L’AQUILA – Interrogati nella giornata di ieri due dei tre arrestati nell’ambito dell’operazione dei Carabinieri dell’Aquila che ha portato alla chiusura del night club “Margot” a pochi chilometri dal capoluogo, Sergio Marrazzi di 57 anni e Dana Maria Mierlici di 40, hanno negato ogni addebito per il reato di sfruttamento della prostituzione.

 L’uomo e la donna di origini romene per ora restano in carcere, rispettivamente ad Avezzano e Teramo, in attesa che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, si esprima sulla richiesta di scarcerazione. La terza persona finita in manette, Antonio Marrazzi, il figlio 28enne dell’uomo rinchiuso nel carcere marsicano, è ancora nel carcere di Varese, dove è stato interrogato.

Antonio Marrazzi e Dana Maria Mierlici hanno respinto tutte le accuse, aggiungendo che qualora avessero avuto il sospetto che nel locale, dove si esibivano per lo più giovani dell’est europeo, venisse esercitata la prostituzione non avrebbero esitato ad impedirlo; gli arrestati hanno sostenuto anche di aver allontanato una giovane proprio perché sospettata di aver consumato un rapporto sessuale a pagamento.

Il pubblico ministero, Fabio Picuti, non è stato convinto dalle spiegazioni fornite dai due, accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

Qualche giorno fa, dopo il blitz dei militari della Compagnia dell’Aquila, erano trapelati i primi dettagli, tutti da confermare, secondo i quali per una prestazione sessuale i clienti avrebbero pagato circa cinquanta euro, che si aggiungevano al costo di ingresso al night di quindici euro, comprensivi di consumazione al bancone.

I due uomini sono stati indagati in quanto titolari del night, mentre la donna è finita in carcere con l’accusa di essere la responsabile del locale nelle vesti di barista e direttrice di sala.

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