TERAMO – Un rapporto sessuale negato avrebbe scatenato la furia di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’Esercito condannato in primo grado all’ergastolo per avere ucciso, il 18 aprile 2011, la moglie Melania Rea, nella pineta di Ripe di Civitella (Teramo): è questa la conclusione alla quale è arrivato il giudice di Teramo, Marina Tommolini, nelle motivazioni della sentenza depositate ieri pomeriggio di cui danno notizia alcuni quotidiani.

Secondo il giudice si è trattato di un delitto d’impeto che non avrebbe nulla a che vedere con le relazioni extraconiugali di Parolisi, maturato a causa della frustrazione vissuta dall’uomo nei confronti di Melania, “figura dominante” della coppia.

Nella ricostruzione fornita dal magistrato, l’omicidio si sarebbe consumato in pochi momenti, quando Melania si è spostata dietro al chiosco della pineta per fare pipì: la vista della moglie seminuda, sempre secondo il giudice, avrebbe verosimilmente eccitato Parolisi che si è avvicinato e ha baciato la donna, per avere un rapporto sessuale.

Melania però avrebbe rifiutato l’avance, forse rimproverando il marito, che a quel punto ha reagito all’ennesima umiliazione, sferrando i colpi con il coltello a serramanico che aveva in tasca.

Motivazioni che né i legali di Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, né l’avvocato della famiglia Rea, Mauro Gionni, hanno avuto possibilità di leggere per capire cosa abbia convinto il giudice Tommolini a condannare al carcere a vita il sottufficiale.

Il “no comment” accomuna difesa e parti civili.

“Non possiamo rilasciare commenti senza aver letto le motivazioni della sentenza”, dicono i legali.

Il movente sessuale torna nelle motivazioni quando lo stesso Parolisi, a un mese dal delitto, confida al cugino del padre di Melania, Gennaro, di avere tentato un approccio sessuale con la donna a casa, la mattina del giorno dell’omicidio.

“D’altra parte – scrive il giudice Tommolini – le esigenze sessuali del prevenuto (Parolisi, ndr) dovevano essere piuttosto impellenti, a causa di una ‘piaghetta’ prima (seguita da un piccolo intervento il 12 gennaio 2011) e della ‘sopraggiunta’ ernia poi, di certo i rapporti sessuali con Melania se non del tutto interrotti, si erano, quantomeno diradati, mentre l’ultimo rapporto sessuale con la Perrone vi era stato nel gennaio 2011”.

”LE MENZOGNE DI SALVATORE COME UNA CONFESSIONE”

“Nel tentativo di allontanare i sospetti”, Salvatore Parolisi “ha fornito, con proprie dichiarazioni e interviste televisive, una mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione”.

A sostenerlo è il giudice Marina Tommolini nelle motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso 26 ottobre, Salvatore Parolisi, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, uccisa a coltellate a Ripe di Civitella (Teramo) il 18 aprile 2011.

“Una mole di menzogne (così come era solito fare nella propria vita quotidiana) – scrive il magistrato – che ha offerto al giudicante una chiave di lettura che ha consentito di ricostruire la dinamica dell’accaduto, il movente e l’effettiva personalità di un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi, lo eleva a verità tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi”.

Per i difensori di Parolisi, al di là dei commenti, sembra certa la strada del ricorso in Appello, se non altro perché vogliono dimostrare la completa estraneità all’omicidio di Ripe di Civitella (Teramo), avvenuto il 18 aprile del 2011, e anche che Parolisi ha detto sempre la verità.

”TRA SALVATORE E AMANTE 15 SMS E TELEFONATE AL GIORNO PER DUE ANNI”

Nella sentenza di condanna a Salvatore Parolisi, il giudice Marina Tommolini parla anche del rapporto tra il caporal maggiore e la soldatessa L.P. e, pur escludendo implicazioni dirette sul’omicidio, afferma che la relazione tra i due era ancora in atto.

Per dimostrare probabilmente che Salvatore ha detto troppe bugie anche sul rapporto tra i due agli inquirenti, cita le telefonate intercorse tra i due: dal 2 settembre 2009, data presumibile dell’inizio del rapporto, al 27 aprile 2011 Salvatore e L. si sono scambiate 5.395 chiamate e 4.012 sms.

Il che significa che nei 603 giorni del loro rapporto tra i due c’è stata una media di 8,9 telefonate al giorno e 6,6 messaggi tale da spingere il giudice ad affermare che “vi era da circa due anni una stabile relazione sentimentale ancora in corso”.