PESCARA – Anche in Abruzzo aleggia lo spettro del Cie, il centro di identificazione e di espulsione, a seguito dell’annuncio del neo ministro degli Interni Marco Minniti, del Partito democratico, che ne vorrebbe uno per ogni regione, al fine di internare gli immigrati irregolari, che non hanno ottenuto lo status di rifugiato, e raddoppiare così il numero dei rimpatri.

In attesa di posizioni ufficiali del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, AbruzzoWeb ha interpellato il presidente dell’Associazione nazionale comuni Italiani per l’Abruzzo Luciano Lapenna, del Pd, che prendendo seppur in modo felpato le distanze dal ministro del suo stesso partito, spiega che “il tema va approfondito, perché così come posto non significa nulla”. E la priorità per lui è semmai “coinvolgere i sindaci in scelte ora prese dall’alto e che fanno sì che troppi immigrati si concentrino in pochi territori”.

Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia in Regione, invece, con un ribaltamento dei ruoli, apprezza in modo sperticato il Minniti-pensiero, “in linea con la nostra proposta di hub regionali pubblici, alternativi al vergognoso business privato dell’accoglienza”. Sospiri ironizza anche sui “sepolcri imbiancati che mi hanno dato del razzista: voglio vedere ora cosa diranno al ministro Minniti, che conferma la nostra posizione ed è della loro stessa parte politica”. Il collega Fi in Regione Emilio Iampieri, annuncia la convocazione di una seduta della Commissione speciale immigrazione, per comiciare a ragionale concretamete su eventuale localizzazione del Cie regionale.

Nati nel 1998, con la legge Turco-Napolitano, di Cie ne furono messi in funzione 13, ma dopo 18 anni ne sono rimasti attivi solo cinque. Avrebbero dovuto ospitare temporaneamente sino a 1.600 clandestini, ma la cifra massima che ora riescono a gestire è di 360. Altri Cie sono stati gradualmente dismessi a causa di problemi legali, umanitari e di ordine pubblico.

Nel solo 2016 il numero degli arrivi ha raggiunto intanto quota 500mila, di cui solo una piccola parte otterrà lo status di rifugiato. A fronte di circa 5mila rimpatri, ci sono intanto altri 30 mila irregolari ancora presenti sul territorio nazionale. L’intenzione del Viminale è di almeno raddoppiare il numero dei rimpatri.

L’ipotesi della riapertura dei Cie in ogni regione già registra una levata di scudi da parte dei governatori, in particolare quelli del centrosinistra. “Non possiamo riproporre ciò che è già fallito. I Cie sono luoghi disastrosi per i diritti umani”, ha detto ad esempio il presidente della Toscana Enrico Rossi. Sulla stessa linea le Ong e il mondo dell’associazionismo.

Più articolata la posizione del massimo rappresentante dei sindaci abruzzesi Lapenna che non è contrario in linea di principio ai Cie, ma li ritiene altresì troppo impattanti per piccole regioni come l’Abruzzo, facendo sua la posizione del presidente Anci nazionale Antonio Decaro, sindaco di Bari, che chiede che si applichino innanzitutto gli accordi già esistenti con i Comuni sulla limitazione del numero delle persone da accogliere in ciascun Comune.

“C’era un accordo ben preciso con i Comuni – spiega Lapenna – le persone da ospitare non dovevano superare la quota del 2,5 per mille abitanti. Ebbene in Abruzzo come altrove questa cifra non è stata rispettata, ad esempio a Montesilvano e Vasto la percentuale è molto più alta, e questo crea tensioni e problemi davanti alle quali i sindaci sono stati lasciati soli e senza mezzi”.

Un aspetto che scalda gli animi anche in riferimento al centro di accoglienza la Cona di Venezia, dove si è verificata una rivolta dopo la morte all’interno della struttura di una ragazza ivoriana di 25 anni. Visto che i residenti di quel territorio sono 3mila, gli ospiti del centro dovevano essere in base all’accordo solo 8 e non 1.500, per di più tenuti in precarie condizioni dalla coop che sulla loro accoglienza ha costruito un business milionario.

A far sforare il numero delle presenze in ciascun territorio è, per Lapenna, lo stesso meccanismo delle assegnazioni disposte dai prefetti.

“I prefetti, ricevuto l’ordine dal Ministero, fanno il bando per trovare una sistemazione a tot immigrati. Le varie associazioni e strutture rispondono al bando, e i prefetti a quel punto assegnano gli immigrati, trovandosi nell’impossibilità di alternative anche se in un determinato territorio si è già sforato il limite dei 2,5 per mille abitanti. Una filiera in cui i sindaci non hanno alcun potere – rimarca – ed anzi non vengono nemmeno informati dei nuovi arrivi. Però poi sono loro a dover affrontare l’ostilità delle comunità locali, a dover subire gli effetti della mancata integrazione, visto che spesso questi centri di accoglienza non fanno corsi formazione e apprendimento delle lingue degni di questo nome”.

Ad esultare alle dichiarazioni di Minniti, è Sospiri, che ricorda a tal proposito che il Consiglio regionale abruzzese ha approvato all’unanimità in autunno un ordine del giorno presentato da Forza Italia che impegna il governatore D’Alfonso all’acquisizione dei dati reali del numero dei decreti di allontanamento emessi nei confronti dei richiedenti asilo, impone ai privati la rendicontazione puntuale inerente l’utilizzo delle risorse pubbliche incassate per l’ospitalità e, sollecita ai Gruppi di lavoro regionale l’esame della questione degli accreditamenti. E in particolare la valutazine della realizzazione di hub regionali.

“D’Alfonso non ha dato seguito a questi impegni, pure votati anche dal centrosinistra – commenta ora Sospiri – prendo atto però che ora è lo stesso ministro del suo partito a dire che servono strutture pubbliche, i Cie, che di fatto coincidono con la nostra proposta di hub regionali. Uno, due quattro, quelli che servono, utilizzando strutture dismesse, come ex caserme, dove tutti gli immigrati vengono accolti in prima istanza appena arrivati, e dove vanno subito distinti i veri profughi, che andranno poi ospitati in altre strutture come è giusto che sia, da chi profugo non è, e che va invece subito rimpatriato. L’importante è dire basta al business dell’accoglienza, fatto sulla pelle degli immigrati, che ha portato ad esempio a concentrare negli alberghi di Montesilvano oltre 500 immigrati, con enormi problemi di convivenza e tenuta del turismo”.

Per far sì che questi hub o Cie non diventino ghetti esplosivi, concorda però Sospiri, vanno prima di tutto accelerate le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato, limitandola possibilità di fare ricorso ai tribunali amministrativi a quanto deciso dalle Commissione territoriali, iter che possono durare anche anni.

“Prendo atto che anche su questo aspetto Minniti – afferma Sospiri – vuole adottare la soluzione che noi andiamo auspicando da tempo. Il riconoscimento del diritto all’accoglienza deve essere sancito in pochi mesi, va messo uno stop alla possibilità dei ricorsi. Non a caso abbiamo proposto che si istituisse in Abruzzo una commissione ad hoc, invece di fare riferimento a quella di Ancona, al fine appunto di velocizzare le pratiche”.

Minniti, afferma infine Sospiri, “ha finalmente preso consapevolezza, a nome di un governo che finora faceva finta di non capire, che c’è un numero enorme di clandestini che rimangono i Italia, anche con un foglio di via in mano, che possono diventare manovalanza del crimine, o ancora peggio radicalizzarsi e diventare terroristi. In Abruzzo nessuno sa quanto sono. Quando lo dicevo io sono stato tacciato di razzismo e xenofobia. Voglio vedere ora cosa hanno da dire i vari sepolcri imbiancati che mi lanciavano queste accuse”.

IAMPIERI: “SUBITO COMMSSIONE IMMOGRAZION SU IPOTESI CIE”

“Condivido in pieno la proposta del ministro Marco Minniti  di aprire Centri di identificazione  ed espulsione in ogni regione italiana, e sono pronto a convocare un seduta della commissione speciale  Immigrazione per cominciare a ragionare in concreto su quest’ipotesi”.

Ad affermarlo è Emilio Iampieri consigliere regionale di Forza Italia presidente della commissione immigrazione. Alla seduta, anticipa Iampieri, sarà invitato in audizione il prefetto dell’Aquila Giuseppe Linardi che coordina sulla materia le altre prefetture, l’assessore regionale Marinella Scocco, e i rappresentanti regionali dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci).

All’ordine del giorno ovviamente una valutazione di merito sulla proposta di Minniti di riaprire i Cie, seppure di dimensioni contenute, con massimo 100 posti di capienza, al fine di ospitare  gli immigrati irregolari, che non hanno ottenuto lo status di rifugiato, destinati al rimpatrio.

“La proposta del ministro non fa che confermare la posizione di Forza Italia – osserva Iampieri – che in Abruzzo ma anche altrove proponeva l’apertura di hub regionali gestiti dal pubblico, come alternativa all’ospitalità affidata a strutture private, che è un modello che non funziona.  Il Cie consentirebbe in primis di trattenere e identificare gli immigrati che non hanno diritto all’asilo politico, che oggi spariscono nel nulla, tra i quali potrebbero essere presenti persone a rischio, potenziali terroristi o simpatizzanti capaci di fare proseliti”.

E dunque prosegue Iampieri, “credo sia giusto cominciare a ragionare dove localizzare questa struttura, una scelta non facile, e proprio per questo da affrontare per tempo, in concerto con i territori e  tutte le forze politiche”.

Anche Iampieri ricorda poi che il Consiglio regionale abruzzese ha approvato all’unanimità in autunno un ordine del giorno presentato da Forza Italia che impegna il governatore D’Alfonso a valutare tra le altre cose la realizzazione di hub regionali. Se il collega di Forza Italia Sospiri  accusa D’Alfonso di non aver dato ancora seguito a questi impegni, Iampieri sceglie la linea morbida.

“Diamogli un po’ di tempo, sono fiducioso che darà seguito a quanto stabilito dall’assemblea consiliare, anche da parte del centrosinistra”, concede Iampieri.