L’AQUILA – Il rischio devianza sessuale all’Aquila “è concreto e non si è attenuato con gli episodi di esibizionismo e di pedofilia nelle tendopoli durante l’emergenza del terremoto del 6 aprile del 2009”.

Per il professor Fabrizio Quattrini, docente dell’insegnamento di Clinica delle Parafilie e della Devianza presso la facoltà di Psicologia dell’Università degli studi dell’Aquila, l’analisi, anche senza studi al riguardo, è semplicissima: nei luoghi in emergenza, certi comportamenti possono subire un’accelerazione, o, più precisamente, una degenerazione.

“Non dico che non sarebbe successo niente senza sisma, ma di sicuro il sisma ha accelerato un po’ tutto, comportamenti deviati compresi”, afferma ad AbruzzoWeb Quattrini, protagonista della trasmissione ‘Sex Therapy’ del canale satellitare Sky, che ha da poco pubblicato il libro ‘Non smettere di giocare. 50 + 1 idee per scoprire insieme tutte le sfumature del piacere’ (Tea edizioni, 11 euro).

L’Aquila terremotata viene quindi vista ancora una volta sotto una luce diversa da altre realtà italiane, sicuramente difficili ma senza l’aggravante di quattro, pesantissimi, anni di post-sisma. E ancora una volta a farne le spese sono i giovani, che, come del resto gli anziani, vengono lasciati soli in una società che li considera al massimo come numeri senz’anima o come carne da macello, molto spesso in solitaria su internet per aggrapparsi come se fosse l’unica àncora di salvezza alla pornografia online, elemento centrale nelle analisi degli esperti che studiano la sessualità.

Professore, come stanno gli adolescenti e i più giovani d’Italia nel rapporto con la pornografia online?

Partiamo da una considerazione: il tabù della sessualità nel nostro Paese è ancora vivo, me ne rendo conto quando parlo con gli studenti nelle scuole e anche con persone più grandi, noto che alcune caratteristiche della sfera intima e sessuale sono ancora molto lontane dall’essere risolte. Senza dubbio qualche passo avanti c’è stato, le nuove tecnologie hanno permesso non soltanto agli adolescenti di entrare in contatto con la sessualità, ma senza educazione sessuale e in assenza di un ‘filtro’ costruttivo, le nuove tecnologie rappresentano un rischio per la psiche, una vera e propria trappola.

Esempio facile: il rischio di considerare la donna come una specie di oggetto sessuale?

È un discorso molto più ampio. A volte le informazioni che passano attraverso le nuove tecnologie, Internet in primis, se non vengono chiarite e filtrate sotto il profilo costruttivo, contribuiscono a dare forza a stereotipi dannosi e pericolosi. Mi spiego meglio: o si è in grado di capire, da soli, se le informazioni cui andiamo incontro sono valide, oppure si imparano concetti completamente sbagliati, fasulli, truccati.

Lo stato di salute dell’Italia rispetto all’esigenza di migliorare l’educazione sessuale?

Tanti cambiamenti, ma anche tanti ‘blocchi’. Da noi, a differenza di altri Paesi, manca una legge adeguata che tuteli l’educazione alla sessualità e all’affettività.

Il binomio famiglia-scuola è ancora troppo debole?

È un fatto di evoluzione che riguarda tutti gli adulti. Sono loro il riferimento per gli adolescenti e i giovani che crescono, sono loro, in ogni settore e istituzione, a formare le nuove generazioni. C’è un gran bisogno di dare regole e informazioni corrette, spetta agli adulti svolgere questo compito.

Nota qualche differenza sostanziale tra gli adolescenti degli anni ’70 e ’80 e quelli cresciuti con l’esplosione del sesso ‘sdoganato’ prima in tv e poi sul web?

Sì. Sono convinto che anni fa c’era più curiosità, più voglia di crescere, anche i valori erano molto diversi. Col passar del tempo è aumentata la pigrizia intellettuale, è evidente. Oggi ci si piazza davanti a un pc e si ‘vive’ attraverso un mondo virtuale.

Lo psichiatra Pietropolli-Charmet è convinto che la solitudine e i disagi degli adolescenti siano il prezzo da pagare a questo modello di sviluppo.

È venuto a mancare un elemento fondamentale dell’essere umano: il rispetto. Non è che prima ce ne fosse di più, ma nella società in cui viviamo la possibilità di stare così tanto, direi troppo, in autonomia, e parlo dei più giovani, fa cadere la costruzione del rispetto, dello stesso concetto di rispetto. Senza il rispetto innanzitutto per sé stessi, quindi per gli altri, si crea uno ‘stacco’ nell’evoluzione, un vuoto nella crescita, perché in totale autonomia e senza regole non si può crescere. Da qui possono emergere le psicopatologie e le forme più comuni di disagio sociale e di disturbo funzionale, come per esempio il bullismo.

Che è sempre esistito.

Questo moderno è un’altra cosa. Anni fa, il bullismo era semplice ed esclusivamente legato alle differenze: indossi gli occhiali, non devi indossarli perché gli altri non li portano, quindi me la prendo con te. Adesso non è più così, anzi, è esplosa una grandissima confusione. Dalla ‘semplice’ diversità si è passati all’intolleranza totale, il bullo moderno è confuso, non ha alcun punto di riferimento chiaro e gli manca, di fatto, l’elemento del rispetto che lo cambia, migliorandolo passo dopo passo. Cadute le migliori regole sociali e mancando dei veri punti di riferimento, in una società che certamente aveva molti difetti, sono caduti anche gli argini in grado di contenere i disagi.

Tra le psicopatologie in età giovanili più recenti, qual è quella che, banalmente, rappresenta la novità?

La non consapevolezza dell’identità. La perdita dell’identità. E la mancanza di autostima. Sembra assurdo, ma moltissimi giovani hanno l’autostima sotto i piedi, letteralmente. Uno spaccato gravissimo della nostra società.

Le nuove tecnologie fanno paura se gli esiti sono questi.

Il pericolo della dipendenza c’è e non riguarda solo i più giovani. Si passa molto tempo su Internet, dimenticando tutto ciò che di positivo c’è al di fuori, direi nel percorso della nostra vita.

Il pediatra è il medico del bambino, poi più nulla fino all’ingresso nell’età adulta. Il vuoto adolescenziale è anche un vuoto medico.
 
Il pediatra ha il compito di accompagnare il bambino dalla nascita fino a dopo la pubertà, quindi è sbagliato pensare che come figura medica non segua l’adolescente. Purtroppo non vengono dati, non tanto ai medici, ma a noi psicologi clinici, un ruolo e un riconoscimento al pari di chi fa parte del mondo medico. Lo capisco vivendo tutti i giorni ciò che accade nel mondo degli adulti. Quando un uomo con un disagio sessuale come l’eiaculazione precoce si presenta nel mio studio, nella maggior parte dei casi ha già consultato il medico di medicina generale, il medico di base, e fortunatamente anche un medico andrologo il quale, però, pur riconoscendo una componente psico-emotiva come causa del disturbo rappresentato, difficilmente indirizza il paziente dal sessuologo clinico. Sessuologo che attraverso un percorso di psicoterapia, può aiutare a superare il disagio rappresentato. Questo aspetto importante di rete professionale dovrebbe essere supportata, esistono difficoltà sessuologiche che non si risolvono necessariamente solo attraverso la prescrizione farmacologica, anzi una buona combinazione fra medico-sessuologico e clinica aiuterebbe il paziente ad uscire dall’empasse disfunzionale.

Maschietti e femminucce. Quanto è aumentata, se è in effetti aumentata, la distanza tra due sviluppi fisiologici e temporali così diversi?

Ovviamente a livello fisiologico le ragazze sviluppano prima dei ragazzi, ma sono sempre di più i casi che riguardano chi impara più velocemente a conoscere il mondo degli adulti, proprio per la possibilità di accedere a informazioni a 360 gradi e di vivere sostanzialmente in autonomia, quindi siamo di fronte a una evoluzione sessuale e sociale più precoce se paragonata a qualche anno fa. E la prima volta a 14 anni è solo un aspetto di questo quadro. Certo, se prendiamo in considerazione gli anni ’40 o giù di lì, notiamo che gli adolescenti crescevano più rapidamente perché cominciavano a lavorare da subito, dunque l’impatto con il mondo degli adulti li portava a diventare grandi già a 12, 13 anni. Ciò che per me è però drammatico è altro. L’adolescenza sappiamo tutti quando comincia, ma non esattamente quando finisce. Si può essere adolescenti anche a 30, 40 anni, perché, chessò, causa problemi economici si vive ancora da mamma e papà. Si può avere un lavoro, si può avere una vita sessuale, però non si è ancora adulti. In altre realtà si esce di casa a 18 anni e comunque vada si continua a stare lontani da mamma e papà.

L’influenza religiosa in Italia è acqua passata?

Assolutamente no, credo che durerà ancora per molto. Il cattolicesimo è un’onda lunghissima, non esauribile in pochi anni. La sessualità dal punto di vista cattolico è sempre stata vista come mezzo per procreare, il piacere e la creatività del sesso invece erano, e sono tuttora, qualcosa di sporco e questo possono affermarlo con convinzione adulti, giovani e giovanissimi del 2013.

Ci risiamo. L’educazione sessuale a scuola aiuterebbe non poco.

Basterebbero delle regole più precise. Se si promuovesse meglio la cultura del sesso sicuro, non soltanto per il capitolo ‘malattie’ ma anche per altri capitoli, come la fantasia, l’emancipazione, la creatività, il piacere di fare qualcosa di bello, le cose potrebbero migliorare. Ma chi è estremamente convinto della sporcizia e dell’immoralità del sesso forse non cambierebbe idea tanto facilmente.

Il suo libro sui giochi erotici guarda nella direzione giusta?

I critici che l’hanno letto evidenziano la mia volontà di fare educazione sessuale per adulti pura e semplice, con un linguaggio comune, chiaro e anche educato. Le persone spesso restano colpite dalla forma con cui può essere trattata la sessualità e capiscono quanto sia importante il ruolo della sessualità stessa nell’abbattimento di paure, tabù e stereotipi.

Si vedrebbe come professore di educazione sessuale a scuola?

Sono contrario alla figura del docente di educazione sessuale. La via migliore è l’inserimento di figure specializzate in grado di lavorare in maniera costante con e sulle classi, ma senza l’etichetta di docente. Preferisco una specie di laboratorio non giudicante di studio e di confronto, i ragazzi si esprimono meglio se non c’è il vincolo docente-allievo. Sarebbe utile far capire l’importanza della carezza già ai bambini delle elementari, per aiutarli nella comprensione del corpo e della bellezza degli affetti umani, preparandoli così per le fasi successive, purché questo laboratorio sia strutturato in tre dimensioni: assistenti, studenti, anche se alle superiori hanno già fatto sesso, e genitori. Questi ultimi devono evitare a casa di comportarsi da amici e banalizzare certe tematiche. Basta che ascoltino e parlino con serenità.

Perché secondo lei la pornografia è ormai diventata padrona di Internet ed è alla portata di tutti?

Partiamo dal termine pornografia: per me è sostanzialmente un elemento dell’autoerotismo, al di là delle opinioni e degli aspetti morali, più appannaggio dei maschi che delle femmine, ma comunque un aspetto della sessualità. Qui però c’è dell’altro, ed è la certezza di vivere la sessualità in privato, in casa, nascosto, protetto. Non è di per sé negativo, a patto che non diventi una dipendenza.

E a patto che non diventi un lavoro come per le ragazzine, che anche sotto i 18 anni fanno sesso a pagamento davanti a una telecamera piazzata in camera per uno sconosciuto dall’altra parte dello schermo del computer.

È un fatto gravissimo, perché così non si dà un valore alla propria persona, nonostante io sia convinto che la prostituzione per gli adulti andrebbe legalizzata e resa ‘civica’ e democratica, non certo impostata come una mera vendita del corpo. Nel caso delle ragazzine, ma non solo, anche dei ragazzini, che pensano di ottenere soldi facilmente con la convinzione di non fare nulla di male, si può andare incontro addirittura il suicidio, ci si può ritrovare nudi in foto che fanno il giro del mondo e a quel punto il gioco sfugge di mano, diventa terribilmente pericoloso.

Gli adolescenti e i giovani che vivono all’Aquila subiscono gli effetti dell’aggravante del post-sisma, una realtà molto difficile. Come stanno e cosa rischiano secondo lei?

Nelle tendopoli dell’emergenza terremoto sono successe tante cose, come episodi non isolati di esibizionismo e di pedofilia. In tutte le realtà difficili si creano dei rischi. L’Aquila è una realtà a rischio, purtroppo lo è ancora di più a quattro anni dal terremoto.

È ora di dare spazi e maggiori attenzione a chi sta crescendo, specie in una città in difficoltà come il capoluogo d’Abruzzo.

Si ritorna al discorso di prima. I più giovani non possono fare tutto da soli. Per il mio lavoro servono strutture, leggi, investimenti, oltre naturalmente a un cambiamento di mentalità nell’affrontare la sessualità e i disagi di chi cresce. Non soltanto all’Aquila, dove, ahimè, ogni buona occasione di miglioramento è stata spettacolarizzata. Adesso la popolazione è stanca, si è adagiata, anzi, si è adattata all’ambiente fermo al palo. È ora che ritrovi l’energia giusta per rimettersi in piedi e ricominciare a responsabilizzarsi.