L’AQUILA – “Siamo contro lo sfruttamento del lavoro agrario, sempre più legato ad un’agricoltura intensiva, il cosiddetto agribusiness. Per questo insieme al Mercato contadino dell’Aquila, ci prefiggiamo di essere una realtà che si rivolge ai piccoli produttori, alla micro agricoltura praticata da micro aziende che ci assicura come presidio del territorio e soprattutto come mezzo per rilanciare anche le piccole attività”.
A parlare è Rita Salvatore, ricercatrice di Sociologia rurale presso l’Università di Teramo e fiduciaria della condotta Slow Food intervistata da AbruzzoWeb in occasione dell’evento sociale e dedicato ai prodotti del territorio, organizzato all’Aquila presso il mercato contadino di via Eugenio Stella, in occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio.
Una festa legata da sempre alla tradizione agraria del territorio abruzzese e sentita dalla Condotta Slow Food, “come un vero e proprio capodanno contadino”.
Come da tradizione è stato offerto ai presenti un pasto frugale, fatto di fagioli, cotiche, il pane, qualche affettato e ovviamente del vino rosso schietto, il tutto allietato dalla presenza del coro “Liberavoce”, che ha intrattenuto e tenuto banco, con i canti popolari abruzzesi.
“È stata una serata molto interessante, un momento di condivisione con i nostri soci e amici”, ha chiarito.
“Questo – rimarca – è un posto legato davvero alla tradizione contadina locale, non soltanto i prodotti sono tutti locali, ma legati alla filiera corta del territorio, soprattutto dell’Aquilano, del Teramano e Chietino, con alcune eccezioni dovute al fatto che le temperature rigide del nostro inverno di forniscono pochissimi prodotti”.
“Cerchiamo di far passare in ogni occasione il messaggio positivo del lavoro agreste come arricchimento e non sfruttamento – ha chiarito la fiduciaria – al contrario di quanto succede nei grandi latifondi di territori come l’agro pontino”.
Qualcosa di molto vicino alla schiavitù esiste ancora nell’Italia del 2019. Qualcosa che fa svegliare prima dell’alba lavoratori per lo più stranieri iscritti a una coop senza requisiti, li raduna in un punto convenuto sotto un’abitazione privata, li ammassa in furgoni intestati a “società schermo”, come risulta dalle indagini in corso a Latina, dove sono state arrestate 6 persone, li porta nei campi del Pontino a raccogliere kiwi o prugne per 8-10 ore filate, con mezz’ora di pausa pranzo non retribuita.
La paga? Una vera miseria,un terzo di quanto prevede normalmente un contratto, 4,50 euro rispetto a 12 per un numero di ore dichiarato di molto inferiore a quelle effettive.
E per questo la fiduciaria della Condotta, insieme a Slow Food e al Mercato aquilano ha intenzione di portare avanti una serie di iniziative per sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni; “che poco conoscono ancora sulla realtà e le difficoltà legate al mondo rurale
Già durante il Festival della partecipazione, è stato organizzato a riguardo un evento contro il caporalato.
“Stiamo assistendo in questi ultimi tempi a un ritorno nell’interesse da parte dei nostri giovani per la terra, mezzo di sussistenza per tanti nonni e tantissime generazioni, per questo ci teniamo sempre ad essere presenti in occasioni come Sant’Antonio, dove si ritrovano tanti simboli della cultura contadina, un momento che inaugura un nuovo anno dell’agricoltura, che una festa propiziatoria per il raccolto che deve venire”, aggiunge.
“Aumentano i giovani interessati, ma hanno bisogno di insegnamenti e noi cercheremo di recuperare il gap di conoscenze. Abbiamo in mente una serie di progetti internazionali per ridistribuire le erre abbandonate a chi vorrà prendersene cura”, ha concluso.





