L’AQUILA – “Finalmente e definitivamente è stata chiusa l’indagine, durata circa 18 mesi, sui lavori di casa mia, sulla vicenda metro e altro. Indagine che credo abbia esplorato tutta la mia vita negli ultimi 12 anni”.

Lo scrive il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sulla propria bacheca Facebook, svelando di aver ricevuto un avviso di garanzia, un secondo annuncio rispetto a quanto già reso noto mesi fa dal primo cittadino.

Secondo quanto appreso dal legale di Cialente, Carlo Benedetti, che è anche presidente del Consiglio comunale, in questo nuovo atto giudiziario è stata disposta l’archiviazione del primo cittadino nella vicenda iniziale, l’accusa in sostanza era di aver ottenuto lavori alla propria abitazione in cambio dello sblocco dell’annosa vicenda della transazione per la mai realizzata metropolitana di superficie.

Al tempo stesso, però, nell’esaminare i materiali di indagine, tra cui faldoni e faldoni di intercettazioni telefoniche, gli inquirenti hanno notato due possibili nuove accuse e le hanno notificate a Cialente, per il quale, ora, potrebbe scattare la richiesta di processo anche se Benedetti ad AbruzzoWeb parla di “accuse estemporanee”.

Il primo cittadino avrebbe sollecitato lo sblocco di pagamenti di lavori della ditta Palomar allo scopo di evitarne il fallimento, poi effettivamente avvenuto. Inoltre, avrebbe pressato per agevolare la demolizione di alcune strutture nell’ambito del Consorzio di 17 cooperative e 201 appartamenti nella zona periferica Ovest di Pettino.

Per questo nuovo filone l’imputazione dovrebbe essere quella di tentata induzione indebita, la cosiddetta “concussione depotenziata”.

Sempre da fonti difensive, nella stessa comunicazione viene richiesta l’archiviazione per altri due indagati originari, gli imprenditori Eliseo Iannini e Piergiorgio Ruggieri, mentre viene iscritto nel registro degli indagati un funzionario comunale.

Si tratta di Fabrizio De Carolis, funzionario del settore Ricostruzione presso la struttura Liquidazione contributi, al quale Cialente avrebbe appunto telefonato per velocizzare pagamenti.

CIALENTE: “HO AGITO PER LA CITTA'”

“Mi è appena stato notificato un atto giudiziario, un avviso di garanzia – scrive Cialente – Da quello che ho potuto capire, dalla montagna di intercettazioni, sono emerse due mie telefonate: la prima per cercare di far partire al più presto i lavori di demolizione di una grande cooperativa edilizia, i cui residenti ho seguito, sempre nel mio ufficio, sin dal 2009, per le gravi difficoltà normative che avevano incontrato e rallentato per anni la ricostruzione”.

“La seconda – prosegue – perché avrei sollecitato, cosa che ho fatto più volte, il pagamento di un Sal (stato di avanzamento dei lavori, ndr) per una ditta che stava per fallire”.

Cialente ammette che “interventi di questo tipo li ho fatti più volte, di sollecitare il pagamento dei Sal, per tutti, soprattutto per casi disperati. Purtroppo il fallimento, poi avvenuto, di quella ditta – svela – ha provocato danni drammatici a tanti cittadini, la cui ricostruzione è ancora bloccata, e alla stessa città”.

“Non credo di aver commesso un reato. Addirittura, nelle stesse condizioni credo che avrei l’obbligo, come sindaco, a difesa e nell’interesse dei miei cittadini, di rifarlo. Spero e ho fiducia, come sempre, nei giudici”, conclude.

BENEDETTI: “CHIUSA VICENDA CASA”

“Si conclude finalmente l’annosa vicenda relativa alla ristrutturazione della casa del sindaco. Credo che sia un fatto molto positivo, dopo 18 mesi di indagini gli inquirenti si sono convinti della completa estraneità di Cialente a questa vicenda e della perfetta liceità della pratica di ricostruzione”, dichiara Benedetti.

“Sui nuovi capi di imputazione piuttosto estemporaneamente formulati poche ore fa, il sindaco avrà modo di spiegare che ha agito nell’interesse esclusivo degli aquilani – conclude – ma questo si evince chiaramente dal contesto”.

UN’INDAGINE MISTERIOSA

Le ipotesi di reato iniziali sarebbero state di tentata corruzione e tentata concussione.

Lo scorso 11 giugno si era appreso che il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, su richiesta del pubblico ministero Stefano Gallo, aveva notificato la proroga delle indagini.

Sull’inchiesta c’è il massimo riserbo: nei mesi scorsi era stato il primo cittadino a informare, attraverso Facebook, di essere stato raggiunto da un primo avviso di garanzia.

Cialente tuttavia aveva anche ammesso di non sapere con precisione quali fossero i fatti a lui addebitati.

Secondo quanto si è appreso, le accuse sarebbero riferite a lavori effettuati nella casa del sindaco, come da lui stesso ipotizzato.