L’AQUILA – “Tutti questi morti in dieci giorni cominciano ad essere un po’ tanti. E secondo i miei calcoli su 100 incidenti, 95 riguardano gli escursionisti. Qui le istituzioni dovrebbero fare qualcosa: in Abruzzo si fa troppo poco, rispetto ad altre regioni del nord siamo indietro, c’è poca comunicazione e pochi controlli”.

Daniele Perilli, presidente del Soccorso Alpini abruzzese dopo il ritrovamento del corpo dello studente tedesco in un luogo che la dice lunga sull’imperizia e la faciloneria con cui troppo spesso si va in montagna, ammette di essere “un po’ inc…”.

Se si pensa poi che il 70% del ‘traffico’ in Abruzzo è a Campo Imperatore, Prati di Tivo e Blockhaus, lì si potrebbe organizzare un front office, suggerisce Perili.

“Come si fa a non morire in montagna? Con l’informazione e la formazione. Senza improvvisare: andreste mai in auto con le gomme lisce? La gente non tutela la propria vita, non capisce la soglia del rischio che va a provocare, la montagna è pericolosa, non è un campo da tennis e invece ieri davanti a me uno con le suole lisce è scivolato rischiando la pelle – continua Perilli – Sui sentieri non c’è il guardrail, se si precipita è finita, ti fai male. Ma la cosa che in questi giorni mi fa più riflettere, appunto, è che andiamo a soccorrere gente in posti facili, a Pizzo Cefalone, a Bocca di Valle”.

Non solo: ma recentemente anche malori di gente anziana, recuperi non facili che poi mettono a repentaglio anche la vita dei soccorritori, “e noi siamo tutti volontari e appassionati”.

Per Perilli che in 50 anni di montagna ne ha “viste di cotte e di crude”, c’è però una tendenza tutta contemporanea, una causa su cui riflettere.

“Con il Covid è aumentata la gente che va in montagna: nel Ferragosto del 2023 sul Corno Grande Gran Sasso c’erano 300 persone: direi troppe. Anzi, vista la massa di gente che ha preso d’assalto le nostre vette, alla fine ci dice pure bene, perchè se ne vedono appunto di cotte e di crude. E invece – insiste – prima di partire dovremo tutti sapere come vestirci, cosa mettere nello zaino, guardare bene il meteo, conoscere bene i sentieri, pianificare i tempi di partenza e di ritorno. Ho visto gente che parte tardi e al ritorno si becca la grandine. Inaccettabile”.

In questi giorni poi l’Appenino, dai Sibillini in giù, ha condizioni meteo non brillanti, c’è nebbia e umidità, i sentieri sono poco stabili, piove specie nel pomeriggio.

“Che poi – ripete un Perilli deciso – se proprio uno vuole andare in montagna, ci sono sempre gli accompagnatori e le guide a cui rivolgersi, e invece vedo anche gente di una certa età che rischia la pelle…”.