MONTORIO AL VOMANO – “È stato un inferno, senza luce, con le frazioni isolate e tante persone, anche anziane e malate irraggiungibili, con le scosse che facevamo tremare la terra, senza mezzi adeguati. E poi ci si è messa pure la Commissione grandi rischi a creare il panico, a rendere tutto più difficile”.
È spossato il sindaco di Montorio al Vomano, uno dei comuni dell’Abruzzo teramano più colpiti dall’emergenza neve e terremoto a cui si è aggiunta anche la mancanza di corrente elettrica. Ed a oggi sono ancora molte le utenze non riattivate. Un paese, Montorio, che ha già subito il sisma dell’aprile 2009, poi quello dell’ottobre 2016, e infine le scosse di mercoledì 18 gennaio, che molto probabilmente hanno aggravato ancora la situazione.
Montorio è ora semi deserto, e si sta lavorando per liberare le strade per consentire di svolgere il funerale di Claudio e Mattia Marinelli, papà e figlio morti di freddo a Poggio Umbricchio, tra Montorio e Crognaleto.
Drammatico è il racconto del sindaco Gianni Di Centa, che cerca di sopire la rabbia e mantenere la calma che in una situazione così difficile è virtù fondamentale.
“Avere la corrente elettrica era per noi indispensabile – spiega Di Centa – per far fronte all’emergenza. Ad esempio non abbiamo potuto utilizzare il palazzetto dello sport come centro di accoglienza, come abbiamo fatto dopo le scosse del 30 ottobre, perché non potevamo riscaldarlo ed era buio. Le persone le abbiamo dovute mandare tutte negli alberghi della costa”.
E prosegue il sindaco: “Abbiamo cercato di posizionare i generatori, con i mezzi messi a disposizione delle ditte locali, anche perché i nostri mezzi sono rimasti intrappolati nei capannoni crollati a causa del sisma, ed anche per il peso della neve. Il problema è stato però quello del carburante per i generatori, i rifornimenti di gasolio non arrivavano, o arrivavano dopo ore di attesa e continue richieste. Potevano comunicare solo con le radio, anche perché i telefoni non prendevano. La fresa spazzaneve che ci ha consentito dopo giorni di raggiungere tutte le frazioni, è arrivata da Milano”.
Alla domanda, secondo lei ha funzionato la macchina della Protezione civile, il sindaco si limita a rispondere mettendo da parte la diplomazia, “Diciamo che ci siamo dovuti arrangiare, assieme agli straordinari volontari che sono venuti ad aiutarci, ma quello che è mancato è il coordinamento. Credo proprio che vada rivisto molto, nel sistema di Protezione civile”.
A dare manforte, gratuitamente a Montorio tra gli altri i volontari bergamaschi della Croce Blu di Gromo, e della Protezione civile di Palmanova (Udine).
Come se non bastasse è arrivata poi la dichiarazione resa al Tg3 del presidente della Commissione grandi rischi Sergio Bertolucci.
Questa, letterale: “Nella zona di Campotosto c’è il secondo bacino più grande d’Europa con tre dighe, una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago, per dirla semplice è ‘l’effetto Vajont’. Se si avverte un aumento del rischio, bisogna immediatamente renderlo trasparente alle autorità e alla popolazione”. Ancor prima con un cominciato stampa la Commissione aveva paventato il rischio imminente di una scossa tra magnitudo 6 e 7, ovvero devastante.
Il riferimento di Bertolucci è alla diga del Vajont, in provincia di Belluno, dove la sera del 9 ottobre 1963 a seguito di una frana che cadde nell’invaso, e di gravissimi errori umani, si elevò un immane ondata, che provocò oltre 1.900 vittime, nei paesi a valle. Poi Bertolucci, a seguito dell’esplosione di veementi critiche, ha frettolosamente aggiustato il tiro delle dichiarazioni.
Ma quello che ha detto al Tg3, a Montorio, che si trova a valle della diga di Campotosto, e poche decine di chilometri dall’epicentro del terremoto del 17 gennaio, ha avuto un effetto deflagrante che ha reso l’emergenza ancora più difficile da gestire.
“Appena si è diffusa la notizia – conferma il sindaco Gianni Di Centa – siamo stati sommersi da telefonate di cittadini terrorizzati che volevano andare via, quando noi eravamo impegnati a raggiungere le frazioni per portare via le persone rimaste bloccate nella neve, con il rischio, questo si reale che arrivasse un altro terremoto. La Commissione grandi rischi ci ha gettato nel panico, ha creato un allarme ingiustificato, nel momento più difficile per noi. A bocce ferme valuteremo le conseguenze di quelle dichiarazioni”.
Il sindaco ha intanto scritto al presidente della Regione e al prefetto per chiedere lumi sul cosa fare dopo gli allarmi “istituzionali” della Commissione grandi rischi.
“Ci devono dire loro cosa fare, non possono lasciarci il cerino in mano, – ha spiegato – intanto abbiamo firmato l’ordinanza di chuisura delle scuole a tempo indeterminato, in attesa delle verifiche simiche e del grado di vulnerabilità degli istituti scolastici per le possibili scosse future. Se le scuole non saranno sicure non riapriremo le scuole fino a quando non saremo messi in grado di offrire il servizio in sicurezza ai bambini del nostro paese”.
Ironia della sorte, Montorio ha già in cassa i fondi per realizzare un nuovo polo scolastico, davvero sicuro. I progetti erano pronti, poi come un’altra jattura, è arrivato il nuovo Codice degli appalti, che impone di rifare i bandi, divisi tra lavoro progettuale e di cantiere. Senza prevedere nemmeno una norma ponte che avrebbe consentito, specie in territori che vivono da anni l’emergenza sismica di finalizzare gli appalti già in essere.
Il paese è ora semi spopolato, la maggior parte degli abitanti è negli alberghi della costa. Il bellissimo e antico centro storico, del resto è quasi tutto inagibile a seguito del terremoto del 2009. Il Piano di ricostruzione, senza cui non si può avviare la fase della progettazione esecutiva e dunque dell’apertura dei cantieri è stato approvato solo a luglio 2016, dopo oltre sei anni dal sisma. A causa anche qui di inghippi burocratici per l’assegnazione dell’appalto tecnico. Poi è arrivato il sisma del 30 ottobre 2016, che ha causato altri danni, e si teme che anche quello del 18 gennaio ha aggravato ancor più la situazione. Mentre non si vede in centro un ombra di un cantiere.
“Appena andrà via la neve faremo fare altri sopralluoghi – spiega il sindaco – come avevamo fatto dopo il sisma del 30 ottobre, e dovevamo a giorni incontrarci con il commissario straordinario Vasco Errani e con il vice commissario Luciano D’Alfonso per mettere a punto un iter burocratico, il più celere possibile per esaminare i progetti di ricostruzione. Ora tutto si complica”.
E conclude con uno sfogo: “Se non avremo risposte concrete e immediate, sull’emergenza maltempo e quella post sismica, sulle soluzioni e iniziative concrete per dare un futuro a questo territorio, penso che restituirò la fascia da sindaco. Eh si, perché fare il sindaco è diventato impossibile, ti ritrovi con duemila problemi da risolvere, da solo e senza mezzi”.





