila passeggeri al giorno, ampiamente sufficienti per garantire una gestione efficiente e con profitto per l’amministrazione e i privati.
IL MINISTERO
Il terzo e ultimo macro-progetto, quello più succulento e determinante, capace di portare in città centinaia di posti di lavoro e un indotto milionario, si è aggiunto solo negli ultimi giorni, secondo alcune fonti in particolare solo dopo il summit romano di Cialente con Gianni Letta, dopo il quale ha ritirato le dimissioni.
Esportare i ministeri in tutta Italia. Una provocazione lanciata tempo fa dalla Lega Nord, che sembrava caduta nel vuoto ma che troverà invece una concretizzazione sorprendente. Non a Milano, neanche nelle grandi città del Nord e del Sud, ma proprio nel capoluogo abruzzese.
È l’uovo di colombo per il governo. Da un lato, accontentare la sete insaziabile di decentramento dei seguaci del Senatùr. Dall’altro, porre un freno al peso politico nazionale schiacciante che potrebbe assumere una città come Milano se diventasse di punto in bianco sede di ministeri, per non dire di Varese.
Ecco l’idea degli ineffabili vertici di palazzo Chigi. L’Aquila farà da apripista, sede sperimentale di un ministero non particolarmente importante, non l’Interno per intenderci, ma comunque con portafoglio, per “vedere l’effetto che fa”.
Se andrà male, sarà l’occasione per riaffermare Roma Caput Mundi. Se andrà bene, si potranno concedere aperture anche ad altre città, ma nel frattempo saranno passati almeno tre anni e non sarà più un problema di questo esecutivo.
Se davvero L’Aquila avrà il suo ministero, una nuova mega-palazzina uffici dovrà essere costruita, su questo non ci piove. Ma su questo aspetto non sono purtroppo disponibili ulteriori soffiate.
La trattativa è infatti talmente delicata, e gli equilibri che può toccare sono così mutevoli, che pare perfino lo stesso primo cittadino non sia a conoscenza di troppi dettagli.
Poco male. Se gli riesce il colpo, Cialente si sarà garantito altri cinque anni con la fascia tricolore e un posto nella storia della città. Non resta che attendere.



