L’AQUILA – “Con la scomparsa di Franco Marini l’Abruzzo si è svegliato più solo, è stato punto di riferimento per tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Ma in questo triste giorno non si può non dimenticare il mancato appuntamento con la storia, rappresentato dalla sua non elezione a presidente della Repubblica, non votato dall’allora senatrice del Partito Democratico, Stefania Pezzopane, e a causa dell’impazzimento del Pd, che ha ceduto per la prima volta e fatalmente davanti al populismo”.
A parlare, nell’intervista streaming di Abruzzoweb, è il deputato chietino di Italia Viva, Camillo D’Alessandro, che nell’ex segretario nazionale della Cisl, ex presidente del Senato ed ex ministro Franco Marini, nato a San Pio delle Camere (L’Aquila) e scomparso oggi a 87 anni, ha avuto il suo padre politico, essendo stato Marini tra i fondatori del Partito popolare, poi della Margherita e infine del Pd, leader e padre nobile di quella corrente post-democristiana e moderata a cui apparteneva anche D’Alessandro prima del passaggio dal Pd alla formazione politica di Matteo Renzi.
Ma D’Alessandro è stato anche tra gli elettori del presidente della Repubblica nell’aprile 2013, come rappresentante della Regione Abruzzo, in qualità di esponente dell’opposizione di centrosinistra, assieme al presidente della Regione di centrodestra Gianni Chiodi e dell’assessore Paolo Gatti, entrambi di Forza Italia.
Fu proprio Marini ad essere stato indicato come candidato alla presidenza della Repubblica da parte del Pd, del Pdl, dalla Lega Nord, da Fratelli d’Italia, dai centristi e altre formazioni minori.
Tuttavia alla prima votazione Marini non riuscì a raggiungere il quorum richiesto di 672 voti, fermandosi a 521. Dopo quella di Marini è fallita anche l’elezione dell’ex premier Romano Prodi, e alla fine i partiti si accordarono per il Giorgio Napolitano bis.
Ricorda dunque D’Alessandro: “ci fu un impazzimento della politica, in particolare del Partito democratico, che non solo ha ‘bruciato’ Franco Marini, ma poi successivamente anche un altro padre del centrosinistra, Romano Prodi, per arrivare infine al Napolitano bis. Per me che ho sostenuto con forza Marini, quei giorni sono stati giorni amari, non solo per la sua mancata elezione, ma perché la politica perse nei confronti del populismo, che urlava fuori dal palazzo il nome di Stefano Rodotà, sostento in particolare dal Movimento 5 stelle, con cui si contava di fare una alleanza, ipotesi poi miseramente naufragata. E la responsabilità di questa disfatta è stata in primis dell’allora segretario Pierluigi Bersani, incapace di mantenere la barra dritta su Marini, che alla prima votazione prese talmente tanti voti, che se si fosse andati avanti fino alla quarta votazione sarebbe stato eletto senz’altro presidente della Repubblica”.
Ma soprattutto, incalza D’Alessandro, “ad ostacolare l’elezione a presidente della Repubblica di un abruzzese, per la prima volta della storia, una parte del Partito democratico emiliano-romagnola ed anche esponenti del Pd abruzzese”, con riferimento alla senatrice Stefania Pezzopane, ora deputata dem, che come lei stessa scrisse su twitter, “Ho votato Rodotà secondo la mia coscienza, non potevo tradire la mia gente, stima e rispetto per Marini, necessario cambiamento vero”.
Tanto che si scatenò un duro scontro a mezzo stampa tra Pezzopane e D’Alessandro, che arrivò ad accusare la senatrice di “aver votato contro l’Abruzzo” e di essersi “schierata anche contro le ragioni dell’Aquila e dei centri del cratere sismico. Oggi, che avevamo la possibilità di eleggere un Capo dello Stato abruzzese, tra l’altro della provincia dell’Aquila, la Senatrice Pezzopane ha scelto di non sostenere Franco Marini solo per una presunta questione di coscienza”.
Dopo otto anni dagli accadimenti e nel triste giorno della scomparsa di Marini, l’ora esponente di Italia viva ricorda anche che “ad onor del vero anche l’allora sindaco di Firenze, ora leader del mio partito, Matteo Renzi si era schierato contro Marini. Ma il suo è stato un legittimo punto di vista, era fuori dal palazzo. Quello che per me resta ancora oggi inaccettabile è che Marini non sia stato sostenuto dal segretario del Pd, che aveva in parlamento la più grande rappresentanza nella storia repubblicana, superiore a quella della Democrazia cristiana. Non è questo il giorno delle polemiche, già abbondantemente consumate allora, ma restando alla verità storica, è stato e resta per me incomprensibile che una parlamentare abruzzese, Stefania Pezzopane, non abbia sostenuto il primo abruzzese ad un passo dal diventare presidente della Repubblica”




