ROMA – I Simpson censurati. La clamorosa notizia sta facendo in giro del mondo e ha già scanetato molte polemiche.

La più celebre e longeva serie televisiva firmata da Matt Groening, lanciata nel 1987, un anno dopo il disastro di Chernobyl, è infati “sorvegliata” dalla censura, alla luce dei danni nucleari alla centrale di Fukushima, in Giappone.

Causa emergenza, quindi, le puntate che trattano il tema della sicurezza nucleare in onda sulla tv svizzero-tedesca SFR verranno tagliate o sostituite.

Perché? Perché Homer J. Simpson, il leggendario padre di Bart, Lisa e Maggy, marito di Marge Bouvier, l’americano-medio più medio che ci sia, obeso, alcolizzato, incolto e fannullone lavora proprio in una centrale nucleare, nel settore 7g, a Springfield, dove i disastri legati al pericolo di fusione del nocciolo e alle radiazioni sono all’ordine del giorno. 

Basta pesci a tre occhi e ratti fosforescenti, allora, basta sterilità diffusa, basta con il gocciolìo di liquido radioattivo dalle tubazioni, basta corse contro il tempo per salvare l’umanità dall’olocausto nucleare, magari con il sederone di un Homer ciccione orgoglioso.

Gli spettatori svizzero-tedeschi non potranno più godersi la feroce satira simpsoniana su un tema importantissimo per un periodo di tempo indefinito. Non si capisce però quale effetto benefico porterà questa decisione, che ha davvero dell’assurdo.

In un periodo di nubi tossiche, infatti, secondo molti far sparire Homer J. dalla centrale è una soluzione ridicola. Come se il colpevole di quanto sta accadendo in Giappone fosse lui.