L’AQUILA – “Dobbiamo avere il coraggio di andare avanti, di portare sulle spalle la vita, di sopportare questo dolore con la pace che solo Gesù può donare”.
Questo il messaggio che don Claudio Tracanna, parroco di Pizzoli (L’Aquila), ha voluto mandare alla famiglia e ai tanti amici dell’imprenditore Giuseppe Ioannucci, scomparso a 47 anni per un malore sul Gran Sasso, nella messa celebrata nei giorni scorsi, nella chiesa parrocchiale del comune aquilano, a un mese dalla sua morte avvenuta lo scorso 25 aprile.
Come in occasione dell’ultimo saluto e dell’ottavario, una folla commossa e ancora incredula ha assistito alla funzione religiosa per ricordare un uomo che amava e praticava lo sport, soprattutto in montagna, definito da tutti “buono, generoso e quindi sempre disponibile ad aiutare il prossimo”.
“‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore’ – ha aggiunto don Claudio nell’omelia – Queste sono le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli impauriti a causa dell’annuncio del suo allontanamento per salire dal Padre. Lui vede la loro tristezza e la loro angoscia e gli promette una pace diversa da quella che può offrire qualsiasi cosa terrena”.
Toccante il passaggio in cui il parroco ha rivolto un pensiero ai familiari, in particolare alla figlia Michelle, di soli 4 anni, e alla compagna Sara.
“E questa sera Gesù vede anche la nostra tristezza, soprattutto quella di mamma Ivana, dei fratelli Cristian e Domenico e della cara Sara con la piccola e dolce Michelle che si aggira tra i banchi di questa chiesa. E Gesù promette anche a noi che non ci lascerà soli né in questi giorni di dolore, né mai. Si farà presente nei nostri cuori con il dono della pace cioè del suo amore che consola come la carezza di una persona cara. Una pace, come ha ricordato Papa Francesco, che è un dono, come il mare che nel profondo è tranquillo e nella superficie, invece, è mosso – ha proseguito il parroco di Pizzoli – Una pace che non possiamo avere attraverso mezzi umani come ha detto ancora il Papa, andando per esempio dal medico o prendendo ansiolitici. È qualcosa di diverso, che viene dallo Spirito Santo dentro di noi e che porta con sè la fortezza”.
“La pace che può donare solo Gesù ci insegna ad andare avanti nella vita. Ci insegna a sopportare. Sopportare, ha ricordato ancora Francesco, è una parola che noi non sempre capiamo bene cosa vuol dire, una parola molto cristiana, è portare sulle spalle. Sopportare: portare sulle spalle la vita, le difficoltà, il lavoro, tutto, senza perdere la pace. Anzi portare sulle spalle e avere il coraggio di andare avanti. Ecco il Signore questa sera ci chiede di sopportare questo dolore e andare avanti nella vita con la promessa che Lui sarà sempre al nostro fianco pronto a rialzarci, quando la disperazione per l’assenza così inaspettata e dolorosa del caro Giuseppe si affaccerà nei nostri cuori”, ha concluso don Claudio.
Il 47enne, secondo la ricostruzione fatta a seguito della tragedia, sarebbe salito sul Gran Sasso con un gruppo di amici per fare una escursione fino a Prati di Tivo, nel versante teramano del massiccio, avrebbe poi mangiato un panino per colazione, prima di iniziare la passeggiata in alta montagna, e dopo aver avvertito dolori allo stomaco, avrebbe deciso di rinunciare e tornare da solo indietro, rassicurando gli amici che li avrebbe raggiunti con l’auto al loro arrivo a destinazione.
Ma un malore gli è stato fatale nella discesa con la sua tavola da sci. Il corpo senza vita è stato trovato da due escursionisti che hanno lanciato l’allarme.
L’autopsia ha stabilito la morte naturale, sull’accaduto è stata aperta una inchiesta da parte della Procura della Repubblica dell’Aquila.





