L’AQUILA – Nei primi fuochi della campagna elettorale regionale già parole più gettonate sono lavoro, giovani, occupazione, investimenti e via dicendo.
Andrebbe aggiunto un altro termine suscettibile di dialettica politica, quello di stipendio, e relativa consistenza: dalla classifica stilata dall’Osservatorio Job Pricing sulla retribuzione annua lorda dei lavoratori dipendenti, risulta infatti che in tutte e quattro le province abruzzesi si registra una preoccupante flessione, rispetto al 2017. Tutte in media bassa classifica con la retribuzione media mensile abruzzese, pari a 26.852 euro lordi l’anno, al di sotto della media nazionale di 29.358 euro.
Una doccia fredda, che arriva dopo quella rappresentata dai dati Istat sul lavoro relativi al terzo trimestre 2018, che parlano di una diminuzione degli occupati nella nostra regione del 5,1 per cento rispetto al 2017 e una risalita del tasso di disoccupazione al 12,1 per cento rispetto al 9,7 per cento di un anno fa.
Guardando alla classifica di Job Pricing nel dettaglio, a primeggiare sono le province del nord dove, però va detto, il costo della vita è superiore.
Prima risulta essere la provinca di Milano, con stipendio medio di 34.302 euro lordi annui, seconda Monza con 32.161 euro, terza Bolzano con 31.946 euro. A seguire la provincia di Bologna (31.497 euro) e quella di Parma (31.488 euro).
Al capo opposto della classifica le province del sud con fanalino di coda Trapani (24.184 euro) Agrigento (24.166) Ragusa 24.084), Crotone (23.871) e Messina (23.668).
La prima provincia abruzzese che si incontra scorrendo la classifica dall’alto è quella dell’Aquila, in 42a posizione, con 28.409 euro, in discesa però di una posizione rispetto al 2017.
A seguire al 62° posto la provincia di Pescara con 27.240 e due posizioni in meno rispetto al 2017.
E ancora la provincia di Teramo all’85° posto: con 25.751 euro, e ben 5 posizioni perse.
Infine la situazione più preoccupante: quella rappresentata dalla provincia di Chieti che e’ al 77°posto con 26.178 euro e che perde ben sei posizioni rispetto al 2017.
Non solo insomma c’è meno lavoro, ma viene pagato sempre meno. Nella media, si intende, visto che a causa delle politiche economiche neoliberiste degli ultimi anni, c’è comunque minoranza che vede crescere la ricchezza e i conti in banca, rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione sempre più povera. Va anche tenuto conto che la classifica non prende in considerazione i lavoratori parasubordinati e senza contratto, come quelli a partita Iva.
A tal proposito, si possono ricordare altri numeri dell’Istat che per l’Abruzzo attestano la un valore di povertà relativa superiore pari al 17,6 per cento, che corrisponde al 15,6 per cento delle famiglie, decisamente superiore alla media nazionale che si attesta intorno al 12 per cento. In termini assoluti, in Abruzzo, sono 231.474 le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa e 87.218 il numero delle famiglie nella stessa condizione.





