L’AQUILA – “Servono tutte le cautele del caso, predisponendo studi approfonditi e scegliendo il percorso più sicuro, ma il gasdotto Snam linea Adriatica da Sulmona a Foglino si dovrà fare”. Lo aveva detto chiaro e tondo, a margine del convegno “Energie per la crescita” tenutosi all’Aquila il 20 gennaio il ministro per l’Ambiente e la Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, e lo ha ribadito anche nelle successive uscite istituzionali. Spiegando nell’assemblea pubblica di Proxigas, articolazione di Confindustria, che “il gas sarà l’ultima fonte fossile che abbandoneremo, perché è la meno inquinante, perché è quella che deve accompagnare, deve essere la cintura di sicurezza appaiata alle fonti rinnovabili”.
C’è però chi in Abruzzo, fino all’ultimo non demorde: i sindaci e anche altri enti, come l’amministrazione separata degli Usi civici di Paganica e San Gregorio, interessati dal passaggio dell’infrastruttura, e un folto coordinamento di associazioni ambientaliste.
Ultima spiaggia per provare a fermare la messa a dimora del “tubo” lungo 164 chilometri e dal costo di 2,4 miliardi con inizio lavori previsti a metà 2024, l’ha però concessa, dopo l’ok definitivo del governo arrivato ad ottobre, una consultazione pubblica prevista per legge, imposta dalla norma, attivata da Snam, in virtù dell’integrazione del piano pluriennale. L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), riceverà a breve gli esiti della consultazione pubblica, ovvero le osservazioni di Comuni e comitati, e le controdeduzioni di Snam. Ed emetterà un parere consultivo al Ministero, ma non vincolante, sulla sostenibilità economica.
E così, sia i sindaci che le associazioni hanno depositato presso l’Area le loro deduzioni critiche, contro un opera “inutile”, “devastante dal punto di vista ambientale”, e che “sarà pagata per di più con le bollette degli italiani a garanzia dei profitti in buona parte privati”.
L’Arera poi dovrà recepire le controdeduzioni di Snam, e quel punto dovrà emettere parere sulla sostenibilità economica: se darà ragione a Snam, l’opera si farà finanziata dalla mano pubblica, con un rincaro sulle bollette degli italiani nei prossimi decenni, se invece darà ragione a sindaci e associazioni, allora Snam dovrà, se vorrà realizzare l’opera, farlo con fondi propri. . Ma c’è da dire che l’opera è considerata strategica ed autorizzata, costi quel che costi.
Sull’altro fronte Pichetto Fratin non fa che incarnare invece quella che è la linea del governo di centrodestra di Giorgia Meloni, ed anche dei governi precedenti di centrosinistra o larghe intese, per cui il metanodotto, che sarà realizzato dalla multinazionale Snam, partecipata da Cassa depositi e prestiti (Cdp) per il 31,6%, , attraversando 17 comuni in provincia dell’Aquila, è un tassello fondamentale e irrinunciabile per trasformare l’Italia in un hub energetico del Mediterraneo, in grado di convogliare metano anche verso il Nord Europa, e per poter fare a meno del tutto e per sempre del gas della Russia, oramai paese ostile, per non dire nemico, dopo l’invasione dell’Ucraina, e nella considerazione che senza la certezza di 70 miliardi di metri cubi annui di gas, il Paese si fermerebbe.
L’opera, pur definita sin da subito “strategica”, è stata proposta per la valutazione di impatto ambientale al Ministero dell’Ambiente nel lontano febbraio 2005, e solo dopo anni di polemiche, manifestazioni dei fronte contrario e ritardi tecnici e burocratici, ha avuto l’ok definitivo solo ad ottobre scorso da parte del governo, e ora i lavori per il costo di 2,4 miliardi dovrebbero iniziare a luglio 2024 e terminare, a tappe forzate, alla fine del 2027 e attivazione nel 2028.
Funzionale al metanodotto è anche la centrale di compressione in località Casa Pente, vicino Sulmona, opera anch’essa ferocemente contestata, che ha già avuto l’okay per la valutazione di impatto ambientale e manca solo la valutazione di fattibilità del governo.
Snam ha dalla sua ha il fatto che questa mega opera, rientra in un piano europeo, oltre che italiano, che prevede un sistema di gasdotti della lunghezza complessiva di 443 km: il tratto da Sulmona a Foligno, quello da Foligno a Sestino, in Toscana, di cui manca l’approvazione dello stesso ministero, e la tratta da Sestino a Minerbio, hub romagnolo della rete del gas, e dove Snam ha un importante giacimento di stoccaggio, la cui autorizzazione alla costruzione è stata già rilasciata.
Nella riunione di mercoledì di Proxigas, l’associazione di Confindustria e cui aderiscono Eni e Snam, Pichetto Fratin ha detto per la soddisfazione della platea che “l’oro di oggi è il gas. Il biometano può essere l’oro verde che darà continuità e che ci permetterà di fare il passaggio verso il domani” annunciando che “entro il 2023 dobbiamo riformulare il Piano nazionale integrato energia e clima. Da quello dipende l’azione pratica, normativa, le scelte di ciò che possiamo dichiarare strategico e non strategico. È fondamentale avere un piano realistico rispetto al percorso che vogliamo darci come Paese”.
E ha aggiunto Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni. “La domanda di gas sta aumentando del 4%: continuare a dire che non bisogna investire nel gas è qualcosa di assolutamente incomprensibile. Le regole europee devono allinearsi alla domanda. Sull’idrogeno verde siamo tutti d’accordo, però se pensiamo di usare oggi l’idrogeno verde è un problema, per i costi e perché non c’è domanda. Negli anni scorsi si è provato a vendere idrogeno blu, con la cattura della CO2, ma non c’è domanda. Le industrie energivore, per utilizzarlo, devono modificare gli impianti”.
E ha concluso: “Se vogliamo essere un hub e andare in controflusso rispetto al flusso Nord-Sud, servono delle strade per andare da Sud a Nord. Le strade ci sono, ma sono piccole rispetto a quello che vogliamo fare. Il corridoio Est-Ovest si è praticamente chiuso, non arriva più niente, non c’è un flusso diretto tra la Russia e l’Italia”. Di fatto un pesante endorsement anche al metanodotto Sulmona -Foligno.
Non la pensano però così, e descrivono uno scenario ben diverso le associazioni ambientaliste, messo nero su bianco nelle osservazioni inviate ad Arera, che in larga parte coincidono con quelle presentate dai Comuni con un altro documento.
“L’analisi costi-benefici della Snam è da rigettare completamente essendo inficiata da gravi errori negli assunti di base. Inoltre è fondata su analisi dei dati di fatto fuorvianti, con macroscopiche sovra-valutazioni e sottovalutazioni, oltre a carenze e lacune su temi centrali come quello dell’impatto sulle politiche di contrasto dei cambiamenti climatici. Il tutto finalizzato a promuovere, a beneficio di SNAM, un’opera del tutto inutile e anzi dannosa, a scapito dei consumatori, su cui graverebbero i costi, e in generale dei cittadini e del sistema Italia nel suo complesso”: queste le conclusioni del documento inviato ad Arera e sottoscritto da Campagna “Per il Clima, Fuori dal Fossile”, Coordinamento “No Hub del Gas”, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Comitati Cittadini per l’Ambiente di Sulmona, Italia Nostra Abruzzo, Lega Italiana Protezione Uccelli del. Abruzzo, Associazione Salviamo l’Orso, Stazione Ornitologica Abruzzese, Adiconsum Pescara, Mountain Wilderness Abruzzo, Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti, Ass. Dalla Parte dell’Orso, CovaContro, Centro Documentazione Conflitti Ambientali, e Confederazione Cobas.
Si giunge a questa conclusione perché, innanzitutto, l’attuale capacità di importazione le associazioni la stimano in 92 miliardi di metri cubi, a fronte di consumi per 68 miliardi, previsti in netto calo, a 58 miliardi nel 2030, ovvero dal loro punto di vista non c’è necessità di tutto questo gas per l’Italia, tenuto conto anche che “con il boom delle rinnovabili che producono energia a metà dei costi delle fossili le nuove opere fossili rischiano di essere investimenti improduttivi”.
E a maggior ragione “non c’è nessuna strozzatura” interna per il trasporto di gas da Sud a Nord, e i gasdotti e terminali esistenti sono largamente sufficienti, visto anche che entreranno in funzione anche nuovi rigassificatori.
Si spiega infatti nel documento: “l’attuale capacità di trasporto esistente verso nord per stessa ammissione di Snam è di ben 44 miliardi di metri cubi, quindi del tutto sufficiente a garantire l’approvvigionamento del centro-nord, con una larga quota di margine. Esaminando i dati Snam sulla capacità di trasporto verso nord dei gasdotti esistenti all’altezza del Centro Italia, i consumi regionali e la distribuzione dei punti di approvvigionamento al nord e al sud, si scopre che nella situazione attuale vi è già una sovra-capacità di trasporto del 23%; nel 2030, in caso di costruzione dei nuovi rigassificatori, ma senza il gasdotto Linea Adriatica, la sovra-capacità comunque salirebbe al 44%; qualora nel 2030 si realizzasse anche il gasdotto Linea Adriatica la sovra-capacità per l’approvvigionamento del centro-Nord salirebbe al 49%”.
C’è poi il capitolo dedicato al fatto che il tracciato della Linea Adriatica insiste in massima parte su territori altamente sismici: quelli dell’Appennino centrale, già colpiti dai tragici terremoti del 2009 e del 2016- 2017. E anche la centrale di compressione, in località Case Pente di Sulmona, è in un’area di altissima sismicità.
“Il Ministero dell’economia – si ricorda nel dossier – ha dato incarico all’Ingv di verificare gli studi sismici predisposti da Snam, il che è stato fatto per la sola centrale e non ancora per il metanodotto”.
Ma sulle valutazioni effettuate dall’Ingv “è emersa l’inadeguatezza degli elaborati Snam che ha sottostimato di 3 (tre) volte il principale parametro progettuale, l’accelerazione al suolo”.
Non solo, “Snam ha sempre sostenuto che i gasdotti reggono allo scuotimento prodotto dai sismi; peccato però che dovrebbe aggiungere che non reggono alle frane causate dai sismi”.
C’è poi il Capitolo dei costi e nel documento si scrive che “Snam dovrebbe spiegare in modo analitico perché il costo dell’opera è aumentato nell’arco di due anni del 50%. Dal Piano decennale redatto nel 2020 risulta infatti che il costo complessivo era stimato in 1 miliardo e 596 milioni di euro (di cui 1 miliardo e 406 milioni per il metanodotto e 190 per la centrale) mentre attualmente esso è calcolato in 2 miliardi e 400 milioni di euro. C’è da domandarsi a quanto arriverà il costo dell’opera quando essa sarà terminata, cioè alla fine del 2027, sempre che i tempi potranno essere rispettati. Anche volendo considerare gli effetti della crisi economica uniti a quelli derivanti dalla pandemia da covid ci sembra azzardato ritenere che essi siano tali da giustificare un aumento così consistente”.
Nel dossier si evidenzia poi che l’analisi costi-benefici di Snam “ha escluso completamente i costi ambientali, evitando di conteggiare il costo delle emissioni di gas clima-alteranti come metano e CO2 connesse al nuovo gasdotto”.
L’opera comporta poi per i territori attraversati dal metanodotto e per l’area in cui sorgerà la centrale “notevoli danni”. Ad esempio “l’interramento del metanodotto nelle numerose aree boscate richiederebbe l’abbattimento e l’eradicamento di un numero enorme di alberi, senza contare quelli che verrebbero tagliati per l’apertura di nuove piste di montagna al fine di consentire la effettuazione dei lavori”.
Inoltre provocherà “la limitazione, dell’utilizzo dei terreni a vario titolo – agricolo, forestale, civile e produttivo – sia per l’interramento del metanodotto che per la relativa fascia di servitù, 20 metri per lato”.
La sola centrale di Sulmona “sottrarrà all’uso agricolo 12 ettari di terreno. Per quanto concerne il metanodotto il depauperamento dei territori riguarda molte centinaia di ettari. Anche le aree di uso civico subiranno danni economici per le attività tradizionalmente legate a questo diritto. Inoltre, i terreni e le abitazioni situate vicino ai due impianti subiranno, in relazione alla distanza da essi, una sicura perdita del loro valore a causa della pericolosità degli impianti stessi. Tutti questi costi non sono mai stati considerati da Snam. Una seria analisi di costi-benefici dovrebbe invece prenderli in esame ed inserirli nel computo complessivo dei costi dell’opera”.





