PESCARA – A sei anni dall’arresto dell’ex sindaco di Montesilvano (Pescara) Enzo Cantagallo si concluderà domani, con la sentenza, il processo di primo grado relativo all’inchiesta “Ciclone”, su presunte tangenti negli appalti pubblici del Comune, che nel novembre 2006 travolse l’allora amministrazione comunale, portando la città alle elezioni anticipate.
Alle 9,30 è in programma, nel tribunale di Pescara, l’ultima udienza, terminata la quale il collegio si riunirà in camera di consiglio per la decisione.
Oltre a Cantagallo, nella vicenda sono coinvolti ex assessori, tecnici e imprenditori. In totale gli imputati sono 39 (32 persone e sette società).
Le accuse vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa, all’abuso d’ufficio.
Secondo gli inquirenti a Montesilvano era stato innescato un meccanismo per l’elusione del contributo dei costi di costruzione. Per quanto riguarda gli appalti relativi ai lavori pubblici, sarebbero stati assegnati direttamente alle imprese dietro pagamento di somme di denaro.
Il 14 novembre scorso, al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero Gennaro Varone, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto per Cantagallo sei anni di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici e alla confisca delle somme già poste sotto sequestro.
Condanne sono state chieste dal pm per quasi tutti gli imputati. Fra gli altri, 3 anni e 6 mesi di reclusione per gli ex assessori comunali Attilio Vallescura, Guglielmo Di Febo e Vladimiro Lotorio e per l’ex dirigente dell’ufficio Urbanistica Rolando Canale; 3 anni per l’ex assessore Paolo Di Blasio; 2 anni e 8 mesi per l’ex capo di gabinetto Lamberto Di Pentima.




