L’AQUILA – Nell’anno scolastico 2010/2011 gli studenti stranieri iscritti nelle scuole d’Abruzzo sono stati oltre 12 mila.

Di questi, 2.479 (il 6,8 per cento), nella scuola dell’infanzia, 4.226 (7,4 per cento) nella scuola primaria (elementare), 2.780 (7,5 per cento) nella scuola secondaria di primo grado (media) e 2.665 (4,4 per cento) in quella di secondo grado (superiore).

Sono invece 469 gli alunni non italiani iscritti per la prima volta in un istituto scolastico della regione durante questo anno scolastico.

Lo rileva un rapporto di previsione del ministero dell’Istruzione che sottolinea come l’aumento degli alunni stranieri proceda al ritmo del 20/25 per cento all’anno. Dallo studio emerge che nel corso del 2011 gli studenti di diversa cultura presenti nelle scuole italiane supereranno quota un milione.

Dati interessanti secondo il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Giovanna Boda.

“Nella nostra regione – spiega ad AbruzzoWeb – gli alunni stranieri sono più del 5 per cento della popolazione scolastica, sono presenti soprattutto nella fascia dell’obbligo ma sono in aumento anche negli istituti superiori e questo è già un segno di un miglioramento nei processi d’integrazione”.

La distribuzione non è uniforme sul territorio nazionale: in Emilia-Romagna un alunno su nove non è italiano; percentuali molto vicine al 10 per cento si registrano anche in Lombardia, Veneto, Umbria e Marche, mentre in quasi tutte le regioni del Sud e nelle isole si supera di poco l’uno per cento. Fra le città capoluogo di provincia il primato spetta a Milano (14,2 per cento).

La scuola italiana, negli ultimi anni, ha fatto un grande lavoro su se stessa, modellandosi al cambiamento e facendo propria “l’educazione interculturale”. Affermando il principio che l’uguaglianza è diritto alla differenza, la scuola ha voluto valorizzare le risorse di ogni singolo individuo come titolare di diritti umani: è questa la pratica dell’intercultura, un strumento per rafforzare la capacità di conoscere, gestire e valorizzare le differenze, considerandole una ricchezza personale e collettiva.

La presenza di alunni stranieri nella scuola italiana così come in quella abruzzese è ormai un dato strutturale: superato il momento di emergenza iniziale, si è aperta una nuova fase di valutazione delle esperienze già realizzate e di programmazione di azioni e interventi per fronteggiare i nuovi scenari.

Secondo il provveditore, “si tratta di un processo complesso che, per essere affrontato con efficacia, richiede la stretta collaborazione tra i soggetti coinvolti: gli enti locali, le università, le asl, le associazioni di volontariato sociale e culturale, gli oratori”.

“Occorre uno sforzo istituzionale e progettuale – afferma la Boda – per attuare una strategia che, nella società della conoscenza, garantisca a tutti l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Sappiamo e crediamo fermamente che la diversità sia una ricchezza che non possiamo disperdere”.

L’istituzione scolastica ha ridisegnato un modello che cerca di coniugare interventi mirati e specifici di accoglienza e inserimento dei nuovi alunni, con gli aspetti di cambiamento e di trasformazione che questa novità produce nella didattica, nella formazione degli insegnanti e nell’educazione di tutti.

Diversamente da quanto previsto in altri Paesi europei, difatti, la scuola italiana si è orientata fin da subito a inserire gli alunni di cittadinanza diversa all’interno delle normali classi scolastiche, evitando la costruzione di luoghi di apprendimento separati, veri e propri ghetti, favorendo la continuità con precedenti scelte fatte per l’accoglienza di varie forme di diversità.

Scegliere la prospettiva interculturale, dunque, significa perseguire non solo una strategia di integrazione degli alunni immigrati, ma vuol dire, soprattutto, assumere la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola, come occasione di apertura a tutte le forme nelle quali si esprimono le differenze di genere, di provenienza geografica, di etnia, di orientamento religioso, così da superare i pregiudizi e gli stereotipi e promuovere il confronto e il dialogo verso la cultura altra, per fare delle “differenze” una ricchezza acquisita e un’occasione di crescita e di arricchimento per tutti.

“Come ufficio scolastico regionale – conclude il provveditore Boda con una promessa – faremo la nostra parte, valorizzando quanto già è stato fatto, implementando la formazione dei docenti e ampliando l’intervento del volontariato, l’arricchimento delle opportunità formative con il ricorso per esempio alla pratica sportiva, formidabile strumento d’integrazione”.