L’AQUILA – “Non ho mai parlato io di spopolamento irreversibile, è una calunnia. Il piano è stato votato all’unanimità, non dal governo, ma da una cabina di regia nella quale c’erano Regioni, Province, Comuni e Comunità montane. Si tratta di una citazione di uno studio del Cnel, nel quale uno studioso ha sviluppato questa tesi, ma tutto il piano è un inno alle aree interne. Bisognerebbe leggere le 196 pagine, non tre righe e non capirle”.
Così il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, oggi all’Aquila per partecipare all’incontro Anci “I Comuni e la sfida del governo di area vasta” all’auditorium Renzo Piano, un appuntamento che segue quello di Torino dello scorso 17 aprile, dove è stata presentata l’Agenda dei Comuni e delle Città per la Coesione.
Foti ha risposto alle polemiche esplose a seguito della pubblicazione della relazione del Cnel allegata al Piano strategico nazionale delle aree interne che in un passaggio definisce “irreversibile” lo spopolamento delle aree interne.
Prima del suo intervento, un workshop tecnico a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio nazionale dell’Anci e sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, e il presidente della Consulta nazionale Anci giovani e sindaco di San Costanzo, Domenico Carbone, il sindaco dell’Aquila e presidente di Anci Abruzzo Pierluigi Biondi, la vice presidente e delegata Anci per Mezzogiorno e Coesione territoriale Maria Luisa Forte, sindaca di Campobasso, il sindaco di Vicenza e coordinatore della consulta Anci dei Comuni capoluogo Giacomo Possamai e il vice presidente vicario Anci Daniele Silvetti, sindaco di Ancona, il presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso. Al termine del dibattito l’intervento del presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.
In merito alle risorse, ha poi sottolineato: “Fondi per Comuni ci sono, perché la programmazione 2014-2020 non è mai stata conclusa e abbiamo a disposizione 1.200 milioni, ci sono oltre 5.000 progetti per 700 milioni e sono stati spesi, ad oggi, 450 milioni, questo nella sola programmazione che avrebbe dovuto chiudere il 2020. Fondi che sono ancora a disposizione, speriamo che si arrivi presto ad una conclusione, con questo ritmo rischiamo davvero di rendere difficile la vita alle comunità”.
“Per quanto riguarda la programmazione 2020-27 – ha aggiunto -, anche in questo caso i fondi sono disponibili ma, ovviamente, c’è un’impostazione diversa perché vedendo com’è andata la prima programmazione è stato stabilito di responsabilizzare in questa attività le Regioni e di individuare per ogni area interna un Ente capofila che sia responsabile del progetto d’area, così che l’accordo quadro sottoscritto avrà un punto di riferimento stabile e a quello si potrà chiedere non solo l’avanzamento, non solo il cronoprogramma ma anche eventuali ragioni del ritardo”.
“Non c’è un’unica ricetta per tutte le aree interne ma i tre settori di intervento principale sono: istruzione, salute e infrastrutture e quindi mobilità”, ha evidenziato il ministro.
Sul ruolo delle città medie: “c’è un programma molto interessante che sta per essere sviluppato, soprattutto nel sud. Penso che le aree individuate siano fondamentali per lo sviluppo del Mezzogiorno: di circa 300 milioni ad oggi abbiamo licenziato circa 260 milioni con 193 progetti che dovranno necessariamente decollare. Il tema di tutte le città medie è determinante, perché oggi vi è la possibilità di un protagonismo di area vasta, sono quelle città che collegano quelle competenze tolte alle Province e nelle quali la vivibilità è decisamente superiore rispetto alla media nazionale”.




