L’AQUILA – “Gente che si tuffava in mare, disabili e bambini che a fatica sono riusciti a salire sulle scialuppe di salvataggio. Siamo scioccati per quello che è successo, moralmente siamo a pezzi”.

Valentino De Ascentis, 32 anni, di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), racconta ad AbruzzoWeb la notte da incubo vissuta a bordo della nave da crociera affondata questa notte a largo dell’isola del Giglio (Grosseto). A bordo, insieme a lui, la fidanzata Mariangela Di Genova, 24 anni, anche lei di San Benedetto dei Marsi, e almeno altri cinque abruzzesi, tre donne residenti a Pescara, due lancianesi e una donna di Castel di Sangro. Tutti salvi, fortunatamente, in questa tragedia che finora conta tre morti, 14 feriti e 70 dispersi.

Il giovane marsicano era salito sulla Costa Concordia a Civitavecchia (Roma) da sole due ore insieme alla fidanzata. Era la loro prima crociera, quella sognata da tempo, per trascorrere una settimana in relax, visitando posti stupendi, cullati dal mare. Lo stesso mare che, invece, ha cercato di inghiottirli.

“Alle 19 ci siamo imbarcati, alle 21 è successo il finimondo – racconta ancora sotto shock – In quel momento ci trovavamo al ristorante. All’improvviso abbiamo sentito uno scossone, i piatti e i bicchieri hanno iniziato letteralmente a volare. La nave ha cominciato a inclinarsi, prima sul fianco sinistro, poi sul destro”.

“Ci siamo precipitati sulla terrazza della nave e siamo saliti sulla scialuppa – prosegue con la voce carica di spavento di chi ha visto la morte in faccia – C’erano disabili, bambini. Intanto alcune persone, prese dal panico, si sono gettate in mare”.

Momenti drammatici, anche perché, come spiega il sopravvissuto, i soccorsi sono stati ostacolati dal fatto che le scialuppe di salvataggio che si trovavano sul fianco destro, sul quale la nave si è inclinata, non erano utilizzabili.

A far accrescere la paura, anche il black out e le luci che sono andate via. “La nave si è spenta piano piano. Per fortuna noi eravamo già arrivati sull’isola del Giglio quando tutte le luci della nave si sono spente completamente. Gli abitanti del posto ci hanno dato delle coperte, faceva tanto freddo e noi non indossavamo vestiti pesanti, io avevo solo la camicia. Sono stati gentilissimi e ci hanno aiutato tanto”.

Valentino e Mariangela già oggi torneranno a casa, finalmente al caldo e al sicuro, ma con la tragedia nel cuore, e con il costante pensiero al dramma ancora in corso, alle persone tuttora disperse e ai morti di questo incidente inspiegabile.

“I soccorsi sono ancora in corso – continua il ragazzo sopravvissuto – C’era tantissima gente sulla nave, eravamo più di 4.500 persone… Ora stiamo tornando a casa, i nostri genitori ci sono venuti a prendere questa mattina. E pensare che era la nostra prima volta su una nave da crociera…”.

TRA I SOPRAVVISSUTI ANCHE TRE DONNE CHE LAVORAVANO A PESCARA

C’erano anche tre donne che lavoravano a Pescara sulla nave della Costa crociere naufragata a largo dell’isola del Giglio.

Sono estetiste e parrucchiere che lavorano in un negozio di via Milano a Pescara e si erano imbarcate ieri a Civitavecchia per prepararsi alla trasmissione televisiva Professione lookmaker.

Sono due pescaresi, e cioè Barbara Antelmi, 36 anni originaria di Bari e titolare del negozio di parrucchiere Easy chic, e Teresa D’Aiello, 33 anni originaria di Caserta, titolare del centro estetico Passione estetica, annesso al parrucchiere, e poi Cinzia Antelmi, 34 anni, originaria di Bari che vive a Roma e collabora con il negozio di Pescara nel settore di onicotecnica.

Le ha sentite telefonicamente questa mattina Rosalba Finocchio, dipendente dell’attività che si trova nel centro di Pescara, che dice: “Sono sconvolte, piangono ma stanno bene – dice. Ieri sera hanno sentito un boato mentre cenavano e hanno subito cercato di prendere giubbotti ma sono rimaste in acqua per ore e sono arrivate a terra alle 8, questa mattina. È stato peggio del Titanic”.

Le tre erano le uniche abruzzesi scelte per il programa e il provino l’hanno fatto con Francesca Rettondini a Città Sant’Angelo.

“SEMBRAVA IL FILM ‘TITANIC”’

Barbara Antelmi, una delle tre donne residenti a Pescara che ieri sera erano a bordo della nave affondata all’Isola del Giglio, racconta la sua esperienza e commenta che sembrava di essere “nel film sul Titanic”.

“Abbiamo sentito un rumore, come un treno su una rotaia, poi un boato forte. Volava di tutto, ho visto donne incinte e bambini che scivolavano da una parte all’altra, e i piccoli terrorizzati. Per un po’ si sono spente le luci, e abbiamo preso i salvagenti, la nave si piegava velocemente. Ci hanno fatto salire sul ponte ma le scialuppe erano bloccate. All’inizio non si riusciva a capire cosa fosse accaduto, ci parlavano di una avaria al motore e all’impianto elettrico ma quando ho visto i camerieri piangere ho capito che era successo qualcosa di grave”.

Barbara se l’è vista davvero brutta: “Stavo cadendo dal pontile – dice ancora – ed è stato un cameriere a salvarmi. I soccorsi sono arrivati subito ma le scialuppe in mare erano solo due. Noi siamo state soccorse verso l’una e abbiamo avuto delle coperte alle 3. Non è stata una bella esperienza”, assicura l’estetista che era a bordo con la sorella Cinzia e una collega.

A BORDO ANCHE DUE LANCIANESI E UNA DONNA DI CASTEL DI SANGRO

Tra i membri dell’equipaggio della nave Costa Concordia affondata la scorsa notte c’è anche Rosanna Teoli, originaria di Cassino (Frosinone) ma residente a Castel di Sangro (L’Aquila). La donna. che sulla nave lavorava come animatrice, sta bene e ha raggiunto la zona degli alberghi che ospiteranno gli scampati al naufragio.

A bordo anche il parrucchiere lancianese Silvio Luciani, residente nella frazione di Villa Andreoli, in viaggio con un’altra donna di Lanciano, di cui si conosce solo il nome di battesimo, Alessia. Luciani, parrucchiere del salone Hair Fantasy, in una telefonata ai suoi amici ha detto: “Ora sto bene, ma non ho più niente. Soltanto una coperta addosso”.

UN AQUILANO RACCONTA: “VENERDI’ PROSSIMO SAREI PARTITO CON LA STESSA NAVE “

Sarebbe dovuto partire per una crociera insieme a sua moglie venerdì prossimo, con la stessa nave Costa Concordia affondata la scorsa notte a largo dell’isola del Giglio.

Il signor Mimmo Fonzi, dell’Aquila, si sarebbe dovuto imbarcare a Civitavecchia la prossima settimana, in un viaggio organizzato insieme a numerosi altri aquilani. “Saremo stati una cinquantina – spiega ad AbruzzoWeb – avevamo organizzato tutto con l’agenzia di viaggi”.

Il signor Fonzi racconta di aver appreso questa mattina dalla televisione della tragedia avvenuta in mare: “Cosa ho pensato? Meno male che non eravamo a bordo. Credo sia normale averlo pensato”.

Il tragitto della nave, partita da Civitavecchia, avrebbe toccato Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca e Palermo.

“Ancora non abbiamo avuto nessuna comunicazione da parte dell’agenzia di viaggio – afferma il signor Mimmo – immagino che a breve ci diranno cosa fare. La nave, a quanto hanno detto in televisione, è comunque irrecuperabile. Se ci offriranno un’altra crociera, accetteremo. Magari ci saliremo tra qualche tempo, passato l’effetto shock”.

IL BILANCIO: 3 MORTI, 14 FERITI E 70 DISPERSI

È di 3 morti e 14 feriti il bilancio, al momento, dell’incidente che ha coinvolto ieri sera la nave Costa Concordia, secondo quanto rende noto il prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi. Un bilancio che, per i soccorritori, potrebbe non essere ancora definitivo: risultano ancora 70 dispersi.

La Procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta pernaufragio, disastro e omicidio colposo. Non risultano ufficialmente indagati. È in corso negli uffici della Capitaneria di porto dell’Isola del Giglio l’interrogatorio di Franco Schettino, comandante del Concordia.

Uno squarcio lungo almeno 70 metri sulla fiancata di sinistra e un’inclinazione di 80 gradi dalla parte opposta: si presenta così la Costa Concordia, la nave naufragata ieri al Giglio. A bordo della nave sono in corso le operazioni di soccorso con i vigili del fuoco alla ricerca di eventuali dispersi. La nave è a ridosso degli scogli.

Circa 60 persone sono state liberate dai Vigili del Fuoco in una parte della stessa nave dove erano rimaste intrappolate. Lo si apprende dalla Prefettura di Grosseto e, secondo quanto spiegato, i sessanta erano in ponti della nave Concordia non rimasti sommersi dall’acqua. Tuttavia queste decine di passeggeri non sono riuscite a scappare con gli altri perché ogni via di fuga era bloccata.

Il prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi ha detto che ”non possiamo escludere” che ci siano dei dispersi tra le persone che erano a boro della nave Costa Concordia. Si attende l’intervento dei sub, spiega, per verificare se qualcuno sia rimasto nella parte della nave sommersa e poi ”non si può escludere, siccome c’e’ stato grandissimo panico e alcune delle persone si sono buttate in mare, che può anche darsi che qualcuna di queste non si sia riusciti a soccorrerla”.

”La parte della nave che non è sommersa – ha aggiunto il prefetto – è stata tutta ispezionata dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, sono state trovate alcune persone, che sono state soccorse e portate in salvo all’isola del Giglio”.

Linardi aggiunge che in circa 1.500 stanno arrivando o sono arrivate a Porto Santo Stefano, trasportate con tre navi. In totale per l’accoglienza in tutta la provincia sono stati recuperati 3229 posti.

La paura arriva all’ora di cena, quando le 4.200 persone a bordo della Costa Concordia (oltre 3.000 dei quali passeggeri e circa mille di equipaggio) sono a tavola ai ristoranti della nave da crociera nei pressi dell’Isola del Giglio: uno scossone, poi la luce che va via. Il tempo di capire quello che sta succedendo e l’invito ad indossare i salvagente e avvicinarsi alle scialuppe, ”per precauzione”. Qualcuno, a bordo, ha pensato al Titanic, di cui tra tre mesi, il 15 aprile, ricorre il centesimo anniversario dell’affondamento.

Sembrava, all’inizio, che questa avventura si fosse conclusa senza gravi conseguenze, solo tanta paura. Ma poi, durante l’evacuazione, qualcosa non ha funzionato: molti passeggeri sono caduti in acqua, qualcuno forse vi si è gettato per la paura mentre lo scafo si inclinava sempre più, e ha dovuto vedersela con il freddo del mare e della notte. Tutte da accertare le cause della morte delle vittime: ipotermia, forse, ma non si esclude un malore, ne’ si sa se fossero tra quelli finiti in acqua.

La nave era attesa a Savona per la prima tappa della crociera ”Profumo degli agrumi” nel Mediterraneo, ed era partita circa due ore prima da Civitavecchia. L’Isola del Giglio, dove i passeggeri sono stati evacuati in attesa di essere trasferiti in altri luoghi con maggiore ricettività, era a due passi quando il ”tempio galleggiante del divertimento”, per motivi ancora da accertare, si è incagliata alle secche di Punta Gabbianara, la punta piu’ a sud dell’isola con alte scogliere, meta preferita dei sub.

La Concordia ha cominciato a imbarcare acqua e a inclinarsi sul fianco destro a causa di una falla che si sarebbe aperta nella zona di poppa. E proprio dall’Isola del Giglio sono partiti i primi soccorsi. Il sindaco, Sergio Ortelli, ha messo a disposizione scuole, asili, alberghi, ”qualsiasi cosa abbia un tetto” e il parroco ha aperto la chiesa per ospitare i passeggeri della nave. Piu’ tardi è cominciato, per alcuni di loro, il trasferimento in traghetto a Porto Santo Stefano.

“Stavamo cenando quando è andata via la luce, abbiamo sentito un colpo e un boato, e le stoviglie sono cadute per terra”: cosi’ ha raccontato all’ Ansa Luciano Castro, da bordo della Costa Concordia. All’inizio è stato detto che si trattava di un guasto elettrico, ma tutti si sono accorti che i bicchieri sul tavolo non stavano più in piedi.

“Scene da Titanic”, commenta con l’Ansa Mara Parmegiani, giornalista, come Castro, e anche lei per caso tra i crocieristi della Concordia. Prima l’invito ad avvinarsi alle scialuppe ”per precauzione”, poi ogni incertezza è stata spazzata via da sette fischi brevi e uno lungo: il segnale di abbandono nave. Verso la Costa Concordia che stava calando le scialuppe si sono avvicinati anche altri natanti che incrociavano nella zona, anche uno dei traghetti che fa servizio tra l’Isola del Giglio e Porto Santo Stefano, mezzi dei vigili del fuoco da Livorno e da Civitavecchia, delle capitanerie di porto e della guardia di finanza.

Verso l’una la situazione si complica: l’armatore fa sapere che ”la posizione della nave, diventando più difficoltosa, sta complicando le ultime operazioni di sbarco”.

È sul fianco, ormai, e a bordo ci sono ancora centinaia di persone. Prima dell’arrivo degli elicotteri, in diversi cadono nelle acque gelide del Tirreno a gennaio. All’Ansa giunge la telefonata di due genitori in ansia per il figlio in viaggio con moglie e due bambine di 3 e 4 anni. ”Sono ancora lì, fate qualcosa”.

Poi, per loro, un sospiro di sollievo: Gianluca Gabrielli e la sua famiglia ce l’hanno fatta; sono sulla banchina del Giglio e hanno una coperta. Solo un lenzuolo, invece, ricopre il cadavere della prima vittima, un uomo di 65-70 anni. Il Prefetto ha richiesto la lista dei passeggeri, per poi provvedere all’appello.