L’AQUILA – “Per bloccare la possibilità di realizzazioni di centrali nucleari in Abruzzo o in altre regioni l’unica arma che hanno a disposizione i cittadini è il referendum”.
Ad affermarlo è il capogruppo di Prc in Regione, Maurizio Acerbo, che come il resto della popolazione segue con attenzione e preoccupazione le cronache che vengono dal Giappone, dove è alto il rischio di un’emergenza nucleare a causa del devastante terremoto, e del conseguente tsunami, che ha coinvolto la centrale di Fukushima, dove questa mattina sono state registrate delle esplosioni che hanno causato 11 feriti.
Recentemente la maggioranza in Consiglio regionale ha bocciato una mozione presentata dall’Idv che impegnava il presidente, Gianni Chiodi, a seguire l’esempio di alcuni suoi colleghi governatori nella battaglia contro la legge sul nucleare.
“Per la seconda volta – ha spiegato Acerbo – la Regione non ha preso posizione sul nucleare: lo scorso anno, infatti, fu respinta una mia mozione volta proprio a bloccare la nascita di impianti nucleari in Abruzzo”.
Abruzzo che, come dichiarato dall’assessore Gianfranco Giuliante, non potrebbe ospitare centrali nucleari a causa della sismicità del territorio.
“È necessario – ribatte l’esponente comunista – che la Regione si schieri definitivamente contro il nucleare: da alcune indiscrezioni sembra, ma sono solo ipotesi, che sia al vaglio la possibilità di costruire un impianto nucleare o nel Molise, nell’area di Termoli, o nelle Marche, vicino San Benedetto del Tronto. Praticamente avremmo le centrali dentro casa”.
“Non vorremmo – aggiunge Acerbo – che questo governo regionale, sempre disponibile nei confronti del governo nazionale, tanto che, a mio avviso, non si deve più parlare di Pdl ma di Zdl, ovvero zerbino delle libertà, possa acconsentire alla costruzione di centrali nucleari nelle zone di Chiodi o Piccone visto che nessuno in Italia vuole gli impianti nel suo territorio. In questi casi avere cautele e adottare delle precauzioni è quantomai opportuno”.
La Francia, che confina con l’Italia, da anni adotta l’energia nucleare come sistema di approvvigionamento energetico: “È un discorso che non si regge – dichiara l’esponente Prc – Un conto è avere le centrali a 500 chilometri di distanza, un conto è averle dentro casa”.
“Il referendum – chiosa Acerbo – rimane l’unica via per bloccare almeno per altri dieci anni la possibilità di costruire centrali nucleari in Italia. Come comitati promotori avevamo chiesto che la consultazione venisse accorpata alle elezioni amministrative ma il ministro Roberto Maroni, leghista e sempre pronto a criticare ‘ Roma ladrona’, ha deciso diversamente, con tanto di spreco di denaro pubblico, solo per far mancare il quorum. Nel 1987 gli italiani diedero una chiara indicazione. Mi auguro che anche in questa occasione facciano altrettanto”.






