SANTO STEFANO DI SESSANIO – Grande successo tra il pubblico per la piecé “Notturno d’Autore”, di cui Abruzzoweb è media partner, nuovo lavoro di Federico Fiorenza e Antonia Renzella, rappresentato, sabato 27 agosto, nella meravigliosa location del borgo di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila).
“Sono molto soddisfatto dei risultati. – ha dichiarato Fiorenza – Ieri sera, ho parlato con molti spettatori che mi hanno fatto i complimenti per l’altissimo livello culturale dello spettacolo, per la scelta dei testi e per gli attori che sono stati bravissimi e hanno avuto un grande successo”.
Con il favore della notte e la luce calda delle candele, il pubblico ha assistito a uno spettacolo fuori dal comune e coinvolgente, muovendosi attraverso l’architettura antica del borgo, ha raggiunto i vari attori che come presenze dell’aldilà recitavano, a momenti sussurrando, le loro storie.
Tutti personaggi tormentati della letteratura classica e contemporanea, scelti seguendo il filo conduttore della pazzia e dello stato d’animo alterato e anormale, spesso al limite della psicosi, che deriva dal commettere un atto violento.
Il “furor” classico della tragedia greca e romana rintracciato nella letteratura italiana e straniera, in personaggi della mitologia, biblici, reali o di fantasia.
Il pubblico guidato da un attore/prologo, Simone Faloppa, e da due assistenti, che lo introducevano nelle varie scene, quasi doveva andare a scovare, costringendolo alla confessione, il personaggio di turno, che apriva la propria anima, si raccontava oltre la storia, narrando il dopo, quello che la letteratura non dice, quello che resta dopo l’omicidio e la morte, confessando le motivazioni e gli impulsi più nascosti della propria anima.
Gli spettatori hanno così scoperto che la follia amorosa può portare a uccidere la persona amata, con la favolosa Clitennestra interpretata dalla giovane attrice Ilaria Falini, nella versione della scrittrice Marguerite Yourcenaur; o che la vendetta non soddisfa, ma continua ad affamare, chi la cerca, come per la Salomè di Oscar Wilde al momento di ricevere la testa di Giovanni che non voleva baciare la sua bellissima bocca, nell’interpretazione struggente e intensa di Federica Stefanelli.
Una stanza piena di fumo e in penombra per l’Inquisitore di Fëdor Dostoevskij, interpretato da David Gallarello, presenza che interroga gli spettatori e in realtà anche se stesso sulla fede, la superstizione, il miracolo, il potere terreno della chiesa, il messaggio di Gesù Cristo e la sua applicabilità nella vita reale.
Luigi Pisani è stato invece Ettore, nell’interpretazione che Alessandro Baricco ne fa nella rilettura dell’Iliade, le navi dei greci rompono la quotidianità e tranquillità del mare troiano e i giovani di Troia, Ettore per primo, impazziti di paura e gonfi di un coraggio disperato, per dieci anni, invano, si scagliano contro i “pini” ancorati a terra per ricacciarli nell’acqua dove dovrebbero stare. Sono navi snaturate perché non navigano, ma assediano.
Antonia Renzella ha interpretato magistralmente una parte tratta dall’opera di Luigi Pirandello “Non si sa come”. La morte chiama altra morte, un assassinio non voluto, senza testimoni, turba per un attimo la vita del protagonista, preso da una pazzia improvvisa e incontrollata; la vita poco dopo riprende come se niente, il cielo, gli alberi, le case, le persone, si fossero accorti della violenza e della morte avvenuti, solo l’assassino lo sa, ma anche la sua anima comincia a dimenticarlo.
In scena anche il celebre cavallo di battaglia di Gigi Proietti “Er fattaccio der vicolo der Moro” che Roberto Lerici scrisse in versi romaneschi ispirandosi a un fatto realmente accaduto. A interpretare la parte Valerio Camelin: l’amore e l’odio corrono su un filo, un fratello per amore della madre uccide un altro fratello. L’Amore in un attimo di follia può diventare odio viscerale e assassino, non c’è modo di scontare l’uccisione di un fratello sempre amato.
La bellissima e suadente voce di Miriam Foresti e la vibrante chitarra di Augusto Marra hanno legato le varie scene, creando continuità e compattezza in uno spettacolo che per la particolarità dell’essere itinerante poteva cadere nella frammentarietà e che invece è risultato un “assolo” perfetto.
Nella serata si sono succeduti tre gruppi molto folti di spettatori in tre diversi momenti per permettere a tutti di assistere alla piecé che si svolgeva in piccoli spiazzi, cortiletti, scalette e scorci meravigliosi.
“Dopo l’ultima rappresentazione – ha detto Fiorenza – ci siamo ritrovati tutti in piazza Medicea per un brindisi. C’erano gli spettatori, il sindaco di Santo Stefano, due assessori e tutti gli attori, ancora in costume, che hanno voluto ringraziare con un caloroso applauso l’amministrazione comunale e gli sponsor”.
“Abbiamo già ricevuto – ha concluso Fiorenza – due proposte di location per replicare lo spettacolo, ma ancora non c’è niente di definitivo. È un lavoro che si sposa bene con ambientazioni di tipo diverso, come un grande palazzo, le varie stanze fornirebbero gli angoli e la scenografia giusta per le nostre confessioni ‘d’Autore'”.






