TERAMO – La Procura di Teramo non commenta indiscrezioni su un militare presunto complice di Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’esercito in carcere per l’omicidio della moglie Melania Rea, ma l’ipotesi che qualcuno lo abbia aiutato a depistare le indagini, in particolare infliggendo colpi post mortem al corpo della povera donna, è soppesata anche nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Ascoli Carlo Calvaresi.

Perché è certo che qualcuno è tornato sul luogo del delitto, ha lasciato ferite e segni a forma si svastica sul cadavere (con l’impiego di un’arma diversa rispetto a quella usata per uccidere la donna) e indizi fuorvianti, come la siringa infilzata sotto un seno di Melania e il laccio emostatico accanto al corpo.

Si presume che tutto questo sia accaduto poco prima del rinvenimento del cadavere, il 20 aprile.

Se Parolisi non ha avuto un complice, allora lui stesso è riuscito a ritagliarsi uno spazio di tempo per compiere la messinscena.

La notte tra il 18 e il 19 aprile Salvatore dorme con il fratello del suocero nella casa dove abitava con la moglie Melania a Folignano.

IL 19 APRILE DI PAROLISI

Il 19 aprile, quando Melania è ormai morta, chiama al cellulare la sua amante, L.P.: sono le 8:17. La donna non risponde.

Alle 11 Parolisi esce da casa dicendo che è diretto in caserma; non vuole essere accompagnato da nessuno.

Alle 11:21 riprova a chiamare L.P., lei risponde e i due parlano fino alle 11:46.

Dalle 13:30, poi, secondo la testimonianza di un suo collega, il caporalmaggiore dell’esercito è in caserma, dove resterà fino alle 19.

Alle 15:10 Parolisi telefona all’amica del cuore di Melania, Imma. Alle 16:01 c’è la cancellazione dell’amicizia con L.P. su Facebook. Dal tardo pomeriggio e fino alle 22 è al pianoro di Colle San Marco.

Lo stesso militare che ha trascorso con lui la mattinata riferisce che, insieme, restano sul luogo della ‘scomparsa’ di Melania fino all’una di notte.

Quella stessa notte Parolisi gli dice che desidera dormire in caserma, ma il collega lo convince a tornare a casa, dato che la bambina, Vittoria, era stata tutta la giornata con i nonni.

Parolisi dice di voler dormire in caserma a un altro collega, ma anche questo lo convince a tornarsene a casa dicendogli che alla ‘Clementi’ quella sera non c’è posto per alloggiarlo. Così Salvatore trascorre la notte tra il 19 e il 20 a casa sua, insieme ai parenti di Melania.

IL GIORNO DOPO

Il 20 aprile si svegliano alle 6:30. Il cadavere di Melania sarà ritrovato nel primo pomeriggio di quel giorno.

Questi sono alcuni degli spostamenti del caporalmaggiore ricostruiti attraverso testimonianze e intercettazioni.

Ci sono diversi ‘buchi’ temporali, in cui Parolisi potrebbe essere riuscito a ‘sganciarsi’ da parenti e colleghi, mentre erano ancora in corso le ricerche di Melania, e aver raggiunto il Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella, per infierire sul corpo della moglie.

CAMBIO DI COMANDANTE ALLA ”CASERMA DEI MISTERI”

Cambio di comandante alla caserma Clementi di Ascoli Piceno, la “caserma delle soldatesse”, lambita dalla indagini per il brutale omicidio di Melania, moglie del caporalmaggiore Parolisi, che la scorsa settimana è stato arrestato per la morte della donna.

Si tratta di un avvicendamento al comando del 235/o Rav Piceno previsto da tempo: al colonnello Ciro Annichiarico subentra il pari grado Michele Vicari, già capo di Stato maggiore della Brigata bersaglieri “Garibaldi” di Caserta.

Il passaggio di consegne avverrà venerdì 29 luglio durante la cerimonia del giuramento delle volontarie in ferma prefissata di un anno del secondo blocco 2011: circa 330 soldatesse presteranno giuramento, dedicato alla memoria del luogotenente generale Leopoldo Valfré di Bonzo, eroe del Risorgimento, e canteranno l’inno di Mameli di fronte a genitori e parenti.

Poi una volta completato l’iter formativo, il 9 agosto saranno trasferite per l’impiego operativo presso gli enti e i reparti dell’esercito italiano.

La caserma, considerata uno dei fiori all’occhiello delle forze armate, la prima ad aprire le porte una decina di anni fa alle reclute femminili, è diventata la “caserma dei misteri” dopo essere finita nelle carte del fascicolo sulla morte della casalinga di Somma Vesuviana (Napoli), scomparsa il 18 aprile e trovata uccisa a coltellate due giorni dopo in una pineta del Teramano.

In caserma Parolisi, che era uno degli addestratori, si recò il giorno dopo la scomparsa della moglie, ufficialmente per organizzare squadre di ricerche, in realtà per cancellare ogni traccia di contatti via Facebook con la sua amante L.P., una ex allieva considerata dagli inquirenti il movente del delitto, e per raccomandare ai commilitoni di non fare parola di quella relazione.

Né di quelle, piuttosto frequenti, che venivano intrecciate tra istruttori e allieve.

Pur smentendo le ipotesi che tra le pareti della Clementi avvenissero riti di iniziazione sessuale delle giovani reclute, gli stessi inquirenti non avevano trascurato di cercare proprio nell’ambiente militare eventuali collegamenti con la morte di Melania.

In una conversazione con la sorella, intercettata il 25 maggio scorso, lo stesso Parolisi parla di possibili provvedimenti disciplinari non solo nei suoi confronti, ma anche nei confronti di altri colleghi per non avere rispettato il divieto di intrattenere relazioni con le allieve.

Ci sono passaggi piuttosto oscuri: “se ora esce fuori pure qualche altro…” dice Salvatore. “Qualche altro cliente” completa la sorella.

E lo stesso Salvatore ammette “mi dispiace che ci ha rimesso Melania”, una fase che fa pensare che forse ci sia qualche segreto scottante di cui la moglie era venuta a conoscenza.

Lo scenario delineato dagli investigatori sembra escludere questa ipotesi. Quello che è certo, però, è che il quadro emerso dei rapporti tra istruttori e soldatesse ha rimesso in discussione di avere ad Ascoli una caserma, l’unica in Italia, interamente femminile.

E sono scattati accertamenti interni.