TERAMO – “Abruzzo Regione verde dei Parchi” e “piccolo Tibet d’Europa”. “Regione cerniera” e “mare e montagna in mezz’ora”.
Parole alte e suggestive, che però si spengono come un vuoto eco di una promessa tradita, nelle valli tra i monti Gemelli, nel comune sparso di Valle Castellana, in provincia di Teramo.
Dove piuttosto a risuonare è il grido di dolore di una comunità di montanari tenaci, che si sentono abbandonati da tutti, dalla politica di ogni ordine, grado e colore, e anche dal Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga, che doveva rappresentare la speranza del rilancio turistico ed economico in erritori custodi di una bellezza selvaggia e struggente.
Basti avere contezza del fatto che nel comune di Valle Castellana (Teramo), i residenti come altrove sui Monti della Laga, continuano a diminuire: erano oltre duemila nel 1980, sparsi nelle 29 frazioni rannicchiate tra i boschi secolari. Oggi sono scesi sotto i mille. E si teme che il triste esodo non si fermerà, dopo il terremoto del gennaio 2016 che ha cacciato dalle case inagibili oltre 150 famiglie. E poi ci sono strade provinciali disastrate anche da anni, la copertura telefonica a macchia di leopardo, i vincoli ambientali del Parco che provocano la rabbia veemente da parte di chi il Parco lo vive non da turista di città nel week end, ma da residente tutto l’anno coltivando la terra, tagliando la legna, allevando animali, i mestieri secolari praticati da chi ha conservato un territorio incontaminato fino ad oggi.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso il divieto di utilizzare l’insetto Torymus, efficace antagonista del terribile Cinipide, che arrivato dieci anni fa dalla Cina sta mettendo a rischio gli oltre 200 ettari di castagno dei monti della Laga.
E questo perché le norme di tutela delle aree Parco decise a Bruxelles, ritengono che sia necessario uno studio preventivo dei possibili effetti sull’ecosistema, causati dall’introduzione di una specie alloctona come il Torymus. E il Parco non ha potuto far altro che adeguarsi. Della questione se è parlato a Macchia da Sole, frazione di Valle Castellana, organizzato dal Rotary Teramo Est, nell’ambito delle iniziative itineranti del 17° Festival internazionale del cinema naturalistico e ambientale.
L’occasione per gli abitanti, a margine dell’incontro, per sfogarsi, per chiedere di essere aiutati per davvero e non solo a parole. Il minimo sindacale, dopo il terremoto e la nevicata eccezionale di gennaio 2017, dopo gli incendi di agosto 2017 che qui hanno distrutto 300 ettari di bosco.
“La vicenda dei castagneti è solo la punta di un iceberg – esordisce il giovane sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo – è solo uno dei problemi che ci affligge. Guardate ad esempio le strade provinciali devastate, che sono utilizzate ogni giorno da famiglie che, a loro rischio pericolo, si devono spostare per lavoro e per portare i figli a scuola, non ho parole per descriverle. Molte sono state compromesse da tempo da frane e smottamenti, mai riparate dall’ente provincia. In più dopo la nevicata di gennaio, i mezzi della Protezione civile, in molti tratti hanno portato via anche l’asfalto, e anch’esse sono state solo rattoppate con la ghiaia”.
La Provincia, oramai un ente di secondo grado con ben pochi soldi in cassa, non riesce ad intervenire sulla viabilità di sua competenza. L’Anas ha da poco acquisito oltre 3.523 chilometri di strade abruzzesi, dei quali circa 453 di provinciali abruzzesi, ma ha escluso molte arterie del teramano, comprese quelle di Valle Castellana. La Regione sta cercando fondi, ma qui ancora non si vede nulla di concreto.
Tornando ai castagneti: il servizio fitosanitario della Regione Abruzzo, altrove ha liberato le colonie di torymus proprio ai limiti dei confini delle aree protette, confidando che incurante dei limen tracciati dalla burocrazia, raggiunga da solo i castagneti dove predare il cinipide.
“Il problema – spiega però il sindaco – è che i nostri preziosi castagneti sono distanti una quarantina di chilometri dai confini del Parco, e ci hanno spiegato che ci vorranno anni per essere raggiunti dal provvidenziale torymus, ma sarà troppo tardi. La soluzione è cambiare la legge, e farlo subito. Il Parco deve assumersi le sue responsabilità, deve rappresentare i cittadini del suo territorio, cosa che mi spiace dirlo, oggi non accade. La gente non ce la fa più a vivere con questo carico normativo, con gli stessi costi di un’area esterna al Parco. Ammenochè l’obiettivo non sia quello di rendere questi terrirtori selvaggi, costringendo ad andarsene chi ci vive”.
Già il Parco: da promessa di sviluppo e turismo, sempre più viene visto come un nemico, un corpo estraneo e lontano. Una “cosa fatta di uffici pieni di gente”, la definisce al nostro microfono il signor Mario Pierascenti, agricoltore terremotato della frazione di Vellenquina, “mentre qui fuori non ci sta rimanendo nessuno”.
“Io produco orzo, farro formaggio, salumi, e ho una ventina di ettari di castagneti, taglio e vendo la legna – si sfoga Mario Pierascenti – ora la mia casa è inagibile, e vivo dentro un contanier e sotto una capannora. Ma per me è sempre più dura, i cinghiali mi distruggono tutto, non so più come fare, perché nel Parco non puoi fare quasi nulla. Il taglio del bosco apre a fine a ottobre e finisce a marzo, ma se nevica tanto come fai a tagliare la legna?”
E ancora: “quest’anno i castagni stanno bene, la neve e la siccità hanno ucciso il parassita, ma è un’eccezione, da anni perdo 50 quintali di castagne ad ogni raccolta, per colpa di quel maledetto parassita, e il Parco che dice? Che non possiamo usare il torymus, perché potrebbe dare fastidio ad altri insetti. Ma a me chi me le ridà le castagne? Io assumevo anche gente per la raccolta, il danno non è solo mio!”.
E in crescendo: “la verità e che non si può più lavorare, il Parco è solo vincoli e nessun beneficio. Il Parco ci diceva che sarebbero arrivati tanti turisti, ma non si è visto nessuno, del resto qui non prende manco il telefono, per parlarci dentro ti devi fare i chilometri, per trovare il punto dove c’è campo. Io le tasse le pago allo Stato, non al Parco, se vuole fare come dice lui si comprasse tutte queste montagne!”
A caratterizzare i paesaggi di queste terre incastonate tra la Montagna dei Fiori e la Montagna di Campli sono i boschi a perdita d’occhio, i canyon e le caverne che diedero rifugio a briganti ed eremiti, le antiche “caciare” in pietra a secco, le rovine del castello svevo di Castel Manfrino, da cui si vede il mare. Ma anche dai campi e pascoli abbandonati, e riconquistati man mano dai boschi. Un fenomeno detto di “reazione naturale”, in pieno corso, e che ha un solo precedente storico, durante la caduta dell’Impero romano, e delle invasioni barbariche.
Una bellezza che evoca anche oscuri presagi a Domenico Proietti, segretario dell’amministrazione separata di Pietralta, frazione di Valle Castellana, che sarebbe stata fondata dagli ascolani in fuga dalle feroci schiere longobarde del duca Faroaldo.
“Dico solo questo: i cinghiali il cui numero è completamente fuori controllo, distruggono le colture di chi eroicamente continua a fare agricoltura in queste montagne. Eppure c’è il divieto di usare le recinzioni elettrosaldate, le uniche che non vengono abbattute dai cinghiali, e tuttosommato economiche, perché sono state giudicate dal Parco antiestetiche, non adatte al paesaggio dell’area protetta. Mi pare ovvio che poi il Parco viene visto come un nemico. Ma anche gli altri enti sono visti come lontani e indifferenti. Prendiamo la Provincia: per raccogliere funghi, un’altra risorsa importante del territorio, ora bisogna fare un corso e pagare una quota annuale. E fin qui nessun problema. Però la Provincia, come dice la legge, dovrebbe investire i proventi dei tesserini annuali per la manutenzione delle strade, e questo non accade”.
“Occorre una svolta, e in tempi stretti – conclude Proietti – il terremoto può rappresentare la mazzata finale. Tanti sfollati, che ora abitano altrove, rischiano di non tornare più e allora bisogna chiedersi che senso avrà la ricostruzione di paesi vuoti, se non si fa di tutto per rendere possibile vivere in questo che potrebbe essere un paradiso”.






