ROMA – Dal 2011 al 2021, Giovanna Boda era stata direttrice dell’Ufficio scolastico regionale per l’Abruzzo, dove aveva già operato dopo il terremoto del 2009 per la ripresa dell’attività didattica nella zona del cratere sismico. Ora è inquisita per una presunta mazzetta da 3,2 milioni di euro in cambio di appalti per 23 milioni di euro, soldi ricevuti e promessi nel ruolo, successivo all’esperienza abruzzese, di  capo dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali del Ministero dell’Istruzione. Con la notifica dell’avviso di conclusione indagini da parte del pm Carlo Villani della Procura di Roma, che di solito anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, rischiano il processo in 15 persone e quattro società.

Il 14 aprile del 2021, Boda  dopo aver ricevuto una perquisizione della Guardia di finanza, nell’ambito dell’indagine, si lanciò dalla finestra del secondo piano nel cortile di uno dei palazzi di Piazza della Libertà, fu ricoverata in gravissime condizioni al Gemelli.

Secondo la questura a pagare le bustarelle, tra il 2018 e il 2021, per ottenere lavori da parte del Miur era l’imprenditore e psicoterapeuta Federico Bianchi di Castelbianco.

Adesso Boda e Bianchi, riferisce La Repubblica, assieme ad altre 13 persone, rischiano di finire a processo per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio fino alla turbata libertà d’incanti.

Tra le presunte anche un motorino, un computer, lavori di ristrutturazione, viaggi, trattamenti medici, automobili a noleggio, case in montagna, l’affitto di appartamenti.

Personalmente alla Boda l’imprenditore avrebbe messo a disposizione una Mercedes a noleggio con autista, dal valore 47 mila euro, e un appartamento alle spalle del parco di Villa Borghese,  con affitti pagati da Bianchi per 27mila euro, di cui hanno beneficiato i genitori della ex direttrice dell’Ufficio scolastico regionale per l’Abruzzo.