PESCARA – Le accuse sono tutte da dimostrare e si dovrà attendere l’esito di un processo che non si prevede breve. Ma il secondo avviso di garanzia recapitato al presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, assieme alla morte a 86 anni del leader fondatore degli azzurri Silvio Berlusconi, non potrà che avere ripercussioni negli equilibri e nei rapporti di forza del partito in Abruzzo. In uno scenario in cui in molti pronosticano a livello nazionale e locale una guerra di successione al leader supremo, e financo il rompete le righe e diaspore verso Fratelli d’Italia, Lega o i centristi renziani. Oppure, al contrario, un ricompattamento e appianamento delle fratture interne, come unica opzione per la sopravvivenza politica.
In questo epocale giro di boa, a indebolirsi, nella competizione interna nella Forza Italia abruzzese, è dunque Sospiri, fino ad ora in irresistibile ascesa. Mentre, al contrario, si rafforza la posizione di vertice dell’attuale segretario regionale, il deputato Nazario Pagano. Sotto osservazione anche le prossime mosse di un altro pezzo da novanta della Forza Italia abruzzese, il capogruppo in consiglio regionale Mauro Febbo, che da quanto si vocifera da un po’ di tempo non è in un buon rapporto con Pagano.
Sospiri, come già riferito da Abruzzoweb, coltivava la legittima ambizione di poter essere lui il candidato del centrodestra a presidente della Regione, alle elezioni della primavera prossima, al posto del predestinato e attuale governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, nel caso in cui nelle ripartizioni del tavolo nazionale del centrodestra, il Piemonte anch’esso al voto tra un anno sarà assegnato al partito di Giorgia Meloni e non in quota Fi, con il suo presidente uscente Alberto Cirio.
Ma ora a pesare sono appunto i due avvisi di garanzia a carico di Sospiri, che nel tritatacarne mediatico e della contesa politica suonano già come una ombra per non dire una sorta di condanna anticipata: il primo relativo a presunte gare pilotate alla Asl di Pescara, inchiesta per la quale la Procura ha chiesto il processo per Sospiri e altre 12 persone coinvolte. Il secondo avviso di garanzia è arrivato lunedì, nell’ambito di una più ampia inchiesta sempre della procura di Pescara su appalti del Comune in cambio di cene, cocaina e denaro, che ha portato in carcere Fabrizio Trisi, il dirigente del settore Lavori pubblici, vicino al sindaco di Pescara, Carlo Masci di Forza Italia e al centrodestra, e l’imprenditore edile Vincenzo De Leonibus, più due pusher pregiudicati. Sospiri è stato tirato in ballo però solo per una cena elettorale da 400 euro finanziata su richiesta di Trisi dall’imprenditore, e ciò prefigurerebbe il reato di finanziamento illecito ai partiti. Manifestazione, ha precisato subito Sospiri, “alla quale mi sono trattenuto pochi minuti, in cui, va detto, non ero l’unico candidato invitato o presente in uno spazio privato, non a uso esclusivo, e soprattutto non l’ho organizzata io”.
Pagano, non è stato fatto mancare di notare, che pure è il segretario regionale di un partito ultra garantista, non si è speso finora a sostegno del presidente del Consiglio, come del resto a tacere è tutta la Forza Italia abruzzese.
Lo stesso Pagano, senatore nella passata legislatura e rieletto deputato, che aveva promesso a Sospiri, prima delle elezioni politiche del 25 settembre, di cedergli la segreteria regionale, in caso il presidente del Consiglio regionale non fosse stato eletto, come poi avvenuto, per una manciata di voti.
Permessa finora non onorata. Con Sospiri che ha mantenuto però un basso profilo, prima per l’ipotesi di una sua candidatura a presidente della Regione, avendo necessità dell’appoggio di Pagano, ora anche per la vicenda giudiziaria in cui è rimasto coinvolto, in attesa di studiare le prossime mosse e strategie.
Eppure Pagano, forzista di lunga militanza e berlusconiano della prima ora, proprio grazie al sostegno di Sospiri, era riuscito a strappare una candidatura blindata alle politiche di settembre, fino all’ultimo in forse, lasciando a tempo debito l’area ora minoritaria ed emarginata della senatrice Licia Ronzulli, avvicinandosi all’area politica del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e della deputata Marta Fascina, la compagna Berlusconi, che già a settembre avevano preso il controllo del partito. E che ora a maggior ragione sono coloro che dovranno tenere le redini del difficile fase di Forza Italia, dopo la scomparsa del leader.
Pagano in questo nuovo scenario si ritrova dalla parte giusta, sia in caso di lotta intestina, sia in caso di ricompattamento strategico.
E dovrà dar prova di talento politico anche il nipote d’arte del sottosegretario Nino Sospiri, tra i protagonisti della prima Repubblica.
Dalla sua Lorenzo Sospiri ha i risultati elettorali delle politiche, di cui può rivendicare il merito, visto il suo incessante impegno in campagna elettorale: un 12% che rappresenta il terzo miglior risultato in Italia per gli azzurri. E anche il rafforzamento di Forza Italia in consiglio regionale, che da due consiglieri eletti, lo stesso Sospiri, e il capogruppo Mauro Febbo, eletti nel 2019, si sono aggiunti come “federati”, i tre di Valore Abruzzo, Manuele Marcovecchio, Simone Angelosante e Tony Di Gianvittorio, andati via dalla Lega, e il vice presidente del Consiglio regionale, Roberto Santangelo, eletto con la civica Azione politica. E si vocifera anche dell’ingresso dei consiglieri regionali Luca De Renzis, uscito anche anche lui dalla Lega, e di Sara Marcozzi, ex M5s, entrambi ora al gruppo misto. Il che farebbe di Fi il primo partito all’Emiciclo, scalzando la Lega che ha dimezzato i 10 consiglieri eletti nel 2019.
In questa situazione è infine sotto osservazione anche Mauro Febbo, politico di lungo corso, forzista arrivato dalle fila di Alleanza nazionale.
Febbo come ovvio ambisce ancora una volta a ad essere confermato in consiglio regionale, ma vellica anche l’idea di candidarsi a sindaco della sua Chieti, dove la maggioranza di centro-sinistra vacilla sotto il peso dei debiti accumulati, va detto, nella precedente era del centrodestra.
Possa essere candidato sindaco è però tutto da vedere. La Lega e anche Fdi non dimenticano che Febbo alle elezioni del 202o, vinte dal centrosinistra di Diego Ferrara, non ha appoggiato al primo turno il candidato del centrodestra, il leghista Fabrizio Di Stefano, ma il civico Bruno Di Iorio. Tradimento pagato da Febbo con la cacciata dalla giunta regionale.





