PESCARA – “La lotta alla disinformazione andrebbe fondata appunto sulla corretta informazione di chi la propugna, non solo su posizioni ideologiche. Un primo atto in questa direzione è ricordare che non esiste alcuna teoria, (dottrina o ideologi) gender, ma esiste solo un campo di studi di genere che si occupa di approfondire in maniera multidisciplinare i significati e le determinanti sociali e culturali dell’identità e dei ruoli di genere e della sessualità umana”. 

A sostenerlo è Mario Marco Canale, presidente dell’Anddos – Associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale – in merito all’approvazione, da parte della V Commissione del Consiglio della Regione Abruzzo, di una risoluzione nella quale si impegna a stabilire un dialogo con l’Ufficio scolastico per evitare l’insegnamento della presunta dottrina Gender negli istituti scolastici abruzzesi, risoluzione che ha di fatto scatenato una serie di polemiche tra chi è pro e chi invece è contro. 

“La proposta di risoluzione avanzata dalla commissione consiliare appare retrograda, dai toni medioevali, oltre che una discriminatoria strumentalizzazione per coinvolgere la scuola – spiega Canale – è un’offesa verso il mondo della scuola, verso i nostri docenti, verso la loro serietà e responsabilità educativa”. 

“Detto questo – aggiunge – possiamo fare nostra la distinzione tra il sesso biologico (sex) e genere (gender). Il primo è dato dall’insieme delle caratteristiche fisiche del sesso a cui appartiene un individuo, determinato geneticamente e biologicamente e affermiamo che vi sono importanti differenze tra il sesso maschile e quello femminile. Il secondo è costituito dal riconoscimento che ogni cultura fa di queste differenze, unito ad aspettative e significati e codici di comportamento è il genere. Possiamo riconoscere che il sesso di appartenenza è un dato forte e che non è oggetto di scelta, così come l’orientamento sessuale, perciò vorremmo rassicurare la commissione sul fatto che l’educazione informata dagli studi di genere non può rendere ‘neutri’ i bambini, come non può alterare il loro corredo genetico”. 

“Proprio perché il sesso e l’orientamento sessuale non si scelgono e sono declinati secondo la cultura di appartenenza – aggiunge lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Burattini, coordinatore territoriale dei Centri Anti Violenza Anddos – che esiste una infinita variabilità nel modo in cui sono espressi e vissuti. Ed è proprio questa variabilità a rendere un bisogno educativo la promozione di iniziative di educazione sessuale ed affettiva che siano in grado di tenere in considerazione e valorizzare le differenze individuali, anziché reprimerle su base ideologica. Sempre in questa direzione non possiamo che auspicare il coinvolgimento attivo della famiglia in questa educazione, per mettere a sua disposizione strumenti adeguati al tempo ed in linea con i risultati della ricerca”. 

“Esprimiamo estremo dissenso per questa risoluzione antidemocratica, assolutamente retrograda ed ideologizzata che ha perso ogni contatto con il senso della realtà”, conclude Burattini. 

DI STEFANO (FORZA ITALIA), ”D’ALFONSO CATTOLICISSIMO, MA NON SI ESPRIME. DDL CIRINNA’ E’ ABERRAZIONE’, ORA FAMILY DAY”

“Credo sia molto importante essere presenti il 30 gennaio a Roma, non solo per chi come noi fa politica, ma anche per tutti coloro che ritengono che il ddl Cirinnà sia un’aberrazione”, ha commentato l’onorevole di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano. 

“Il ddl Cirinnà infatti pone un netto squilibrio nell’impostazione giuridica delle unioni civili omosessuali in rapporto al matrimonio e soprattutto vedrà l’introduzione dello ‘Stepchild adoption’.

In buona sostanza significa permettere l’adozione da parte di due persone dello stesso sesso. È  necessario, quindi, riconoscere e regolamentare i diritti e i doveri di queste persone, che intendono
costituire un’ unione affettiva stabile e duratura ma senza equipararla in alcun modo alla famiglia naturale, composta da un uomo e da una donna, e riconosciuta dall’ Articolo 29 della Costituzione”.

“Allo stesso modo – ha detto Di Stefano-  la polemica che si è sviluppata sul giusto documento presentato e votato dal Gruppo Regionale di Forza Italia sulla ‘Teoria gender’ testimonia invece la bontà e la giustezza dell’iniziativa e le aberrazioni che da alcune parti vengono teorizzate contro quel principio naturale che è la famiglia quale pilastro fondante di qualunque società, dalla nascita dell’uomo. 

“Bene ha fatto – ha concluso – la Giunta Regionale della Lombardia che nei giorni scorsi ha approvato, all’unanimità, l’adesione dell’istituzione al Family Day. Altrettanto dovrebbe fare il ‘cattolicissimo’ presidente Luciano D’Alfonso. Ma dubito che ne avrà il coraggio”. 

Infine l’onorevole Di Stefano ha spiegato che saranno organizzati pullman che partiranno da tutta la regione per chi volesse partecipare al Family Day. 

D’IGNAZIO (NCD), ”PROVVEDIMENTO PER DIFENDERE I NOSTRI FIGLI”

“Il provvedimento mira a difendere i nostri figli da una teoria che rifiuta aprioristicamente il concetto di uomo e donna ed attribuisce all’individuo la sessualità che ritiene di sentire”, il commento del consigliere regionale del Nuovo centrodestra e segretario dell’Ufficio di presidenza, Giorgio D’Ignazio, sul documento che è stato votato in Commissione Sanità anche con il suo voto, dalla maggioranza e dall’opposizione di centrodestra.

“Ribadire – continua d’ignazio – il ruolo centrale della famiglia naturale- composta da un uomo e da una donna uniti in matrimonio- nella sfera educativa, sessuale ed affettiva e garantire ai genitori la libertà di scelta educativa dei propri figli è, a mio giudizio, non solo un diritto quand’anche un dovere. Difendere questa libertà non significa essere bigotti, bensì  avere a cuore lo sviluppo dell’identità dei nostri bambini, soprattutto nei primi anni di vita, quando non hanno ancora gli strumenti analitici necessari per filtrare la realtà ed il loro immaginario è facilmente influenzabile”.

Secondo d’ignazio, l’approvazione bipartisan, “è un segnale importante di come nell’affrontare tematiche particolarmente sensibili, sia possibile trovare una sintesi”.

“Assumere una posizione di contrarietà all’introduzione della teoria del gender nelle nostre scuole è un dovere di chi, pur ribadendo la ferma opposizione a qualsiasi forma di discriminazione, respinge una teoria che non si fonda sul giusto rispetto della diversità e priva i genitori del loro ruolo centrale di educatori”.

“La scuola – conclude – ha il compito di supportare l’educazione genitoriale, non di sostituirsi ad essa ed in qualità di politici responsabili e lungimiranti, abbiamo sentito il dovere di intervenire e di prendere una posizione chiara su questa delicata tematica”.

UDU TERAMO-L’AQUILA, 360° CHIETI-PESCARA, ”TEORIA GENDER NON ESISTE, DA REGIONE ABRUZZO DEMAGOGIA E ARRETRATEZZA CULTURALE. C’E’ ANCHE PD”

In campo scendono anche l’Unione degli universitati di Teramo e L’Aquila, insieme all’associazione 360° di Chieti e Pescara, impegnati a manifestare nelle piazze di Teramo, L’Aquila e Chieti. 

“Ieri in Consiglio Regionale è stata presentata una risoluzione, a prima firma del consigliere regionale di Forza Italia, Paolo Gatti, contro l’insegnamento della “teoria Gender” nelle scuole abruzzesi. La risoluzione, approvata a larga maggioranza in V Commissione regionale, vede tra i suoi firmatari anche esponenti del Partito democratico, tra i quali spicca il nome di Sandro Mariani, capogruppo Pd”, si legge in una nota. 

IL RESTO DELLA NOTA

La risoluzione impegna il presidente della Regione a sottoscrivere un apposito protocollo di intesa con l’Ufficio scolastico regionale per sancire questo divieto. Troviamo tutto ciò alquanto vergognoso e frutto di una becera, quanto inutile, propaganda politica. Già nel luglio 2015 il Miur aveva chiarito, con una circolare, come non esistesse alcuna sedicente “teoria del Gender” tra i temi affrontati dalle scuole italiane, tanto che lo stesso ministro Giannini, bollò come artefici di una vera e propria “truffa culturale” tutti coloro che alimentavano questo tema.

Al proponente consigliere Gatti e ai sottoscrittori sarebbe bastato guardare le linee guida del governo nazionale per rendersi conto della stupidità di quanto stavano firmando e votando.

Ancora più incomprensibile è l’adesione alla delirante risoluzione avvenuta da parte del capogruppo regionale del Pd, consigliere Mariani, che, evidentemente, è poco informato delle attività del proprio Governo e del proprio partito nazionale. Ee è poi motivo di grande preoccupazione il fatto che i consiglieri regionali, guidati peraltro dall’ex assessore regionale alle politiche formative, possano ritenere di poter intervenire sui percorsi educativi delineati dal Miur, dalle Scuole e dagli insegnanti.

Vorremmo fosse chiaro che non esiste alcuna “teoria Gender” e che quanto scritto dai consiglieri regionali abruzzesi è quanto di più scellerato si possa esprimere, specie se si considera che è avvenuto a due giorni da una importante manifestazione nazionale a supporto delle unioni civili.

Mentre il resto del Paese discute di fare passi in avanti sui diritti civili, l’emiciclo abruzzese dimostra tutta la sua arretratezza culturale e chiusura mentale, approvando una risoluzione che non solo non fa altro che alimentare omofobia e transfobia, ma addirittura nega l’esistenza di omosessuali, transessuali e famiglie diverse da quelle “tradizionali” che, secondo la Regione Abruzzo, “possono turbare la serenità dei bambini”.