TORTORETO – “Giulia non si è suicidata e non ha passato gli ultimi minuti della sua vita sul cavalcavia”.
È tornata a ribadirlo in tv, Mery Koci, la mamma di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto trovata morta sotto il viadotto 205 della A14, nel settembre del 2015. E lo ha fatto ai microfoni di Giancarlo Magalli, nel corso della trasmissione di Rai due, I Fatti Vostri, andata in onda questa mattina.
Oltre a fare il punto della situazione sulla vicenda, nel corso dell’intervista sono emersi gli ultimi particolari in merito all’inchiesta che si era chiusa con la tesi del suicidio. Una tesi che la famiglia della ragazza non ha mai sposato, tanto che qualche tempo fa, attraverso i consulenti italoamericani dell’Emme-Team e i legali di Napoli che si stanno ancora occupando del caso, hanno fatto sapere di avere qualche elemento in più per ritenere che, in realtà, la giovane possa davvero essere stata uccisa e di puntare, per questo, alla riapertura delle indagini
Tra questi elementi, l’assenza di tracce di sangue rilevate sulla strada malgrado il corpo della giovane fosse stato investito più volte, la cancellazione delle cartelle di download, dove Giulia salvava immagini, video e screen-shot e il cambio di credenziali dell’e-mail della 19enne, avvenuto proprio la notte della sua morte. Scoperte queste che hanno rimescolato le carte in tavola.
“Adesso sappiamo che, nonostante sia stato sequestrato il giorno della sua morte, il cellulare di Giulia non è mai stato analizzato dalla Procura che, invece, ha subito avallato la tesi del suicidio”, ha detto Mery Koci. “Sono convinta che quella notte sia successo qualcosa di brutto e che mia figlia sia stata ricattata, come avvenuto anche ad altre ragazze di Tortoreto, e poi uccisa”.
I consulenti medico legali di Emme Team sono già pronti per portare all’attenzione degli inquirenti le novità scientifiche e a dimostrare una dinamica del decesso completamente nuova. Come confermato anche da uno degli avvocati della famiglia Di Sabatino, Salvatore Pettirossi, presente in studio insieme alla Koci.
“Ci sono una serie di incongruenze che abbiamo riscontrato dagli atti – ha sottolineato -. L’asfalto privo di sangue e i pochi schizzi sul bordo della careggiata ci fanno presumere che il corpo sia stato dissanguato in un altro luogo. Anche perché da un’altezza del genere avrebbe dovuto procurare seri e gravi danni alle auto di passaggio e, invece, le parti del corpo di Giulia risultano semplicemente schiacciate come se a essere investito fosse stato un animale di piccola taglia”.
L’istanza per la riapertura, in ogni caso, è già stata presentata. Come ha spiegato ancora Pettirossi, “i medici legali stanno già lavorando per redigere una consulenza tecnica che, verrà riportata in un esposto”. A quel punto, i legali della famiglia depositeranno la richiesta o un esposto ex novo, con cui riepilogheranno la ricostruzione di ciò che avvenuto quella sera.






