L’AQUILA – Il procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha chiesto ai colleghi di Reggio Calabria gli atti dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ha portato a sgominare la cosca Borghetto-Caridi-Zindato, con l’arresto di 34 persone, e alla scoperta di tracce evidenti di infiltrazioni dell’organizzazione mafiosa calabrese negli appalti per la ricostruzione post-terremoto.
Il procuratore capo ha sottolineato che la procura distrettuale antimafia sta valutando la posizione del piccolo imprenditore aquilano Stefano Biasini, 33 anni, che al momento non è indagato, ma che, da quanto emerso dalle intercettazioni della procura calabrese, sarebbe il gancio aquilano di uomini collusi con la ‘ndrangheta.
In particolare, Biasini avrebbe avuto rapporti con il commercialista Carmelo Gattuso, prestanome in alcune operazioni societarie di quel Santo Giovanni Caridi, anch’egli in carcere, ritenuto legato alla cosca mafiosa Borghetto-Caridi-Zindato.
Biasini è amministratore unico e proprietario del 50 per cento delle quote della ditta Tesi costruzioni, che ha sede all’Aquila in via Pescara.
Stando all’accusa, l’altro 50 per cento sarebbe di Gattuso, sempre per conto di Caridi. Secondo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria, Andrea Esposito, in riferimento all’appuntamento dal notaio per il passaggio di quote avvenuto il 26 marzo scorso all’Aquila, “la società sarebbe stata utilizzata per aggiudicarsi i lavori da cedere poi in subappalto, chiaramente alle altre due imprese”, la Edil Br costruzioni e la Lypas che “stanno operando, così come inizialmente prospettato, in sinergia e sotto il diretto controllo di Caridi”.
Rossini ha spiegato che “stiamo chiedendo le carte e raccoglieremo tutto quello che è necessario”. In riferimento alla posizione di Biasini, ha sottolineato che “in questa fase non posso dire qual è la sua posizione, c’è la riservatezza del segreto istruttorio”.
Ma ci sono gli estremi per indagarlo? “Stiamo accertando”. Poi, il procuratore distrettuale, alla domanda se ci siano gli estremi in senso assoluto per indagare per mafia sugli appalti all’Aquila chi ha contatti con la malavita organizzata, ha replicato che “da sempre, da quando abbiamo cominciato questo processo, noi abbiamo detto che come cominceranno ad arrivare i soldi, arriveranno le strutture criminali e le persone perbene che vogliono lavorare”.
“Noi stiamo accertando quello che succede e che succederà e poi prenderemo provvedimenti”, ha aggiunto. Nel rispondere alla domanda se il 416 bis (l’associazione per delinquere di tipo mafioso) sia contemplato nei provvedimenti, Rossini ha lanciato l’allarme sottolineando che “il 416 bis vive sempre con noi, siamo la distrettuale antimafia che opera maggiormente in questa fase della nostra storia perché purtroppo nel centro Italia ci troviamo in una situazione che non ha precedenti tra mafie, infiltrazioni, reati commessi di ogni genere e quindi ci stiamo facendo le ossa”.
“Chissà – ha concluso il procuratore distrettuale – forse domani sarà peggio”.



