TERAMO – Chi ha spostato il telefonino cellulare di Melania Rea?
È questo l’ultimo mistero nel giallo della mamma di Somma Vesuviana (Napoli) uccisa lo scorso 18 aprile a Ripe di Civitella (Teramo), omicidio per cui è accusato il marito, il caporal maggiore Salvatore Parolisi, che a febbraio comparirà a processo per omicidio aggravato.
Dalla perizia sui telefoni cellulari, infatti, riconsegnata in procura da due consulenti, emerge che il telefono della vittima, quando ha ricevuto le chiamate e gli sms dell’amica Sonia, nel primo pomeriggio di quella drammatica giornata, non era nel punto in cui è stato ritrovato.
L’apparecchio si trovava dietro al casotto di legno che ha attutito il passaggio delle onde elettromagnetiche e quindi ha impedito all’apparecchio di essere raggiungibile.
Chi, quindi, ha spostato il telefono? Quando il corpo della giovane è stato ritrovato, il 20 aprile, il cellulare era lì vicino.
Non è stato sicuramente Parolisi, poiché nessuna traccia del suo dna è stata trovata sull’apparecchio.
Dunque potrebbe essere stato, secondo gli inquirenti, lo stesso autore della telefonata anonima che , da una cabina, ha avvisato che nel bosco c’era il cadavere di una donna.
Potrebbe essere arrivato sul luogo e aver visto, per prima cosa, il cellulare. Potrebbe averlo preso e poi, facendo qualche passo indietro, aver scoperto il cadavere.
Poi, terrorizzato, lo avrebbe rigettato a terra.





