L’AQUILA – Migliaia di persone hanno affollato anche oggi il centro storico dell’Aquila dopo lo splendido bagno di folla di ieri, nel giorno dell’Immacolata Concezione che ha ufficialmente aperto le festività natalizie in città, dell’evento “Luci d’Artista”
Cittadini aquilani e turisti si sono dunque riversati di domenica per le vie del centro tra luci, colori, giochi per bambini, bancarelle e più di qualche negozio aperto e locali pieni a ora di pranzo, in un’atmosfera serena per una città che però dovrà attendere ancora qualche anno per spazzare via anche l’ultima ferita del sisma del 2009 e che deve fare i conti con una grave crisi occupazionale.
Se infatti da una parte è sacrosanto godersi la bellezza dei monumenti e dei palazzi rimessi a nuovo e impreziositi da addobbi natalizi finalmente degni di una città che può e deve puntare al turismo – settore, va ricordato sempre, che da solo non potrà mai bastare per dare lavoro stabile e duraturo a un territorio che ha bisogno innanzitutto di grossi investimenti pubblici per riprendere quota e non morire – dall’altra non si può far finta che le cose vadano a gonfie vele.
Perché L’Aquila, insieme alle aree interne d’Abruzzo, non può farcela da sola.
In un’economia sull’orlo del fallimento come quella italiana, con intere aree industriali anche nel (non più) ricchissimo nord divorate da una crisi che sembra non avere fine, sarebbe folle concentrarsi soltanto su un settore da sviluppare.
Va bene quindi parlare di turismo, purché non sia il solito, vuoto slogan da spendere un giorno sì e l’altro pure – e lo stesso vale per altri, vuoti, slogan, tipo “dobbiamo attrarre capitali esteri”, oppure “la Francia non ha il nostro debito pubblico” (salvo poi far finta che in Francia non ci sia una guerra civile in salsa moderna) – ma è il caso di parlare anche e soprattutto di investimenti pubblici, a cominciare dagli interventi sulle autostrade e al di là dei soldi per la ricostruzione post-sisma, senza dimenticare un grande piano di assunzione nel settore della Sanità.
Serve lavoro, insomma. Tanto. Stabile e di qualità.
E che non costringa a tirare per la giacchetta questo o quell’imprenditore, o addirittura a rincorrerlo per evitare che prenda baracca e burattini e si trasferisca altrove per pagare stipendi ridicoli a lavoratori da spremere come limoni. (Roberto Santilli)





