L’AQUILA – “Il decremento complessivo delle morti bianche registrato nei primi otto mesi del 2019 (pari al 4%) non può che essere accolto positivamente. Il punto è che a diminuire sono essenzialmente gli infortuni mortali avvenuti in itinere (-11%), mentre restano purtroppo pressoché invariati gli infortuni mortali verificatisi in occasione di lavoro (-1%)”.

Così Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, commenta l’ultima indagine elaborata dal suo team di esperti sulla base dei dati Inail.

Infatti, se complessivamente le vittime sul lavoro del nostro Paese da gennaio ad agosto sono diminuite, passando dalle 713 del 2018 alle 685 del 2019, il numero delle vittime registrate in occasione di lavoro rimane stabile: passando dalle 498 del 2018 alle 493 del 2019.

“Ciò significa che l’emergenza morti sul lavoro rimane – sottolinea ancora Rossato – e sono ancora i numeri a darne una triste conferma”.

Intanto, a dare un segnale di flessione piuttosto significativa sono gli infortuni mortali avvenuti in itinere che, dai 215 rilevati nei primi otto mesi del 2018, sono passati a 192.

Le donne che hanno perso la vita nel 2019 sono 58: 28 quelle decedute in occasione di lavoro e 30 in itinere.

Il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro in Italia viene registrato in Lombardia (73), Lazio (52), Emilia Romagna (46), Piemonte (43), Campania (41), Sicilia e Veneto (35).  Seguono: Puglia (31), Toscana (25), Trentino Alto Adige (16), Abruzzo e Marche (15), Calabria (12), Basilicata (11), Friuli Venezia Giulia e Liguria (10), Umbria (9), Sardegna (8), Molise (6).

La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro è Roma (37 decessi). Ed è seguita da: Napoli (18), Milano e Brescia (17), Torino (15), Foggia (14), Vicenza (12), Palermo (11).

A mietere più vittime in occasione di lavoro sono: il settore delle Attività Manifatturiere (73) e quello delle Costruzioni (con 63 decessi).  Seguono: Trasporto e Magazzinaggio (56) mentre nel Commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli i morti sono 29. 

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro totali è tra i 45 e i 64 anni (317 su 493 vittime).

E sono tanti anche gli stranieri deceduti in occasione di lavoro, ben 87.

“Negli ultimi due anni le vittime sul lavoro straniere sono cresciute del 4%. Passando dal 14,5 al 18,3% del totale delle morti bianche in Italia”.

Una tendenza preoccupante quella confermata dai dati elaborati dall’Osservatorio mestrino, che diventa ancor più significativa se confrontata con i dati di qualche anno fa. 

 
“Stando al nostro rapporto triennale (2011-2013, pubblicato nel 2014) le vittime straniere nel nostro Paese oscillavano tra l’11 e il 13%. Quindi – sottolinea Rossato – l’incremento della mortalità appare oggi ancor più rilevante e preoccupante”.

Ciò significa che l’emergenza si amplifica e si fa sempre più complessa nella Penisola. Perché è evidente a tutti che le morti sul lavoro in Italia coinvolgono anche sempre più stranieri.

“Una questione che dovrebbe preoccupare – conclude Rossato –  e far riflettere soprattutto chi si occupa di sicurezza sul lavoro, di formazione”.