ROMA – Nuova giornata di incontri e contatti per Giorgia Meloni, alle prese con il risiko dei ministeri. Anche se lei continua a mantenere la consegna del silenzio, il toto-nomi per il prossimo governo non si ferma.

Primo scoglio è Matteo Salvini, leader della Lega, che continua a far sapere di voler tornare a fare il ministro degli Interni, con la strada del Viminale sbarrata però sia da Meloni che dal Quirinale. E iI nome più forte per questo incarico resta il tecnico Matteo Piantedosi, prefetto di Roma ed ex capo di gabinetto del leader leghista quando faceva il responsabile degli Interni, oppure Nicola Molteni, fedelissimo del segretario. In lizza c’è anche il prefetto Giuseppe Pecoraro.

Decisiva dunque per disinnescare la mina la nomina di due vicepremier. Uno sarà proprio il leader leghista che così potrà avere visibilità e un dicastero di peso come Trasporti e infrastrutture, con dentro la delega all’Innovazione tecnologica. L’altro sarà il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che dovrebbe incassare anche il dicastero della Difesa.

Fino a poche ore fa il leghista Roberto Calderoli era dato alla presidenza del Senato e Tajani alla guida della Camera.

Ora invece Meloni ha deciso di puntare su Ignazio La Russa, co-fondatore di Fratelli d’Italia,  per la presidenza del Senato, mentre per la Camera Meloni avrebbe proposto il leghista Giancarlo Giorgetti, ma dalla Lega hanno fatto sapere di voler puntare piuttosto sul capogruppo uscente Riccardo Molinari.

C’è anche chi ipotizza Salvini all’Agricoltura, ipotesi remota, ma nel caso scatterebbe un effetto domino, con Gian Marco Centinaio al Turismo al posto del collega Massimo Garavaglia, che ‘pagherebbe’ l’aver fatto parte del governo Draghi da ministro.

Data per certa la conferma di Erika Stefani alla Disabilità. Mentre Lucia Borgonzoni potrebbe giocarsela per  Cultura, dopo due esperienze da sottosegretaria.

Altra pedina fondamentale l’Economia: favorito ci sarebbe sempre un tecnico ma restano in discesa le quotazioni di Fabio Panetta, membro del board della Bce, e sarebbero stabili quelle di Domenico Siniscalco. Se Maurizio Lupi, in rappresentanza di ‘Noi moderati’, viene dato ai Rapporti con il Parlamento, si parla di Vittorio Sgarbi alla Cultura e di Eugenia Roccella, eletta nelle liste di Fdi, alla Famiglia. Per il lavoro si fa il nome di Luca Ricolfi, ma c’è chi non esclude la carta a sorpresa, cioè che la casella possa andare alla fine proprio a Salvini, che sul lavoro (e sul tema delle pensioni) si fa sempre sentire.

Le ultime indiscrezioni confermano l’intenzione del leader di via della Scrofa di puntare alla Farnesina con un proprio candidato autorevole possibilmente donna (in pole resta Elisabetta Belloni) così da poter dare una propria impronta alla politica estera, anche alla luce del suo ruolo di presidente dell’Ecr, il gruppo dei conservatori a Bruxelles. Di conseguenza, Tajani, dato tra i favoriti per gli Esteri, potrebbe ‘spostarsi’ come detto alla Difesa.

Si parla di incarichi di peso a palazzo Chigi per l’uomo-ombra della Meloni, il senatore Giovanbattista Fazzolari, Daniela Santanchè, il responsabile economico del partito, Maurizio Leo, e l’attuale presidente del Copasir, Adolfo Urso (qualcuno diceva alla Difesa ma a quel punto Fdi dovrebbe scegliere se tenersi anche gli Esteri).

Mentre da Milano trapela che alla Sanità potrebbe trovare casa Letizia Moratti, che arrivando alla Salute sminerebbe la grana regione Lombardia, dove sono scintille in casa con il governatore Fontana. Fdi potrebbe benedire l’arrivo a Roma della Moratti, visto anche che per il partito di Meloni la rielezione dello stesso Fontana non è più un tabu.

Per la Giustizia i meloniani vedono benissimo l’ex pm Carlo Nordio (l’altra contendente per lo stesso posto, la leghista Giulia Bongiorno, viene data alla Funzione pubblica) e al Sud vorrebbero il governatore siciliano uscente, Nello Musumeci, mentre il dicastero delle Riforme calzerebbe a pennello per l’ex presidente del Senato, Marcello Pera.

Per l’Ambiente ci sarebbe in corsa un altro esponente Fdi, Fabio Rampelli e l’eurodeputato e copresidente dell’Ecr, Raffaele Fitto, potrebbe avere buone chance per gli Affari europei. Allo stato, dovrebbe restare fuori dai giochi Guido Crosetto.